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Martedì 20 Novembre 2018

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27 agosto 1954

Cuori votivi e lapidi rievocative nelle nicchie sui muri

Come la "Madonnina dei pescatori,, posta originariamente sulle rive del Po, rimase poi in secca

Cuori votivi e lapidi rievocative nelle nicchie sui muri

Ma usciamo dunque dalle strettoie del vecchio quartiere che fu il «paradiso artificiale» delle truppe di guarnigione al Castello di Santa Croce, traversiamo i più soleggiati vialetti della polver rosa «città giardino », spingiamoci sino alla stazioncina in disarmo della ferrovia privata Cremona - Soncino Iseo - Edolo e puntiamo decisamente i nostri passi verso l'« Antica Trattoria dell'Angelo», storico luogo di incontro della civica banda musicale di Cremona con Carlo Alberto re di Sardegna, l'anno fatidico 1848. Ma non è il rozzo S. Michele arcangelo di latta, sballonzolante davanti alla porta della locanda, che attira i nostri sguardi: la casa attigua, sulla parete rivolta verso la città porta una recente immagine  religiosa, copia — nientedimeno — della « Quasi oliva speciosa in campis» (una Madonna col Bambino, circondata da rametti d'ulivo, tanto per intenderci) che il pittore genovese Nicolò Barabino eseguì tra il consenso delle folle nel 1888.

Ora, se la giornata non è troppa calda e se avete un po' di tempo a disposizione, fatevi una bella passeggiata per qualcuna delle vie di circonvallazione e rientrate in città da porta Po, proseguite ancora per poche decine di metri verso il centro e voltate per via Porta Po Vecchia: sulla casa recante il n. 10 potrete osservare un « Cristo crocifisso » molto logoro e scadente, probabilmente ottocentesco ma con altrettanta probabilità rifacimento di più antico dipinto, come testimonia anche il superstite braccio di ferro reggilumino.

Pochissimi passi, ancora ed, eccoci all'incrocio di via del Giordano con via Lazzari. Ivi, sull'angolo, è una nota cappelletta, ben pulita e ricca d'innumerevoli testimonianze di devozione, recante l'immagine della «Madonna dei pescatori» detta anche « Madonna dei pennelli ». I soprannomi le derivano dalla- sua stessa origine: l'affreschino era dapprima situato in una cascina posta nelle immediate adiacenze del Po e costituiva il probabile adempimento d'un voto da parte dei pescatori. Forse perchè esercitasse in modo ancor più efficace la propria funzione protettiva, la trasferirono poi su di un pilastrino presso il Po. Ma nel 1759 il corso del fiume venne modificato mediante la creazione d'argini e di sbarramenti obliqui («pennelli»), talché la nostra Madonnina rimase in secca. Fu allora trasferita sui bastioni antistanti a via del Sale donde fu dovuta togliere quando si abbattè quel tratto delle civiche mura; fu il Papetti che la strappò e la riportò su tela, mentre — per la sua collocazione — si eresse apposita cappella. L'immagine è quella della Madonna col Bambino, un Santo Vescovo (S. Nicolò, forse?) ed un offerente: difficilissimo è determinarne l'età in quanto alcuni elementi iconografici farebbe pensare al '500, ma l'incorniciatura pittoresca è piuttosto secentesca. Troppi tuttavia i restauri ed i rifacimenti d'epoche diverse per arrivare a più precisa datazione; piuttosto vale la pena ricordare come questa sia una delle immagini rimaste che suscitano più profonda ed intensa devozione.

Se proseguiamo costeggiando le antiche mura, giungiamo in un largo detto « Piazza Sant'Anna ». Nome un poco anacronistico, quando si pensi che ivi era la chiesa di San Salvatore — ed un baluardo difensivo che trovavasi in quel luogo ne portava appunto l'appellativo —; ma poiché a quell'antica parròcchia si aggiunse un oratorio dedicato alla madre della Vergine, così ci si spiega come questa prendesse il primo posto nel cuore e sulla bocca del popolo. Fra le strade che si distaccano da quel largo, è via Bella Rocca e proprio all'inizio di essa ecco una bella « Madonna in adorazione del Bambino ». E' questo senz'altro uno dei dipinti murali giunti sino a noi di gran lunga, più significativi. Evidentemente la sua incorniciatura è stata più volte modificata, ma lo affresco è rimasto sostanzialmente autografo: ne riconosciamo i caratteri della pittura settecentesca cremonese, l’influenzata in primo luogo da Giov. Angelo Borroni, ma anche da Giacomo Guerrini. L'intonazione è fresca e luminosa anche se smorzata; sembra di percepirvi un primo sentore dell'aerea pittura veneziana di quel secolo aggraziato. Una nota, dunque, particolarmente gentile che venne recata in quel quartiere posto vicino ad importanti opere, militari, appena prima che i baluardi difensivi della città venissero smantellati.

Tornati in via del Giordano, continuiamo sino a via Bosco e perveniamo alla prossima cascina, chiamata «La Madonnina»: la presenza d'una cappelletta a fianco della porta d'ingresso spiega il perchè di tal nome. Nell'interno della piccola costruzione — eretta nel secolo scorso — non vi è che un altarino sormontato da una sbiadita oleografìa della « Madonna di Caravaggio », ma numerosi sono gli ex-voto e vi appaiono finanche le lapidi di coloro in memoria dei quali fu eretta forse la cappella; ed all'interno ecco  un poetico richiamo pel viandante distratto: « O Passegger che passi per la via — Saluta la dolce madre Maria».

Volge oramai alla fine il nostro viaggio dentro e fuori la cerchia delle antiche mura di Cremona ed i nostri ultimi passi ci riportano verso il centro; per giungervi ritorniamo a porta Mosa, percorriamo via Santa Maria in Betlem — che ricorda ancora una chiesa scomparsa — ed avendo negli occhi una superba inquadratura del Duomo e del Battistero, risaliamo via Bonomelli, sino ad una sporgenza posta a circa metà della strada: il dipinto che vi dovremmo trovare è però oramai quasi completamente scomparso e soltanto da qualche vaga traccia riusciamo a riconoscervi la «Adorazione del Bambino» ch'è tradizione vi fosse affrescata. Quel poco che vediamo oggi è un Eterno al di sopra delle nubi, circondato da cherubini. Ed è tanto più deprecabile la rovina di quest'affresco, per le qualità davvero notevoli che sembrano trasparire dalle superstiti larve di colore; un bel verde, tipico della pittura cremonese sotto l'influsso del Malosso, ci dà una indicazione di qualità e di epoca: ci troviamo dunque nella prima metà del '600 e l'artefice guardò  alle vistose opere decorative di Giovan Battista Trotti.

Accostiamoci ancor più alle imponenti absidi del Duomo e sull'angolo via Platina via XX Settembre, all'inizio di quest'ultima, osserviamo un'altra «Adorazione»: qui la pittura è più lieve e librata nello spazio, i modi settecenteschi riaffiorano pur da quel poco che le gravissime abrasioni permettono di vedere. Un pittore cremonese che risenti dell'influenza di Giacomo Guerrini dovette essere l'autore di questo dipinto votivo col quale concludiamo la nostra rassegna.

Mario Monteverdi

24 Agosto 2018