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Domenica 18 Novembre 2018

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6 settembre 1983

Il Jumbo scambiato per un ricognitore

L'evidenza dei fatti induce il Cremlino a ridimensionare l'arrogante autodifesa Secondo il generale Romanov, il pilota del caccia non sapeva di avere di fronte un aereo civile In effetti un aereo-spia americano si trovava a un centinaio di chilometri da quello di linea

Il Jumbo scambiato per un ricognitore

L'Unione Sovietica ammette l'abbattimento del Boeing 747 della Korean Airline, dichiarando che i piloti non sapevano si trattasse di un volo civile, quando questo violò lo spazio aereo sovietico

WASHINGTON, 5. — Sulla  tragedia del Boeing 747 delle linee aeree sud-coreane, abbattuto mercoledì scorso da un caccia russo. Stati Uniti ed Unione Sovietica continuano a scambiarsi pesanti accuse a distanza. Mentre si attendono per stanotte le sanzioni di Reagan contro l'URSS, secondo Mosca — che ha parlato oggi per bocca del capo di Stato Maggiore della contraerea, Semyon Romanov — il pilota del caccia che intercettò il jumbo sud-coreano, sconfinato sopra il territorio dell'Unione Sovietica, non sapeva affatto di avere di fronte un aereo civile. « L'aereo volava con le luci spente e la sua sagoma assomiglia in molti particolari a quella del ricognitore americano RC 135. II pilota sovietico non poteva stabilire che tipo di funzione stava svolgendo l'aereo sconfinatore », ha scritto il generale Romanov, in un articolo pubblicato dalla «Pravda».

Continuando a sostenere la tesi dell'operazione spionistica della CIA, l'alto ufficiale dell'Armata Rossa ha aggiunto che « se si riflette su questo incidente fuori del comune e, diciamolo pure, senza precedenti, si giunge alla conclusione che il suo scenario e stato studiato in tutti i particolari oltre oceano. Proprio là hanno giocato sulla vita di una moltitudine dì persone. E queste persone — ha concluso il capo di Stato Maggiore della contraerea russa — hanno perso la vita non " per colpa dei Soviet ", come taluni gridano in Occidente. Esse sono nuove vittime della guerra fredda di cui la Casa Bianca e apologeta e artefice ».

La replica degli Stati Uniti non si è fatta attendere molto. Un funzionario della amministrazione Reagan, facendo un preciso riferimento all'aereo-spia statunitense — un « RC-135 », versione militare del « Boeing 717 » — ha spiegato che esso si trovava a 121 chilometri dal jumbo della Korean Airlines.

Secondo il funzionario americano i russi stavano seguendo entrambi gli aerei sui loro radar e, e quando il jumbo sud-coreano è entrato nel loro spazio aereo, cosa che noi non faremmo. Lo hanno confuso con un " RC- 135 ". I sovietici, comunque, secondo la fonte americana, conoscevano la vera identità del "Boeing 747" quando esso venne abbattuto. «Quello che sembra chiaro dalle registrazioni dei messaggi dei piloti è che ad essi non importava cosa fosse. Il loro interesse era di abbatterlo », ha proseguito il funzionario dell'amministrazione Reagan. Ad ogni modo, la fonte americana ha concluso sostenendo che, nel caso che effettivamente i sovietici si fossero sbagliati, dovrebbero ammetterlo.

« La versione ufficiale dell'Unione Sovietica non è credibile. Se c'è stato un errore lo si deve ammettere nell'interesse della pace », ha ripetuto anche il deputato americano William Gray, incontrandosi stamane a Mosca con un alto funzionario del Ministero degli esteri russo. Il deputato americano ha, quindi, proposto la formazione di una speciale «forza internazionale» per far luce sulla vicenda e arrivare al recupero dei resti delle vittime.

Sulla vicenda dell'aereo sud-coreano è intervenuto oggi — in un'intervista al quotidiano francese « Le Matin » — il «sovietologo» americano Helmut Sonnenfeldt, il quale esclude l'ipotesi dello « stupido incidente ». Secondo lui potrebbe trattarsi di un atto di intimidazione, che può rivelarsi utile a pochi mesi dal dispiegamento degli euromissili, tanto temuto da Mosca. «Un'azione come quella di abbattere un aereo civile non può fare altro che dare credibilità alle intimidazioni e rafforzare i pacifisti occidentali nel loro motto "meglio rossi che morti " », ha dichiarato Sonnenfeldt.

Continuano, intanto, nel mare del Giappone le ricerche del jumbo sud-coreano. Alle 14 motovedette giapponesi si sono unite due navi da guerra statunitensi (il cacciatorpediniere portaelicotteri « Elliot » e la fregata «Badger») e numerose imbarcazioni sud-coreane. Fino a questo momento, però, le perlustrazioni non hanno avuto alcun esito. Nessuna nave straniera ha ottenuto dall'Unione Sovietica il permesso di entrare nelle vicine acque territoriali russe. Anzi, dalle unità dell'URSS — secondo quanto ha riferito l'agenzia sud-coreana « Yonhap » — sono stati anche sparati alcuni colpi a salve per impedire un eccessivo avvicinamento alle loro acque. Comunque, ieri una imbarcazione, noleggiata da 47 congiunti delle vittime giapponesi del disastro, si era spinto fino a 23 chilometri dal limite territoriale per gettare corone di fiori sulle acque.

Si è appreso, infine, che la compagnia aerea sud-coreana « Kal » indennizzerà i congiunti dei passeggeri del « Boeing » con una somma di 120 milioni di lire per ogni vittima. I familiari dei morti nel disastro aereo si sono rifiutati di accettare un anticipo immediato, affermando che esiste una più ampia responsabilità della compagnia aerea dato che il suo jumbo si trovava totalmente e ingiustamente fuori rotta al momento della sciagura. D. L.

05 Settembre 2018