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22 agosto 1953

Respirare profondo e con metodo è precetto d'igiene oggi troppo trascurato

Dei mali che ci riguardano siamo spesso fonte noi stessi

Respirare profondo e con metodo è precetto d'igiene oggi troppo trascurato

L'igiene popolare ha compiuto indubbiamente passi da gigante e oggi l'uomo della strada sa all'incirca quello che dovrebbe fare per conservare la salute. Le nozioni più ripetute sono quelle che riguardano l'alimentazione e la cura generale del corpo, perchè praticamente tutti sanno qualcosa sulle virtù del sapone o del dentifricio e sulla necessità di integrare la dieta normale con le vitamine. Ma se cominciamo a discutere queste nozioni fondamentali, ecco che urliamo in un primo grave paradosso. Quando parliamo dell'alimentazione, dobbiamo per forza accennare alla ossidazione delle sostanze nutritive, alla importanza di una buona circolazione sanguigna e quindi il grande tema del rifornimento di ossigeno finisce per diventare dominante. .Sarebbe infatti assurdo.: presupporre il rifornimento automatico di questo gas prezioso senza preoccuparci dei, modi e dei mezzi che possono assicurarlo. Ecco il paradosso: noi dimentichiamo che la respirazione è un atto vitale essenziale e che senza di essa il sangue non potrebbe assolvere i miracolosi compiti che si compendiano in uno solo, quello della nutrizione dei tessuti.

Il lettore dirà: nessuno dimentica la respirazione per la semplice ragione che tutti noi respiriamo incessantemente, dalla nascita alla conclusione del ciclo vitale. Non è così e la verità va detta senza reticenze: la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne « non sa respirare ». I polmoni si allargano nel ritmo respiratorio, ma non in misura adeguata e tutto induce a credere che questi preziosi organi non servono affatto come dovrebbero servire. Se l'uomo moderno merita abbastanza la qualifica di superficiale, allora possiamo dire che anche le sue funzioni organiche hanno preso il vizio della superficialità: i polmoni restano in gran parte disoccupati e non sviluppano che raramente quella capacità che possiedono come un dono innato. Molti, troppi angoli dei nostri polmoni non conoscono il beneficio di una profonda e sana ventilazione, l'ossigeno captato con la respirazione è arso e quindi il discorso su una razionale capacità respiratoria si impone con evidenza.

Intendiamo forse riferirci alle tecniche Yoga e all'antica filosofia indù che parla di una misteriosa sostanza contenuta nell'aria (prana) e delle pratiche ed esercizi respiratori che servono per imprigionarla nei tessuti del nostro corpo?

Per noi occidentali questo discorso non è né facile né indispensabile, perchè il nervosismo della civiltà moderna non va davvero a braccetto con la calma meditazione e con la costanza disciplinata di esercizi complicati.

Ricordiamo innanzi tutto quello che ci dice il fisiologo. Considerata globalmente la nostra membrana respiratoria ha una estensione eccezionale: quasi 200 metri quadrati. Se la cifra vi impressiona, non dimenticate che gli alveoli dei polmoni possono essere calcolati in 1.800 milioni di unità e quindi potete subito immaginare il volume d'aria per areare, pulire e mantenere in perfetta efficienza questo sterminato esercito di minuscoli palloncini che formano il tessuto polmonare. lui è proprio in questi palloncini che avviene tanto l'eliminazione dell'anidride carbonica (risultato della combustione del carbonio presente nei cibi digeriti) come l'assorbimento dell'ossigeno che si sposa felicemente con la emoglobina contenuta nel sangue. In meno di un centesimo di secondo ogni globulo rosso del sangue si unisce alla sposa e da questa unione tutto il corpo trarrà il grande e insostituibile beneficio: le cellule più lontane avranno la loro provvista di ossigeno e gli organi potranno continuare nel ritmo normale.

