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Lunedì 19 Novembre 2018

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5 settembre 1974

Le « pazzie estive » frenano gli affari degli ambulanti
Il lutto per la scomparsa di Rino Capelletti

Il mercato di piazza Marconi ovvero un «mondo» particolare Rino Capelletti, imprenditore sportivo e benefattore

Le « pazzie estive » frenano gli affari degli ambulanti Il lutto per la scomparsa di Rino Capelletti

Un mio amico, impiegato bancario, dice che il varo del « prestito personale » ha registrato in Italia un successo strepitoso; soggiunge che le punte massime delle richieste si sono avute nei mesi di giugno e di luglio, alla vigilia delle vacanze estive. Si può quindi arrivare alla conclusione che il cittadino medio, stanco delle ristrettezze mensili imposte dal « ventisette », almeno una volta all'anno ha voluto vestire panni diversi e fare bisboccia. Chi poi vivrà, vedrà.

Il « poi » ho potuto controllarlo ieri mattina, al consueto mercato settimanale di piazza Marconi, che ha battuto la fiacca in tutti i settori. L'aggravante deriva dal fatto che si trattava del « primo mercoledì del mese », cioè dell'appuntamento che giunge subito dopo la riscossione dello stipendio. Negli altri periodi dell'anno, è il giorno in cui i venditori ambulanti fanno gli incassi maggiori. Stavolta, invece, è stato un pianto: perfino il « Gianni del salmone », che è l'imbonitore più caratteristico del caravanserraglio, si è appisolato.

Questo simpatico « bauscia » meneghino mi ha detto che i clienti sono andati a fare i nababbi ed i commendatori, al mare ed ai monti, e che ora sono costretti a subire la « stringhetta ». Non è il preavviso del paventato « autunno difficile », bensì la scadenza delle « lingue di cane » che bussano alle porte. Perciò, il « grano » ritorna maggiorato agli sportelli che l'hanno gentilmente concesso e gli affari latitano.

Un altro Gianni che è fuori dai gangheri è quello di Borgoforte, in provincia di Mantova, che pone all'incanto tovaglie fiorate che sono un amore. Solitamente urla a perdifiato « che non vuole cinquemila e neppure quattromilacinquecento, ma che si accontenta della misera moneta di quattromila lire ». Ieri, invece, se ne stava quieto, per gorgheggiare, talvolta, un accorato lamento: « Gesù, Gesù: dove sono finiti i sesterzi, i rubli, i dollari, le sterline, i marenghi, i dobloni, gli scudi, i marchi, insomma, i quattrini ? ». Era, contemporaneamente, una protesta e una domanda, ma nessuno gli ha risposto.

In piazza della Pace, proprio all'ingresso dello schieramento, la primizia di un venditore di parrucche ha attirato il gentil sesso. I tempi si evolvono e le « capigliature provvisorie », dall'alone pionieristico di qualche tempo fa, stanno guadagnando la piazza. L'idea è del romano Armando, il quale, probabilmente, è l'unico che ha avuto una mattinata propizia, anche perche ha praticato il prezzo, abbordabilissimo ed unico, di cinquemila lire.

Qualcosa di buono ha fatto anche il cremasco Mario, con la sua ammucchiata di pantaloni, di tutte le tinte, in cui le fanciulle, più o meno attempate, hanno tuffato le mani per palpeggiare, strusciare, titillare, frugare e scegliere. L'uomo venuto dal Serio urlava che duemilacinquecento era un prezzo da fallimento e che poi si sarebbe sparato. Per evitare il grave fatto di sangue, alcune gentildonne hanno abboccato. E le donzellette? Invece, pure.

Proprio all'ingresso di piazza Marconi, al termine di via Monteverdi, posteggia sempre una bancarella di giocattoli. C'era anche ieri. II titolare e il signor Pasquale, un "oriundo" che risiede a Cremona da almeno vent'anni, notissimo perchè viene dalla gavetta: un tempo saliva sulle corriere, in partenza dalla nostra città, per vendere il « Doppio pescatore di Chiaravalle », le medagliette sacre e le immaginette; poi ha avuto una fase intermedia, nel corso della quale ha girato le sagre provinciali con un piccolo campionario di scimmiette automatiche; ora ha salito un nuovo gradino della scala sociale ed è « entrato nel commercio ». Le mamme comperano qualcosa per i pargoletti, anche perche Pasquale e assai simpatico, ed il nostro uomo tira a campare, tranquillo e beato.

Il blocco centrale del mercato, animatissimo di gente ma estremamente povero di contrattazioni, ha offerto un campionario variatissimo di merci. Molti gli sguardi, parecchie le chiacchiere, ma scarsi gli acquisti. Ho dovuto attendere dieci minuti prima di vedere una massaia comperare tre metri di tessuto sintetico « per cucirsi una vestaglietta ». Il mercante, paziente, ha misurato all'antica, con uno di quei caratteristici metri di legno, rigidi e contrappuntati da borchie dorate.

