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Mercoledì 19 Settembre 2018

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25 agosto 1959

«Linea Maginot», paradiso dei pescatori

La fama di questa località piacentina ha ormai varcato i confini della provincia E' un luogo pescoso - Le origini dell’insolito appellativo - Incontri con i cremonesi

«Linea Maginot», paradiso dei pescatori

Questi personaggi colti dall'obbiettivo del fotografo Arturo Capitano al «Paradiso dei Pescatori» e che sono quelli consueti di ogni giorno e che racchiudono un mondo veramente straordinario. I volti possono mutare, le loro condizioni sociali sono le più disparate ma con una lenza in mano si ritrovano solo ed esclusivamente pescatori. In questo fotomontaggio da sinistra a destra si notano: il poeta dialettale Camillo Colli Lanzi (sullo sfondo un altro pescatore); il rappresentante di commercio Manfredo Manfredi; i tre ferrovieri Rodolfo Corbari, Remo Betti ed Eugenio Pettenazzi con accanto un loro collèga; il bidello Mario Clerici che passa i mesi estivi nella baracca di legno costruitasi, e per ultimi i due pescatori professionisti Silvano e Virginio Tenca, l'uno seduto e l'altro che sta facendo la punta ad un bastone, davanti al loro tukul (foto Capitano)

Il cielo non prometteva  nulla di buono; nuvole nere e vento sembravano voler trasformare la visita  al «Paradiso dei pescatori » in una doccia fuori programma. L'obiettivo nostro era quello di prendere contatto con la folta schiera di quei pescatori dilettanti cremonesi che all'alba, con ogni mezzo, dall'auto allo scooter, alla bicicletta, ogni mattina e nelle giornate libere dal lavoro si portano alla famosa linea «Maginot».

Dopo avere attraversato il ponte sul Po e raggiunto il dosso di Mezzano Piacentino imbocchiamo la strada a destra, una strada sconnessa, piena di sassi e di curve erte si snoda per un paio di chilometri prima di giungere alla « linea Maginot». Appena si arriva, sullo spiazzo che domina tutta la lanca e sul quale si trova un locale senza troppe pretése ma dòve tutto è lindo e pulito e dove si mangia dell'ottimo pesce fritto (oltre ad altri piatti speciali), l'occhio del profano si sofferma quasi stupito ad.osservare la lunga teoria di pescatori che, curvi sulle loro canne stanno pescando. In mezzo al pennello, costruito appena dopo la guerra dal Genio Civile, motorette e biciclette; le auto sono parcheggiate nello spiazzo. Ci sono una trentina di pescatori, per la maggior parte sono cremonesi (professionisti, impiegati, operai) che, liberi dai propri impegni, raggiungono la « linea Maginot » con la certezza di portare a casa qualche ottima carpa o qualche altra qualità di pesce che abbonda nelle acque.

Perchè questo punto della sponda piacentina, divenuto tanto caro ai cremonesi, ma non solo ad essi ma a migliaia di pescatori dilettanti, viene chiamato « linea Maginot »? Come il famoso sistema difensivo francese? Bisogna rifarsi a 16, 17 anni fa, al periodo bellico. Allora non c'era il pennello ed il nostro fiume scorreva ove attualmente c'è la lanca adibita ora a riserva di pesca e che si è formata appunto dopo la costruzione della « difesa » per incanalare verso la sponda cremonese il corso dell'acqua. Il Comando tedesco trovò che la zona sì prestava ottimamente alla creazione di depositi di carburante e di armi. In poco tempo furono scavate buche e furono immessi vasti recipienti per creare il grande deposito. Un gruppo di militari tedeschi fu distaccato a guardia della zona ed a capo di questo drappello fu posto un sergente. Fu allora che qualcuno,-memore che la « lìnea Maginot » era stata ideata da un sergente di cui appunto prese il nome, prese a chiamare quel punto della sponda piacentina «linea Maginot». L'appellativo ebbe fortuna e rimase.

