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Giovedì 18 Ottobre 2018

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23 settembre 1962

Caccia ai tagliaborse nel cremasco tra il 18° e il 19° secolo

Caccia ai tagliaborse nel cremasco tra il 18° e il 19° secolo

I tagliaborse imperarono per mezzo secolo ma vennero tutti giustiziati. I maggiori di essi furono Ugialù, Ghèt, Barbara, Scarano e 'Lpretspadì

Negli anni che furono a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, i castelli cremonesi di Soncino e Pandino e quelli bergamaschi di Mozzanica e di Calcio furono i quartier generali di una vasta azione repressiva intrapresa dai governi di Milano e Venezia contro il brigantaggio che infestava la vasta striscia di territorio tra l'Adda e l'Oglio che attualmente potrebbe venir raffigurata con l'alto circondario cremasco e con la bassa provincia orobica.

Il più famoso dei briganti delle ex « terre neutrali » fu senz'altro « Ugialù » (Occhialone). Nessuno ha mai saputo precisarne il vero nome: era un solitario che, armato di archibugio, assaltava le diligenze ed i viandanti lanciando la sacramentale intimidazione: « O la bursa o la èta! » (O la borsa o la vita!). « Ugialù » era un pezzo  di marcantonio barbuto che viveva nelle macchie che fiancheggiavano le sponde del Serio. Cavalcava un focoso destriero bianco e si spostava ad u n a velocità incredibile: per questo riuscì sempre ad evitare le imboscate dei gendarmi. Le sue imprese furono numerosissime e l'ultima gli riuscì fatale: appostato dietro i1 tronco di un albero ai margini della Crema - Bergamo, investì una diligenza con l'usuale baldanza: il veicolo, però, era un «velocifero» che stava trasportando un carico di monete d’oro ed ospitava una scorta armata. Il brigante venne così colpito a morte e la sua salma fu sepolta in un bosco. Della sua tomba si perse poi ogni traccia.

Esiste invece ancora la tomba di Paolo Ghedi. Il popolino lo chiamava  « Ghèt » e gli voleva bene perché, a quanto affermano le novellatrici, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Un giorno Ghedi orchestrò una spedizione scombicchierata: irruppe infatti nell'abitazione di un mugnaio di Farinate e lo derubò di cento zecchini d’oro: poi raggiunse una locanda e si fece servire un pranzo luculliano. La perdita di tempo, però, doveva costargli la vita. I « birri » di Mozzanica, avvertiti della faccenda, fecero infatti in tempo ad acciuffarlo e lo legarono come un salame. Giudicato per direttissima, venne condannato a morte e subì la pena nel luogo stesso in cui aveva compiuto l’ultima rapina. La sua tomba, scavata nei pressi, viene ancora oggi chiamata « Busa da Ghèt ».

Nella zona del bosco Canito (tra Trescore e Campagnola) agì invece una brigantessa. Si chiamava Barbara e comandava a bacchetta una banda. Il suo aiutante si chiamava Procopio ed era uno sciancato. Barbara spadroneggiò sulla Trescore-Treviglio per più anni, fino a quando cioè, si ebbe a registrare la prima calata in Italia dell’esercito napoleonico. Come ciò accadde, un ufficiale transalpino le diede la caccia e la catturò. Nonostante le sue prerogative femminili anche Barbara finì così appesa ad un ramo.

Nella zona di Pandino e di Palazzo Pignano agirono poi i giannizzeri di Sarano cui ebbe successivamente ad aggregarsi anche Bella gamba. La loro ultima impresa fu la aggressione (effettuata sulla Crema-Pandino) ad un carrettiere che stava trasportando degli stracchini da Salvirola a Gorgonzola. Il povero « malghese », colpito da una coltellata alla gola, morì sul colpo e la sua salma non venne trovata che parecchi giorni dopo, dato che i banditi l’avevano nascosta in un campo di granoturco. Gli autori del crimine vennero comunque individuati e, insolitamente, riuscirono a scampare la forca: vennero infatti condannati alla prigione a vita né di loro si sentì più parlare.

Per chiudere la nostra breve rassegna ci sembra opportuno l'accenno al più fantasmagorico personaggio che ebbe in quegli anni ad imperversare nel Cremasco e nella fascia di confine con Bergamo: si tratta del « Pret Spadì ». Il brigante non era un religioso ma soleva indossare la veste sacerdotale per rendere credibili i trucchi ai quali ricorreva. Una sera bussò all'uscio di un cascinale posto a mezza via tra Agnadello e Casirate. Dentro vi era un gruppetto di comari che, filando, recitavano il Rosario. Gli venne aperto, anche per rispetto alla sua veste. Il brigante allora si svelò, estrasse dai tasconi due pistole e le puntò contro le donne, ingiungendo loro di consegnargli tutti i soldi che avevano in casa, pena la vita. Molte delle comari svennero, la padrona di casa mantenne invece la testa a posto. È pur vero che consegnò al « Pret Spadì » tutto il peculio che aveva: osservò comunque il messere con tanta acutezza da saperlo descrivere perfettamente il giorno dopo ai gendarmi. Il  « Pret Spadì » sicuro del fatto suo si diresse verso Lodi. Venne però catturato e poche ore dopo pagava le sue malefatte con la morte.

21 Settembre 2018