Qualche metro più avanti, un venditore di tela stava invece misurando la sua mercanzia « a braccia »: si chiama Giosafatte ed è di Sant'Angelo Lodigiano; mi hanno garantito che non sbaglia mai e che ogni « tratta » è settanta centimetri precisi. A proposito di tela: mi è stato detto che tutti i venditori di questo prodotto vengono dalla zona di Lodi e che, quando Cristoforo Colombo giunse la prima volta in America, si imbattè in un santangiolino che stava misurando le sue "tratte" agli indiani. La barzelletta è dello stesso Giosafatte, che la serve all'incrita ed al pubblico. Ci ride lui stesso.

Lo specchio delle « piazze estive » mi viene infine offerto dall'esposizione merceologica del bresciano Carlo, che liquida i « collant » e le calze da donna, rispettivamente a duecento e a centocinquanta lire. Un mese fa, a Viareggio ed a Cesenatico, lo stesso Carlo ha offerto la medesima mercanzia ad un « milano » per capo; si era nell'epoca delle « pazzie estive » e tutto faceva brodo. Ora, invece, le « lingue di cane » bussano alle porte ed il serafico ambulante di Rudiano si è adeguato alle contingenze. Domani si vedrà.

g. col.

 

LUTTI IN CITTA'

Rino Capelletti, imprenditore sportivo e benefattore

(V. P.) - Si è spento, all'ospedale di Cremona, dove era da tempo ricoverato, stroncato da un tumore, l'industriale Rino (Guerrino per l'anagrafe) Capelletti, un uomo che si era « fatto da sé », titolare dell'omonima industria, fondata dal padre Ambrogio per la fabbricazione e la riparazione di macchine per laterizi. Rino Capelletti aveva 57 anni (era nato nel 1917) e proveniva da una famiglia di meccanici. Fu infatti il nonno, nel 1893, ad avviare una piccola attività produttiva che da azienda artigianale si è trasformata in una delle più moderne ed importanti imprese cremonesi specializzate nelle costruzioni meccaniche per l'industria dei laterizi.

Ricco di volontà, appassionato del suo lavoro, intelligente e aperto ad ogni innovazione Rino Capelletti aveva portato la sua azienda ad un altissimo grado di specializzazione con brevetti tuttora validissimi. Rino Capelletti fu uno dei primi imprenditori ad affrontare il difficile problema della meccanizzazione e della automazione di tutti i movimenti e di tutti i trasporti compiuti all'interno delle tornaci, riuscendo a risolvere tutti i problemi connessi.

La sua industria, dotata di impianti modernissimi, occupa un centinaio di operai altamente specializzati guidati da una decina di tecnici e si avvale di una moderna organizzazione tecnica e di una struttura commerciale di primissimo piano. Molte grosse industrie italiane e straniere hanno utilizzato e utilizzano gli impianti prodotti dall'industria di Rino Capelletti.

Rino Capelletti ha portato il contributo della sua capacità ed esperienza all'Associazione Industriali di Cremona della quale era membro del Consiglio direttivo come vicepresidente della sezione Piccola Industria.

Rino Capelletti era presidente da sette anni del Consiglio d'amministrazione dell'Istituto Professionale Ala Ponzone Cimino, la stessa scuola che tanti anni fa aveva frequentato con brillante profitto nelle materie tecniche.

Rino Capelletti non ero solo un sagace, bravissimo imprenditore, apprezzato da tutti, benvoluto dai dipendenti. Era anche e, soprattutto, un uomo semplice, buono, uno sportivo schietto ed appassionato.

Molti cremonesi, tra i più umili e bisognosi, hanno perso il loro anonimo e discreto benefattore, l'amico che, nel momento più opportuno, nelle date più care sapeva far arrivare una parola, un conforto, un aiuto. Possiamo dire che chi si rivolgeva a Rino Capelletti non ha mai ricevuto un rifiuto ma sempre affettuosa e sincera solidarietà.

Anche lo sport cremonese deve mollo a Rino Capelletti, a tutti i livelli, in molte discipline. Consigliere e vicepresidente della Cremonese (ma aveva rifiutato la carica), presidente della Victor, sostenitore della Velox di Castelverde e del Club Ciclistico Cremonese, prezioso aiuto per bocciofili e cartofili, si può dire che, negli ultimi vent'anni dello sport cremonese, il nome di Rino Capelletti si può trovare tra gli organizzatori o i mecenati di quasi tutte le manifestazioni. Rino Capelletti amava lo sport, specie il calcio e il ciclismo a livello dilettantistico e spesso era presente, nei ritagli del suo tempo prezioso, a gare e partite in cui erano impegnati i giovanissimi. Lo ricorderanno e lo piangeranno soci, dirigenti e calciatori della Victor che era stata la società cui aveva dedicato tante premure. In queste ultime settimane Rino Capelletti, lucidissimo sempre, aveva molto sofferto, ma sempre aveva voluto essere informato, oltre che delle attività dell'azienda, delle vicende dello sport cremonese, facendosi leggere le cronache del nostro giornale.

Cremona ha perso un cittadino benemerito, un imprenditore illuminato, uno sportivo sincero, un uomo buono.

04 Settembre 2018