I cremonesi già prima della guerra frequentavano questo punto dei Po particolarmente pescoso. Nessuno ha saputo dire come si chiamava un tempo; non aveva un nome, era uno dei tanti punti della sponda del fiume dove il pesce «abboccava» con estrema facilità.

Oggi la fama della «linea Maginot» ha varcato i confini della provincia di Cremona e Piacenza e non di rado nelle giornate festive  si vedono pullman targati Milano, Bologna e di altri centri molto lontani. Sono gruppi di  pescatori che sanno che torneranno a casa con un bottino discreto. I soci delle società canottieri cremonesi scelgono la « linea Maginot » come meta preferita delle loro gite e numerose sono le barche che sostano davanti al « Paradiso dei pescatori » come è stato denominato il locale che è gestito per conto dell'ENAL da un cremonese: Giuseppe De Micheli.

Il signor De Micheli è un uomo molto affabile. Trasferitosi tre anni fa alla « Maginot » ha dato un impulso al locale, punto d'incontro dì tutti i pescatori; «Qui ci si sente tutti fratelli, si parla di pesca naturalmente e si beve qualche bicchiere, fra una frittura e l'altra», dice il signor De Micheli. «L'unico inconveniente è che c'è una strada motto brutta per giungere sin qui e che non c'è ancora la luce elettrica. Questa spero entro il prossimo anno, di averla».

Pochi, gradini dividono lo spiazzo antistante il «Paradiso dei pescatori » e il pennello ove decine di canne penzolano, dalla sponda. Le divise di questi  pescatori sono le più disparate ed i sistemi di pesca diversi. C'è chi pesca con i vermi, chi con la polenta, chi... con qualche altro sistema non consentito dal codice cavalleresco dei pescatori. Però se qualche pescatore è più fortunato dell'altro non v'è invidia; anzi quando qualcuno riesce a portare a riva qualche bell'esemplare tutti accorrono per vederlo e complimentarsi con il fortunato. Il professionista si confonde con l'operaio, le barriere sociali non esistono più. Ci sono solo pescatori.

Il primo che interpelliamo è un rappresentante di commercio: Manfredo Manfredi, abitante in città. E' da molti anni che viene alla Maginot? «Moltissimi; è da quando non esisteva ancora il pennello ». Viene anche d'inverno a pescare? « Quando ero più giovane si, ma ora mi limito a farlo solo nella stagione estiva ». Che cosa innesca all'amo?: « Faccio la pesca della carpa e quindi attacco all'amo la polenta; usò però in altre occasioni il bigàttino, vale a dire la larva di mosca; oppure vermi di fango per prendere i pescigatti e i cavédani ». A che ora dì solito arriva sul posto? « Di solito arrivo verso le 5 e me ne vado verso le 11 ». Come è andata oggi la pesca? « Oggi molto male, non sono ancora riuscito a prenderne uno».

Accanto c'è un piacentino: Carlo Pizzi, abitante in corso Vittorio Emanuele a Piacenza. Ha 67 anni ed è un provetto pescatore già campione italiano. E' da poco che frequenta la Maginot ma ora che l'ha scoperta ne diverrà un assiduo frequentatore; pesca con il verme d'acqua. Il terzo incontro l'abbiamo avuto con il poeta dialettale Camillo Colli Lanzi. Per la verità la sua foggia ci stupisce un poco: calzoni normali, una camicia candida, scarpe normali ed un normale cappello. Perchè in tenuta così « cittadina »? « Il perchè è molto semplice. Poiché ho dovuto stare in città sino alle 8 per impegni mi sono deciso all'ultimo minuto a venire a pescare. Così che non mi sono messo in "tenuta"; la canna è sempre in automobile e me ne sono venuto via così come mi trovavo ». Camillo Colli Lanzi è un accanito pescatore dilettante fin da giovanissimo.

