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Mercoledì 12 Dicembre 2018

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15 settembre 1959

Un ragazzo cremonese in escursione alla Presolana si uccide precipitando sul ghiaione delle “Quattro Matte”

Un ragazzo cremonese in escursione alla Presolana si uccide precipitando sul ghiaione delle “Quattro Matte”

Come una lieta passeggiata di amici si è tramutata in tragedia - Pronta generosità di soccorritori - Il giovane è deceduto mentre lo trasportavano al pronto soccorso del nostro ospedale

Viva impressione ha destato in città la tragica fine di un giovane concittadino avvenuta domenica pomeriggio sulle montagne bergamasche e precisamente alla Presolana. Si tratta di Luigi Paulli, di 19 anni, abitante in via Damiano Chiesa 9, il quale era assieme a quattro soci coetanei, Giorgio Chiozza, di 18 anni, abitante in via Chiara Novella 15, studente; Giorgio Torresani, di 19 anni, abitante in via Robolotti, falegname; Franco Rizzi, di 17 anni, abitante in via Bissolati 45 e di Francesco Toti, che guidava la vetturetta utilitaria del padre.

Quattro dei cinque giovani durante il Ferragosto erano stati a villeggiare a Colere, in Val di Scalve, per alcuni giorni e si erano fatti numerosi amici anche fra gli abitanti della piccola località di villeggiatura. Quando finirono le loro ferie, rientrarono promettendo che senz'altro, prima dell'inverno, avrebbero fatto una capatina. Sabato scorso i quattro giovani: Paulli, Chiozza, Torresani e Rizzi proposero al Toti di andare a fare una gita a Colere anche perchè altre volte egli si era offerto per una passeggiata con la 600 multipla del padre. I cinque amici si accordarono e alle 5 di domenica mattina erano puntualissimi alla partenza. Raggiunsero Bergamo, quindi Clusone, poi la Presolana; qui fecero una breve tappa per visitare il famoso « salto degli sposi ». Alle 9,30 erano

a Colere. Trovarono subito gli amici che avevano lasciato a ferragosto e così giunse mezzogiorno fra. un ricordo e l'altro delle ferie. Tutti cinque andarono a pranzare dai signori Bettineschi ed alle 14 decisero di fare una gita verso il nevaio, vale a dire 500 metri più su del paese.

Non era certo nelle loro intenzioni di raggiungere quote notevoli e tanto meno avventurarsi in escursioni. Nessuno del resto era abbastanza preparato per poterlo fare: inoltre avevano abiti leggeri e scarpe di gomma o di cuoio. Al più sarebbero arrivati alle « Quattro Matte », ma ai piedi del nevaio, non oltre. Della loro comitiva avevano accettato di far parte anche due signorine di Colere, le cugine Giuseppina e Letizia Bettineschi, entrambe di 22 anni.

Passo passo i sette si erano avviati verso le « Quattro Matte » giungendovi dopo tre quarti d'ora; si sono seduti a riposare al limite del nevaio, in prossimità di un ghiaione. All'improvviso il Paulli si è alzato ed ha detto agli amici che lui aveva voglia di sgranchirsi un poco le gambe: avrebbe cercato di superare il ghiaione, di fare un piccola parete che già più volte aveva superato durante il soggiorno di Ferragosto e che pur non essendo affatto difficile gli aveva dato un mucchio di soddisfazione. Senza stare neppure a sentire le raccomandazioni dei compagni il giovane si è avviato: solo la signorina Giuseppina Bettineschi si è premurata, tra una frase e l’altra del discorso che stava tenendo con gli altri, di buttargli là un un « Sta attento! » che aveva l'aria più formale di questo mondo.

Partito il Paulli gli altri hanno ripreso a chiacchierare; d'un tratto hanno sentito alle loro spalle un rumore di sassi che rotolavano e voltandosi si sono trovati davanti la scena impressionante del corpo del compagno che precipitava trascinandosi dietro il pietrisco.

