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Venerdì 16 Novembre 2018

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23 agosto 1984

Piàdena, non Piadéna

Una questione linguistico-storica

Piàdena, non Piadéna

PIADENA — Lo scritto che segue si può chiamare scritto * ferragostano *, perchè mi ha dato parecchio diletto nella sua stesura e nella precedente ricerca di documenti. Trae la sua motivazione da una questione di natura linguistico-storica. Si parlava tra amici. Non erano in ballo problemi di natura politico-amministrativa, ma era pur sempre il nostro paese il nocciolo della conversazione. O meglio la denominazione di esso e il suo modo di pronunciarlo: Pià-de-na o Pia-dé-na!

Cioè, Pià-de-na (parola sdrucciola, che rotola via come missile, con l'accento sulla terz'ultima sillaba) oppure Pia-dé-na (parola piana, lenta, con l'accento sulla penultima sillaba?).

L'enigma pare difficile da risolvere. Capita di sentire stranieri (che conoscono bene la lingua di Dante) pronunciare il nome del nostro paese nel secondo modo, quello sbagliato. Ma la spiegazione c'è. Avendo studiato l'italiano (che è lingua particolarmente difficile), essi, sapendo che gran parte dette sue parole sono piane, pronunciano piano —  per timore di errare — anche le sdrucciole, come Piàdena. Il fatto è — e questo è grave — che lo si sente anche dai fini dicitori della Rai-TV.

Per tentare di risolvere la questione, occorre frugare tra i libri, null'altro c'è da fare. Ed ecco il Bologni: « Avvenne per Piàdena, siccome opina il celebre patrio storico Bartolomeo Sacco, surnomato Plàtina, che come l'esercito di Vitellio, Imperatore romano, diede il nome a Viadana, così anco Giovanni Plàtina (Vicario dell'Imperatore Bizantino) desse alta Patria nostra il nome».

Questa tesi, però, non è accettata da altri storici. D'altra parte, che il Vicario Bizantino, accampatosi da noi nel 686, dando vita ad un «castrum Platirne» (accampamento di Platina) si chiamasse Plàtina, non è sicuro (Muratori). Il suo nome sarebbe stato Platone o Plotìno.

La matassa si ingarbuglia (o forse si fa più chiara) se ci rechiamo nel Veneto, per esempio a Treviso. Sarà capitato a qualche lettore di sedersi al tavolo di un ristorante e di vedersi portare una «piadéna » di minestra di verdura o di pasta al sugo. La «piadéna» veneta, tradotta in dialetto cremonese è la «fundìna ». In Romagna, poi, ma oggi anche nei nostri bar, sono in vendila le «piadìne», sottili focacce non lievitate, che possono servire per preparare toast ed altro. Gli Ebrei usano ancora adesso questo particolare pane « àzzimo » durante la loro settimana pasquale, a ricordo della liberazione dalla schiavitù in Egitto.

Pensando al Veneto e alla Romagna, il riferimento col nome del nostro paese andrebbe, di conseguenza, alta conformazione del territorio in cui Piadéna è sorta; una specie di leggera concavità, bordata da due fiumi, l'Oglione (ora Oglio) e il Telamona o Dremona (ora Delmona, divenuto colatore Delmona, cioè canale di deflusso delle acque).

E' necessaria, adesso, una parentesi che riguarda sempre il problema dell'origine dei nomi di città o paesi. Dice il Bologni che, secondo una cronaca antica, doveva esistere nei pressi dell'Oglio, a nord est di Piadena, una grande città, di nome Vegra, Siamo qui, probabilmente, al limite tra storia e fantasia.

In questa città, dalle munite torri, giunsero, dopo l’inganno di Ulisse, dei Troiani guidati da un guerriero di nome Mosarte. «E il signore di Vegra li accolse benignamente e cedette loro in proprietà un luogo basso e paludoso, dove i Troiani costruirono un paese, che sarebbe l'attuale Mosio ». Morto Mosarte, rimasero due soli figli, Telamonio e Tarseo. Da Telamonio derivò, forse, il nome dell'antica Delmona. Accadde, poi, ma i secoli erano passati, che Attila, re degli Unni (ce lo racconta il Boriani, bozzolese nato net 1762 e morto nel 1818) distrusse Vegra « mettendo a fil di spada quanti incontravano, senza riguardo a condizione, età o sesso, ed il numero degli uccisi fu di circa 12.000. I Vegrani superstiti si rifugiarono in una zona boscosa, dove crescevano piante, dette « bozzi » (gelsi), e lì cominciarono a fabbricarsi un villaggio: l'attuale Bozzolo. (E' da dirsi che nello stemma di Bozzolo, al centro, è rappresentato un gelso).

Chiusa la parentesi, il discorso su Piadéna ci porta agli Etruschi. Come si sa, essi dominarono per lungo tempo tutta la Transpadania, dal Po alle Alpi (Tito Livio); apparirebbe certa, anche per il ritrovamento di reperti etruschi in alta Italia, la dominazione dei dodici popoli etruschi qui da noi, la « dodecapoli padana » (Diodoro). E Piadéna, guarda caso, si trova proprio sulla direttrice delle principali vie di comunicazione. Probabile — questa è la conclusione — l'origine etrusca di Piadéna, anche perchè (e qui ritorniamo alla questione iniziale) il vocabolo è sdrucciolo come le parole che denominano numerose città etrusche: Tarquinia, Volterra, Saturnia, Felsina, Tuscania, Adria e Mantua (Gamba). Per cui: Piàdena, non Piadéna,

UGO BASSI

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