Quando ha incominciato esattamente ad appassionarsi alla pesca? «Un lontano giorno, esattamente il giorno della Cresima, che mi fu impartita dal vescovo mons. Geremia Bonomelli. Ero stato da mia zia a farmi ammirare con il vestito della cerimonia ed a farle vedere i regali. Ritornando a casa incontrai il figlio di un mugnaio con un bilancino in spalla; guardai quel ragazzo con un po' d'invidia perchè sì recava a pescare. Fu un attimo: il ragazzo mi invitò ad andare con lui e non resistetti. Con il mio bel vestito della Cresima mi recai al Naviglio nel punto ove sorge attualmente lo stabilimento Negroni. Arrivati constatammo che il corso d'acqua era asciutto ed il bilancino non serviva a nulla. Il mio amico senza indugi scese nell'acqua a pescare sotto i sassi con le mani. Non riuscii a stare sulla riva ed entrai anch'io. Erano le 13,30 quando ritornai a casa e lascio a lei immaginare in che condizioni. Me la cavai con una severa bastonatura ».

Che cosa attacca all'amo? « Oggi ho attaccato la polenta ma uso anche il verme d'acqua ». Il pesce che pesca lo mangia? «No io non ho mai mangiato pesce e quello che pesco lo regalo». La sua canna non è dì grosse dimensioni ce ne vuole dire la ragione? «Io pratico la pesca leggera, vale a dire la mia canna ha un cimino molto tenero ma nello stesso tempo nervoso con fili sottilissimi e mulinelli molto sensibili; ciò non toglie che possa pescare carpe di cinque, sei ed anche nove chili. E l'abilità del pescatore consiste nel sapere togliere dall'acqua il pesce con fili molto sottili».

Più avanti ci sono tre ferrovieri: Rodolfo Corbari di 48 anni, Remo Betti, di 34, Eugenio Pettenazzi di 33. Tutte le loro giornate libere dal lavoro le passano alla Maginot. Il Corbami è il più accanito dei tre. Pesca anche d'inverno. Il Pettenazzi regala quello che cattura perchè non gli piace il pesce.

Alla «linea Maginot» non mancano i pescatori professionisti. Ci imbattiamo in due, entrambi cremonesi: Silvano e Virginio Tenca, rispettivamente di 33 e 43 anni. Con i due pescatori professionisti c'è un altro cremonese: Mario Clerici, di 49 anni, bidello delle scuole elementari Monteverdi di viale Po. E' un trio veramente eccezionale, soprattutto l'ultimo un uomo non più giovane ma grande e robusto che sembra una quercia. Il suo viso è sempre sorridente e la sua storia è veramente singolare. Come finiscono le scuole egli si trasferisce alla « linea Maginot » ove tre anni fa si è costruito con le casse d'imballaggio dei vetri un piccolo capanno. Una branda, un piccolo armadio costituiscono tutto l'arredo. Egli praticamene da luglio a settembre non si muove più dalla Maginot anche se ha una casa e la moglie. E' padre  di due figli ormai grandi; uno fa il pompiere, l'altro ha vent'anni ed era in mezzo al fiume a... continuare la passione del padre. Il fiume Po per lui è la vita. Non riuscirebbe a starsene lontano durante il periodo estivo.

I due pescatori professionisti si sono costruiti un capanno sul tipo dei tukul africani. Hanno usato tutto materiale trovato nella boscaglia. Il più giovane Silvano ci spiega che il pennello è stato costruito per convogliare l'acqua sulla sponda cremonese in quanto i piloni del ponte sono stati rifatti dopo la guerra ad una profondità di pochi metri e quindi se l'acqua avesse continuato a sbattere contro quei pilastri li avrebbe corrosi.

I pescatori stanno raccogliendo il loro bottino, le canne e risalgono sui loro mezzi. Alcuni si fermano al « Paradiso dei pescatori », altri ritornano alle loro case. Ritorneranno domani, nei giorni di festa e troveranno sempre un posticino per immergere le loro canne, per passare sulle tranquille acque della lanca o dove scorre il fiume alcune ore di perfetta serenità.

25 Agosto 2018