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Venerdì 19 Ottobre 2018

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20 settembre 1968

"Hitler era spiritoso, tenero, fedele, ma era anche pazzo,,

Von Schirach intervistato dalla televisione inglese

Von Schirach  intervistato su Hitler

LONDRA, settembre. — Una interessante intervista su Hitler è stata rilasciata alla televisione dall'ex capo e fondatore della « Hitlerjugend », Baldur Von Schirach, che ha trascorso venti anni nel carcere di Spandau come criminale di guerra.
Von Schirach, uno degli intimi del fuhrer, « gauleiter » di Vienna e membro fondatore del circolo dei più stretti collaboratori del leader nazista, ha precisato « che la pazzia del fuhrer si manifestò nel modo più evidente quando egli dichiarò guerra alla Polonia ». Un uomo contrario alla caccia, all'uccisione di animali inermi ma sempre pronto ad assassinare degli uomini, devoto all'arte, capace di amicizia e fedelissimo agli amici, altamente dotato e sotto certi aspetti un genio, ma che era destinato a fallire: questo è stato in sintesi il quadro della complessa personalità del fuhrer tracciato dall'unico fra gli intimi di Hitler, il quale possa parlare positivamente del suo ex capo senza incorrere in guai. Egli ha infatti scontalo una condanna di venti anni nel carcere di Spandau assieme a molti altri suoi colleghi, dieci dei quali furono impiccati; riacquistata la libertà due anni fa si è ritirato in una proprietà isolata.

Von Schirach ha ricordato di avere incontrato il fuhrer per la prima volta all'Opera di Weimar, di cui suo padre era un tempo direttore, nel palco paterno. Hitler, che indossava uno smoking impeccabile, fu invitato nel palco e presentato al padre che impressionò favorevolmente per la sua profonda cultura musicale; era timido, piuttosto impacciato e non aveva alcun sintomo dell'arroganza e della sicurezza che manifestò poi più tardi nei suoi interminabili monologhi. Era spiritoso ed amava le battute umoristiche. Gli piaceva soprattutto imitare il dialetto sassone e prendere in giro alcuni personaggi. I suoi strali erano diretti poi soprattutto contro i cacciatori, « gente codarda che nascosta nella foresta spara contro un animale inerme e non lo affronta apertamente con un coltello ».

L'intervistatore inglese David Frost ha quindi chiesto a Von Schirach, il quale aveva partecipato a molte delle cene intime di Hitler sedendo vicino ad Eva Braun, di descrivere la compagna del fuhrer. « Era una bellissima ragazza, che svolgeva nella residenza privata di Berghof vicino a Berschesgaden il ruolo della padrona di casa ma non compariva mai in vesti ufficiali alla cancelleria del Reich. Non aveva influenza sul suo compagno — nessuno poteva influenzarlo — ed Hitler nutriva per lei una profonda tenerezza, ma non si può dire che fosse innamorato di lei. Il sesso non aveva una importanza rilevante nella sua vita. I loro rapporti erano buoni, non furono mai visti litigare; chi d'altronde avrebbe potuto concedersi il lusso di litigare con il fuhrer? ». Ricordando quindi gli inizi della sua carriera politica, Von Schirach ha precisato che questa fu molto facilitata da Hitler che lo trattava come un figlio e fu molto favorevole al suo matrimonio con la figlia di Hoffman, il famoso fotografo suo amico. Come dono di nozze regalò agli sposi un magnifico esemplare di « Schaefferhund », il campione della mostra canina di quell'anno.

Von Schirach ha quindi parlato senza reticenze della assoluta fedeltà e del grande senso di amicizia che Hitler nutriva per i suoi amici. Ed ha sottolineato che il primo sintomo inequivocabile della sua pazzia si ebbe quando dichiarò guerra alla Polonia.
Altra sintomo sicuro della sua follia apparve quindi a Schirach un episodio occorso durante una sua visita a Berghof. Von Schirach precedendo l'ospite su per le scale per recarsi nella sua stanza — era l'epoca di Stalingrado — gli consigliò di licenziare Von Ribbentrop « il più grosso idiota nel ramo della politica estera ».
Hitler guardò seccatamente il suo amico negli occhi ed esclamò: « Non dire una parola contro Ribbentrop, è più grande di Bismrack ». « Mi resi conto allora che era completamente pazzo ». Parlando quindi del problema degli ebrei, Von Schirach ha affermato di non aver mai sentito usare dal fuhrer in sua presenza il termine « soluzione finale » — che veniva forse usato soltanto con Himmler, Bormann e la Gestapo — e di avere considerato le notizie pubblicate nel 1943 sui giornali stranieri sullo sterminio di massa come propaganda, inevitabile in tempo di guerra. Quanto alle deportazioni in massa degli ebrei da Vienna, Von Schirach ha confessata candidamente che, sebbene egli fosse il rappresentante dello Stato tedesco in quella regione, credette alla versione della Gestapo secondo cui quella comunità veniva rinchiusa in campi isolati per proteggerla dalle persecuzioni della popolazione locale e si è scusato poi dicendo: « In fondo siamo tutti uomini e come tali non possiamo essere sempre coraggiosi: chiudiamo quindi gli occhi davanti a fatti evidenti quando non ci piacciono. Inoltre avevo enormi responsabilità come sindaco di Vienna e non avevo materialmente il tempo di pensare ad altro. Lavoravo notte e giorno ed il mio primo periodo di riposo fu nel campo di prigionia ».

Egli ha poi aggiunto, scaricando quindi parte della responsabilità su altri: « Una delle cose più terrificanti che ebbi occasione di leggere nel carcere di Spandau fu che il vescovo Dibelius, che rappresentava la mia chiesa, che non ho mai abbandonato, sapeva tutto fin dal 1941. E non mi disse mai nulla, mai me ne parlò ». Von Schirach ha infine dichiarato che alle S.S. « così dolci e persuasive» venne affidato l'incarico dell’evacuazione degli ebrei in Austria.

18 Settembre 2018