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Venerdì 21 Settembre 2018

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13 agosto 1949

Città deserta per Ferragosto

I bambini dell'Artigianato Sacra Famiglia godono le vacanze nella colonia di Prestine

Città deserta per Ferragosto

Ferragosto è già nell'aria.
Ancora ventiquattr'ore e poi il calendario ci porterà questa festa di mezza estate della quale gli uomini approfittano quasi per riprender fiato nel corso di un anno di lavoro.
La elevata temperatura dei giorni scorsi ha stroncato le incertezze di tutti coloro che prima di muoversi dalla città fanno calcoli su calcoli, discutono sugli itinerari, litigano su dilemma « mare o monti » scrivono alle agenzie, agli alberghi o agli amici che già sono partiti e sono quindi in grado di dare consigli. Il sole con lo scherzetto dei 34 all'ombra (un'ombra così ci vorrebbe d'inverno) ha fatto prendere rapide decisioni a tutti e la città — ora per ora — si è andata rapidamente e sensibilmente sfollando. L'esodo è cominciato negli ultimi giorni di luglio, è aumentato il primo d'agosto ed è tuttora in aumento.
Ma dove è andata a finire l'aminima folla di quei cremonesi che un bel giorno ha fatto lo valigie, ha dato una doppia mandata alla porta di casa, o ha affidato il gatto alla portinaia?
I marciapiedi della stazione sono affollati di gente che parte. Si parte per tutte le direzioni ed anche se le statistiche non possono ancora fornire dati indicatori, il flusso dei partenti è in netto aumento rispetto agli altri anni. Le preferenze dei villeggianti vanno pur sempre all'Alto Adige, ma anche le grandi spiagge ed i laghi hanno i loro affezionati. L'esodo di mezza estate è insomma in pieno sviluppo e toccherà le sue punte massime oggi e domani.
Sulle botteghe si vedono gli improvvisati cartelli che parlano di fughe collettive: «Chiuso per le ferie » dicono e intanto i passanti si volgono a guardarli.
Quelli che restano si consolano come possono, secondo i gusti.
Ferragosto è fatto apposta per gli esodi. Pensare ad un Ferragosto senza treni stipati sarebbe come immaginare una ciambella senza buco.

I bambini dell'Artigianato Sacra Famiglia godono le vacanze nella colonia di Prestine
Ieri, poco dopo le 9, un nuovo turno di maschietti di femminucce col loro piccolo bagaglio di villeggianti in erba, si è raccolto nel cortile dell'Artigianato Sacra Famiglia di via XI Febbraio e, dopo avere passato il controllo dell'iscrizione, del peso e delle norme igieniche stabilite, si è allegramente imbarcato in due automezzi, tra la commozione e insieme la gioia dei congiunti certi d'un beneficio fisico e spirituale che ogni anno si rinnova con la luminosità di una grazia.
La meta: Prestine, nell'incantevole Val Camonica. Corsa veloce attraverso la pingue pianura cremonese e bresciana; un saluto alle prime montagne che coronano la Leonessa d'Italia e fanno desiderare quelle che lassù attendono per il mese d'un soggiorno che non si dimenticherà; lo stupore della perenne bellezza italica lungo il meraviglioso lago d'Iseo che ha la calma solare e l'azzurro gentile di queste giovinezze.
Come quest'acqua e questo cielo richiamano alla mente l'incanto che suggerì al Manzoni la espressione del suo grande cuore d'italiano: « Così bello, quando è bollo! ».
La via che percorriamo è infatti tutta una promessa continua di rinnovate visioni destinate a restare nella memoria e nel desiderio.
Più si ascende e più lo spettacolo delle montagne si fa suggestivo. Fino a ieri l'Adamello famoso ed eroico spuntava acuto nella lontananza e duro di nuda pietra, oggi balena alla gran luce mattutina tutto candido di neve. E paesi, paesi, paesi, tutti con una loro leggiadria di nidi per gente felice di poterli sentire suoi.
A Breno un bagliore d'oro attrae l'attenzione: è la statua colossale del Redentore che, a braccia aperte, sembra chiamare a sé tutta l'umanità. — forse la piccola — proprio questa stessa che è con noi perchè sia fatta dal suo sacro implesso migliore.
Ora la salita è forte, tutta svolte che promettono sempre nuove visioni e sorprese.
Ad un tratto echeggiano grida festose da gole argentine, lassù.
Siamo a Prestine, un gruppo di rustici tra piante folte e serrati pendii; ms a ridosso d'uno di questi splende la bella semplice accogliente costruzione dell'Istituto Sacra Famiglia, che sorta da poco tempo pur già pensa ad ampiarsi. Un bel portico a quattro arcate le dà una aria di villa abbastanza signorile che le casupole arrampicate intorno sembrano invidiare pur con la rassegnazione dell'abitudine.
Entriamo; le ottime suore, con la loro degna Superiora, ci accolgono sorridenti e cordiali.

Prima di sederci a tavola visitiamo l'Istituto che è posto sotto la sacra egida di Gesù, del Santo Padre, dell'Arcivescovo di Cremona e di Mons. Torta presenti in effige. I quattro piani degli eccellenti dormitori hanno un nome protettore: San Luigi Gonzaga, Mons. Francesco Torta, Padre Lombardi, Don Luigi Albertoni. Tutti i servizi sono di una igiene impeccabile. Moderni ad acqua corrente è pieus d'essence; cucina vasta, nitida, corredata di macchinari modello. Il cibo è ottimo, abbondante e in tavola ben preparata con vivaci tovaglie. Merenda di pane cioccolata. A brevissima distanza è una cappelletta per le pratiche di religione. Queste suore non potrebbero rispondere meglio alla missione di provvidenza per l'infanzia abbandonata loro affidata dal fondatore Mons. Torta. E' doveroso riconoscerlo.
Cedendo il posto ai nuovi sopraggiunti, i bimbi del turno compiuto hanno preso con noi la via del ritorno, ricchi di aria buona, di ottima salute fisica e spirituale... e di pane e cioccolata. Erano quasi le 21 quando la folla dei congiunti, che attendeva dinanzi alla sede dell'Artigianato, ne ha salutato l'arrivo con grida festose e se li è portati a casa benedicendo.

10 Agosto 2018