Il neonato prende molto sul serio la funzione respiratoria e infatti compie al minuto all'incirca 41 inspirazioni-espirazioni, mentre l'adulto riduce questo ritmo a 16-18. E ora vediamo la nostra capacità respiratoria, perchè tutto il discorso poggia su questo dato importante.
I due polmoni hanno una capacità di 4-5 litri d'aria, a seconda della statura e delle dimensioni del torace. Se noi respiriamo con calma, ogni inspirazione ci apporta, mezzo litro d'aria e la stessa misura vale per l'espirazione. Se inspiriamo fortemente, il volume d'aria sale a due litri. Va inoltre ricordato che i polmoni conservano un altro litro e mezzo d'aria a titolo di riserva. Quest'ultimo rilievo è importante, perchè il solito mezzo litro di aria che ci viene con la normale inspirazione si mescola con l'aria stagnante negli alveoli e quindi non possiamo mai parlare di « aria pura » contenuta nel polmone.
Ora la conclusione è semplice: se noi non respiriamo profondamente, gli « angoli morti » non ricevono quantità sufficienti di ossigeno e i germi che ci insidiano approfittano subito di questa situazione anormale. Il tessuto polmonare perde la sua elasticità e con il decadimento della funzione si profilano tutti i guai che sono collegati con un insufficiente rifornimento di ossigeno.
Benissimo, direte voi, ma se ci insegnaste a respirare dopo questa lezione di biologia? E noi siamo pronti a venirvi in aiuto. Sdraiatevi comodamente, cercate di rilassare i muscoli e dare un po' di vacanza al vostro cervello. Chiudete la bocca dolcemente, senza sforzo. Ecco il comando: adesso respirate con il ventre! Voi balzate dal letto e gridate: come faccio a respirare con il ventre, se so benissimo che i polmoni non si trovano nella pancia?
Adesso vi consigliamo di adagiarvi nuovamente e di rilassarvi con la solita dolcezza. Respirate normalmente e fate attenzione al vostro addome. Che cosa osservate? Che il ventre si gonfia dopo il rigonfiamento del torace e che si abbassa di nuovo dopo l'atto di espirazione. Perchè? Perchè i polmoni poggiano su un muscolo (diaframma) che divide il settore toracico dalla zona addominale e quindi il dilatarsi dei polmoni spinge in giù il diaframma e questo finisce per esercitare una pressione sugli organi racchiusi nella cavità addominale. E se ora provaste di invertire l'ordine e cominciare, cioè, a gonfiare l'addome e poi il torace? Non è affatto impossibile, credetemi. Chiudete la bocca e inspirate con le narici. Con calma e profondamente. Concentrate l'attenzione soltanto sul ventre, lasciatelo che si gonfi. E vedrete che la prima aria inspirata agirà subito sul diaframma attraverso il dilatamento dei polmoni. In seguito constaterete che anche il torace comincerà a gonfiarsi. Provate con fiducia: si tratta di un esercizio da nulla, vi assicuro. E adesso il secondo atto. Aprite dolcemente la bocca e lasciate uscire l'aria dai polmoni. Concentratevi ancora sul ventre: questo si affloscia e dopo di esso il torace. Ora non vi sembrerà più assurdo il comando: respirate con la pancia.
Dopo pochi esercizi voi avrete appreso la vera arte del respirare e potrete eseguirla correttamente stando a letto o camminando.
Ma voi serbate per ultimo la domanda insidiosa: a che cosa serve questa respirazione curiosa?
Una risposta ve la darebbero volentieri i medici che in Inghilterra, Stati Uniti e Germania dirigono cliniche specializzate per una « sana respirazione ». Vi direbbero innanzi tutto che la profonda inspirazione (sempre attraverso le narici) sarà per voi una novità, perchè la maggior parte degli uomini ha dimenticato questo precetto basilare. Dilaterete i polmoni evitando l'irritazione delle prime vie respiratorie, ridurrete il numero dei germi che penetrano facilmente attravèrso la bocca spalancata, immagazzinerete aria sufficiente per pulire e disinfettare gli « angoli morti » del tessuto polmonare.
Ma è il ritmico movimento del diaframma che appare prezioso: il suo dilatarsi finisce per eseguire un dolce massaggio sugli organi nella cavità addominale e molti dei guai dell'uomo moderno dipendono proprio dalla pigrizia cronica di questi organi.
Chi trae beneficio dalla nuova tecnica respiratoria? Gli ipertesi, i malati di fegato, i sofferenti di cuore, molti di coloro che lamentano ostinati mali di testa, stitichezza, senso di stanchezza.
Cercano per questi mali rimedi, senza riuscire a trovarli. Pensare che l'hanno invece cosi vicino!
Antonio Miotto

21 Agosto 2018