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Mercoledì 12 Dicembre 2018

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8 agosto 1963

Salviamo il volto di Cremona

Un gruppo di studiosi lancia un grido d'allarme che non può essere ignorato

Salviamo il volto di Cremona

Dopo le vicende dell’antica via Malombra (via Beltrami) è indispensabile un riesame di ciò che sta avvenendo in città ove le demolizioni indiscriminate finiscono col favorire la speculazione edilizia a danno della storia e dell'arte

La puntualizzazione che un gruppo di illustri studiosi cremonesi ha voluto fare  in merito al destino urbanistico di Cremona ci trova pienamente consenzienti. Soprattutto per i rilievi sempre pertinenti e sempre di piena attualità che riguardano la sorte del volto architettonico della vecchia Cremona purtroppo lascialo al la mercè di deplorevoli innovatori per i quali non vale tanto la storia di Cremona quanto, assai più semplicemente, quella dei propri affari.

Non abbiamo mancato, in svariate occasione, di richiamare sulla necessità di radicali quanto indifferibili interventi per modernizzare la città specie in settori dove il vecchio equivale ad ambienti malsani ed antigienici; ma altresì non abbiamo mai mancato di sottolineare l'urgenza di salvaguardare un patrimonio d'arte che è documentato anche da cortili, scaloni e sale di vecchi palazzi, dall’« ambiente » di certe strade che sono quanto mai legati a tradizioni ed a vicende che non possono essere ne ignorate né cancellate.

Il caso di via Beltrami ci appare come un caso limite oltre il quale si entra nel mondo della speculazione affaristica. Ed a tal proposito ci preme sottolineare come non si tratti di famiglie legate al passato storico cremonese, né a persone di nobile condizione, né a professionisti di alta cultura le cui abitazioni sono invero piccoli musei di quadri, di sculture, di arredamenti d'altri tempi. Si tratta per lo più di «gente nuova» cresciuta nel clima del più spregiudicato novecentismo per la quale conta assai più la vasca da bagno in mosaico che una miniatura dell'Ottocento ed il pavimento in palche più che un arco medioevale a se sto acuto.

Esiste indubbiamente una caotica legislazione in materia che consente le più ampie ed impunite speculazioni in materia edilizia; ma dovrebbero essere presenti, e le autorità e gli enti culturali, ogni qualvolta si tratta di intervenire per salvare un patrimonio che è di tutti e che appartiene alla città nella sua interezza, spirituale ed architettonica, storica e religiosa. Cremona non può essere lasciata alla mercè dei barbari di nuovo conio e bisogna fermare l'andazzo più o meno legalizzato che sta deturpando anche i simboli più gloriosi del nostro passato. Ci associamo quindi alla lettera accorata di questo gruppo di studiosi che sanno difendere Cremona in nome di quanti hanno a cuore la nostra storia: che è fatta anche delle cose egregie realizzate da intarsiatori, da architetti, da arredatori, da pittori, da scultori, da tutti coloro insomma che seppero edificare palazzi di civile abitazione con un gusto che non possiamo rifiutare alme no se vogliamo comportarci da cremonesi degni di tal nome.

Ritorneremo sull'argomento con ulteriori documentazioni: per intanto esprimiamo fiducia che l'autorità comunale voglia non essere assente da un'impresa che impegna il nostro avvenire di civiltà.

Signor Direttore.

l'antica via Malombra, poi Ripa d Adda ed ora Beltrami, insigne per armonia e decoro architettonico e le  memorie storiche legate alla vita spirituale e civile della città, vista e in certo qual modo ripensata dall'architetto Carlo Sada come ambiente d'accesso al palazzo Bolzesi, sta perdendo, in conseguenza della lamentevole situazione venutasi a produrre per effetto degli abbattimenti e degli scavi effettuati nel vivo del tessuto edilizio di una delle sue due cortine, l'aspetto che abbiamo sempre conosciuto. Tutto ciò ci induce non soltanto come cittadini amanti della nostra città e sicuri interpreti dell'animo di molti altri cittadini, ma anche come soci o membri del Consiglio direttivo della Sezione cremonese di « Italia Nostra », desiderosi che rimanga documento di fatti e opinioni, a formulare, rivolgendoci in particolare alle autorità e ai partiti politici, le seguenti considerazioni:

1) Non è dubbio che la rovina di via Beltrami non costituisca grave danno per Cremona. In tal proposito è da considerare sintomo assai inquietante non soltanto il crollo di parte della casa Reggiani, ma anche la precedente demolizione della tacciata della casa Guarneri. Né si può dire che tali crolli, o minacce di crolli, non possano essere evitati, semprechè siano messe in opera le necessarie cautele e i necessari accorgimenti di difesa. E', del resto, risaputo che anche in altre parti della città  danni almeno potenziali sono stati inferti a molti vecchi edifici (vedasi il caso dell'Asilo di via Aporti e di alcuni noti palazzi). Tutto ciò, naturalmente, senza pensare a deliberato proposito, da parte dei costruttori, di voler eludere i vincoli e gli obblighi conseguenti alle misure di salvaguardia adottate dagli uffici competenti

2) Prescindendo, ad ogni modo, da ogni tentativo di diagnosi circa la resistenza che potrà opporre a tanti assalti il cuore della città, sarà bene ricordare, non esser confacente all'interesse generale la distruzione del  tessuto urbano esistente, al fine di sostituirlo con un tessuto fitto di nuovi edifici, che per un quarto di secolo non pagheranno imposta, pur avendo immobilizzato buona par te del risparmio nazionale prodotto negli ultimi decenni La moderna dottrina urbanistica, per la parte che concerne la conservazione dei centri storici, non deve esser considerata soltanto come documento di cultura storico-artistica, ma soprattutto come criterio o metodo di difesa della consistenza, anche economica, del patrimonio edilizio della Nazione. Il criterio della conservazione e del restauro conservativo dei vecchi quartieri cittadini risponde, oltre che a scopi di decoro ambientale anche a scopi di difesa di un bene, visto non soltanto sotto l'aspetto artistico, che può ancora assolvere il suo compito e varrebbe, risanato, a impedire eccessivi addensa menti di uomini, di macchi ne e di cose, e a ricondurre animi e attitudini fisiche  a misure umane.

Giuseppe Casella
Ettore Franco
Ugo Gualazzini
Giulio Grasselli
Giancarlo Grasselli

07 Agosto 2018