La signorina Giuseppina Bettineschi e il Chiozza si sono messi in piedi ed hanno cercato di muovere verso l'amico, ma il poveretto nella caduta li ha travolti entrambi, andando a fermarsi esamine parecchi metri più sotto.

I sei giovani sono stati in un batter d'occhio attorno all'infortunato ed hanno cercato di rendersi conto della gravità delle ferite da lui riportate: perdeva abbondantemente sangue in regione occipitale e presentava vaste ferite e contusioni alla fronte e agli arti.

Quali le cause e le circostanze della caduta? Nessuno molto probabilmente lo saprà mai dire: i giovani hanno solo sentito un rumore di sassi che cadevano ed hanno visto il povero giovane rotolare: nulla più. Le induzioni che si sono fatte sulle possibili cause della disgrazia sono parecchie: qualcuno ha detto che il giovane potrebbe essere scivolato su alcuni ciuffi di erba; calzava scarpe di cuoio e l’ipotesi può trovare credito.

I quattro cremonesi e le due signorine non sono comunque stati  a perdere tempo e raccolto il ferito a braccia hanno cominciato a trasportarlo verso il paese, mentre la Giuseppina Betteneschi è corsa avanti per avvertire della disgrazia e far organizzare quindi le squadre di soccorso.

Appena saputa la notizia a Colere si sono trovati parecchi giovani volonterosi che con una barella hanno preso immediatamente la via dei monte: ad èssi si sono uniti il parroco don Francesco Danesi, il Sindaco signor Ignazio Bellinghieri, il segretario comunale rag. Martino Cantone, il vice brigadiere Di Monte, comandante la stazione di. Vilminore, che casualmente si trovava in paese assieme ad un altro carabiniere, ed il medico condotto dott. Sighinolfi. I soccorritori, hanno incrociato la comitiva a circa mezz'ora di strada dall'abitato e qui il medico ha prestato le prime cure al ferito. Il giovane è stato quindi collocato sulla barella e trasportato lentamente a valle per essere avviato con un'autolettiga al più vicino ospedale, essendo gravissime le sue condizioni.

A Colere si è provveduto a chiamare un auto noleggiatore di Vilminore, il sig. Fausto Magri, il quale possiede un'autovettura attrezzata per circostanze come questa: l'autista è giunto in brevissimo tempo ed ha preso a bordo l'infortunato. Per accompagnare il Paulli all'ospedale si sono offerte anche le signorine che facevano parte della comitiva. Gli altri quattro giovanotti cremonesi hanno invece preso posto a bordo della Uno «Multipla» ed hanno preceduto la macchina del giovane infortunato.

La destinazione prima doveva essere l'ospedale di Darfo, il più vicino all'abitato di Colere, ma lungo il tragitto le condizioni del giovane cremonese si sono ulteriormente aggravate ed i compagni hanno allora preferito trasportare il Paulli direttamente verso Cremona. Il viaggio è stato lento per le gravissime condizioni in cui il povero giovane si trovava: egli respirava a fatica e andava a poco a poco perdendo conoscenza.

Alle 19,30 circa le due vetture si sono fermate davanti alla casa del parroco di Sant'Ilario: dalla vettura cremonese è balzato un giovane che con un nodo di in gola ha chiesto del parrico mons. Guido Lana, riferendogli quanto era accaduto.

Assieme al vicario, don Mosconi, mons. Lana è allora salito sulla vettura del Paulli ed ha raggiunto l'ospedale, ma proprio in quelle ultime poche centinaia di metri il giovane è spirato assistito dal sacerdote.

Subito dopo il parroco raggiungeva la casa de Paulli per portare con le dovute cautele, la dolorosa notizia alla madre: ma né della signora Paulli né della figlia era possibile travare traccia.

Una telefonata le aveva informate dell’incidente accaduto al loro caro ed esse si erano messe in viaggio per Darfo.

Quando la mamma e la sorella giunsero di nuovo a Cremona la salma del loro congiunto era ormai composta nella camera morturaria dell'ospedale.

14 Settembre 2018