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Lunedì 12 Novembre 2018

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12 luglio 1957

Il capitano Ugo Foscolo a Cremona

Il capitano Ugo Foscolo a Cremona

Ricorre quest'anno il 150° anniversario della prima edizione — stampata nel 1807 dall'editore Bettoni di Brescia — della novissima opera di uno strano poeta militare, mesto greco e mezzo italiano, perchè nato nell'isola di Zante dal chirurgo di bordo Andrea Foscolo e dalla bellissima Diamantina Spathis.

Il poema aveva un titolo un po’ macabro: «I Sepolcri »; l'autore era un giovane alquanto brutto e sdegnoso e tuttavia gran conquistatore di gentildonne della migliore società; ne farà una vera collezione (come farà collezione di débiti) questo letterato che fu tra i primi irredentisti italiani e che il Carducci avrebbe potuto chiamare come sé stésso poeta greco e girondino.

La città delle Dieci Giornate ha celebrato i 150 anni dei Sepolcri: l'occasione è propizia per rievocare brevemente la complessa e sempre interessante figura di Ugo Foscolo.

Studiò a Spalato e dopo la morte del padre si recò a Venezia dove, appena diciannovenne, fece rappresentare la sua tragedia Trieste con tale successo che il pubblico volle il suo ritratto dipinto fra i grandi sul sipario del teatro La Fenice. Abbracciate le idee rivoluzionarie, si arruolò a Bologna nei cacciatori a cavallo; ma presto tornò a Venezia, sapendola in pericolo, come segretario della municipalità. Quando la città passò all'Austria per il trattato di Campoformio, egli andò a Milano dove conobbe Manzoni, Parini, Monti e tutti i primi irredentisti; poi di nuovo a Bologna dove con suo fratello Giovanni fondò il giornale ribèlle Il genio decratico. Fu tra i primi nella scalata alle mura di Cento dove restò ferito, partecipò alle azioni in Toscana, alla Trebbia, a Novi ed a Genova assediata ma pur sempre capitale.. del «cicibeismo»; per cui egli, da giovane galante, scrisse anche la famosa ode a Luisa Pallavicini caduta da cavallo.

Dopo la battaglia di Marengo ebbe missioni diplomatiche ad Alessandria, Bologna e Firenze; tornato a Milano, pubblicò le Ultime lettere di Jacopo Ortis, di chiara ispirazione wertheriana malgrado si tratti di un lavoro autobiografico. Scrisse pure l'Orazione per i comini di Lione ed iniziò I Sepolcri, il più alto carme letterario e patriottico dell'epoca, che esaltò i nostri avi all'alba del Risorgimento.

Oppostosi a Napoleone nel 1811, venne esiliato per aver fatto rappresentare alla Scala la sua tragedia Aiace: si ritirò a Firenze dove frequentò il salotto della contessa d'Albany, l'amica di Alfieri, e dove conobbe Quirina Magiotti Mocenni che doveva essere il suo amore più tranquillo e forse il più duraturo. Scrisse- la tragedia Ricciarda ed incominciò Le Grazie; tornò a Milano quando l'Austria stava per invadere il Regno Italico e quando, dopo la Restaurazione, cadde ogni speranza di riscossa, si diede a battere la provincia per persuadere i compagni a desistere.

Per questi viaggi militari egli ebbe occasione di passare anche da Verona, Bergamo, Mantova, Cremona, ecc. per raccogliere i nostri soldati sbandati e schierarli quale barriera all'invasore; passò dunque dalla nostra città per recarsi a Mantova e a Bozzolo; e precisamente il capitano Foscolo fu mandato anche a Bologna «per ricevere e condurre a Cremona le truppe italiane provenienti dall'isola d'Elba». Ma purtroppo dei suoi soggiorni cremonesi non abbiamo particolari. Patriota ed irrequieto ovunque, ma anche instancabile amatore nelle città dove soggiornò più a lungo.

Quando gli eventi precipitarono egli prese la via dell'esilio iniziando quel pellegrinaggio in Svizzera la quale doveva poi essere il rifugio di tanti nostri patrioti. Poi passò a Londra dove, dopo aver conosciuto l'autentica miseria, potè coi propri guadagni acquistare il famoso Digamma Cottage in Regent's Park e ricevere, fra gli amici e le amiche, anche i primi esuli italiani, tornando così ad essere splendido come un maraja. Ma proprio per quello sfarzo eccessivo ritornò la miseria ed egli morì poverissimo, assistito dall' affetto della figlia Floriana che un caso pietoso gli aveva fatto conoscere soltanto allora.

In quello stesso periodo veniva in Italia Giorgio Byron, anch'egli esiliato per ragioni politiche, ricco di gloria quando il nostro, ma carico anche di denaro quanto il nostro lo era di debiti; per un fortuito disegno della sorte le due Nazioni si scambiavano i loro dandies più famosi; ed entrambi erano destinati a morire lontani dalla propria patria, Byron in Grecia, Foscolo in Inghilterra, per un medesimo ideale patriottico.

l nostro venne sepolto nel piccolo cimitero di Chisvnck.

Forse anche l'autore dei Sepolcri fremeva nella tomba straniera per il desiderio di tornare in Italia e fu proprio un cremonese — Ministro allora della Pubblica Istruzione e poi del Tesoro — ad ottenere la traslazione dall'Inghilterra al Pantheon fiorentino di S. Croce, nel 1871, come ricorda anche il nostro Fiorino Soldi nel suo recente, interessantissimo volume « La Capitale del Po ». Quel cremonese fu Angelo Bargoni, giornalista, patriota ed esule lui pure durante le insurrezione del '48, aiutò Gian Giacomo Medici nella raccolta dei fondi per la spedizione in Sicilia, indi ricoperse importantissime cariche politiche e governative, e bene ha fatto la nostra città a dedicargli una Via.

Ma torniamo a Ugo Foscolo, per ricordare ancora che egli scrisse: Io per me mi sono inteso di servire l’Italia, autodefinendosi così, quale fu veramente, un autentico patriota, oltre che un poeta immortale e un mondano imbattibile.

I suoi nobili motivi nazionalistici sono in gran parte ben validi ancor oggi e noi quindi possiamo considerarlo ciò che fin d'allora egli volle essere — sono ancora parole sue —: un italiano presente, passato e futuro.

Carla Milanesi

09 Luglio 2018