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Domenica 24 Giugno 2018

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19 maggio 1953

Il cronometro non dice bugie: Koblet ha dimostrato la sua potenza

Coppi ha ritrovato il suo grande avversario

Koblet maglia rosa

Coppi staccato di 1' 21" - La breve gioia di Corrieri vittorioso a Grosseto e maglia rosa per due ore - Il ritiro di Astrua e Bevilacqua - Fornara continua a stupire - Lo coraggiosa difesa di De Santi

FOLLONICA, 18. — Due « motivi » per la settima giornata di corsa: una mancata tappa di trasferimento, o per lo meno di trasferimento soltanto fino a un certo punto, in mattinata, contro il tempo nel pomeriggio.

Andiamo con ordine, cominciamo dalla prima: al più mattiniero dei raduni di Questo Giro — il concentramento dei girini, fra uno sbadiglio e una faccia assonnata è scoccato alte 5,30 — apprendiamo la prima novità, che non ci fa certo piacere: Toni abbandona; ferito ieri ad un occhio da un sasso maligno non è in condizioni di continuare. Ci dispiace veramente.

Al « via », dunque, concesso alle 6,30 sono in centosette: centododici, insomma, meno Kubler, Graf, Croci Torti, Grosso e « Bevi » e che alla prima tappa odierna si restringeranno a centosei.

La via Aurelia formula un invito alla velocità ma i corridori non si trovano consenzienti e le più modeste tabelle di marcia dei 38 e dei 36 chilometri orari vengono oltraggiate. Novanta chilometri di noia, consumati al ritmo dei 30-31 orari, senza nulla di particolare, senza una volata che movimenti la gara. Si pensa che i timori preventivi del pomeriggio agiscono in maniera deleteria sui nervi di quelli che in una svelta fuga non avrebbero nulla da perdere. Quando tocchiamo Civitavecchia — e ci pare un secolo di corsa — registriamo che il ritardo sulla tabella dei 36 sta per stabilizzarsi sulla mezz'oretta. In testa al gruppo Oreste Conte e Luigi Casola, ma questo non significa nulla, di volate neppure da parlarne. Così si comincia a parlare dell'ideale tappa di trasferimento, la cui formula pare offerta appunto dalla Roma-Grosseto.

A questo punto comincia la corsa, nasce e si sviluppa quello destinato ad essere l'episodio principale della mattinata. Fuggono in nove: notiamo Padovan, Gaggero, Annibale Brasola, Bartolozzi, Crippa, Pettinati, Lorenzotti, Corrieri, Martini che tanto per tenersi in esercizio si mettono a pigiare di buzzo buono sui pedali e a mettere da parte secondi su secondi. La fuga, nata poco dopo Tarquinia, si presta subito ad un'indagine di serietà: le intenzioni sono buone e dai secondi in breve volgere di chilometri, si passa ai minuti.

A Garavicchio (km. 120,1) primo punto della situazione: sfilano i nove e per vedere transitare il grosso — che procede sempre ad andatura da caccia — si devono attendere quasi tre minuti e mezzo. Non basta, poco dopo saranno 4' e ancora qualche chilometro e il ritardo salirà ulteriormente. Attendersi la riscossa dei migliori parrebbe logico, ma il Cronometro non vuole essere logico: soprattutto stupisce la condotta passiva di De Santi che avrebbe ottime ragioni per salutare tutti e lanciarsi sulle piste dei primi; in gioco, questo è chiaro, c'è la maglia rosa.

Mentre risaliamo la teoria dei concorrenti per portarci a Ponte Blanda, dove sarà possibile tirare le somme, vediamo Pettinati alle prese con un tubolare sgonfio: più tardi sapremo che Pettinati è stato riassorbito dal nucleo centrale e che, di conseguenza, alla testa della corsa è rimasto un drappello di otto corridori.

A Ponte Blanda (km. 154,5), in effetti, qualcosa di nuovo c'è: ci sono più precisamente Moresco e Gismondi che hanno fatto comunella con lo spagnolo Trobat per ripudiare l'apatia dei più: il terzetto transita quando da cinque minuti si sono dispersi gli ultimi applausi per il passaggio del manipolo battistrada. Per vedere il grosso occorreranno altri due minuti, che in totale fanno sette.

A questo punto, senza possibilità di false interpretazioni, il Giovannino è il nuovo leader. Il rilievo è confermato poco dopo, alla stazione di Albarese, dalla nuova registrazione dei distacchi: a 5' e 15" Trobat e Moresco (Gismondi è stato fermato dalla Casa) stanno per essere riassorbiti dal grosso che accusa un ritardo di 6'27"; anche ammettendo le buone disposizioni generali di tutti gli staccati, la previsione di una generale ricongiunzione è da scartare.

Mentre Trobat e Moresco rientrano alle dipendenze del plotone più numeroso a Grosseto si disputa la volata per il traguardo di tappa: lungo « speed » di Martini sempre tallonato da Corrieri, fulmineo ritorno di quest'ultimo in prossimità della fettuccia d'arrivo, la mano di Giovannino che si alza freneticamente in segno di vittoria. Duplice anzi: la tappa e la maglia rosa. A più di 7' Koblet regola il grosso.

Questo il primo atto, in linea. Il tempo di mangiare un boccone, e poi alle 14 avevano inizio le partenze per la tappa a cronometro. Una tappa di meno di cinquanta chilometri, esattamente, di 48 e mezzo. I corridori, partendo dall'ippodromo grossetano, imboccano la strada che corre tra la pianura bonificata sino al bivio di Marina di Grosseto. Da qui si piega sulla destra e i corridori si inoltrano per quasi dodici chilometri nella magnifica pineta di Tombolo. Il vento l'ha fatta da padrone in questo tratto, e parecchi corridori hanno accusato la fatica cedendo poi nel tratto finale.

Traversata Castiglione della Pescaia, dopo 24 chilometri di gara, cioè esattamente a metà del percorso, la marcia si faceva più facile, anche per là leggerissima ma sensibile discesa che porta a Follonica. La media minima, che era stata prevista dagli organizzatori — nella compilazione della tabella di marcia — era di 40 km. all'ora. Ma all'atto pratico si è visto che ben pochi corridori hanno potuto avvicinarsi a tale media. Oltre al vento, c'è stato un caldo tremendo che ha stroncato parecchi elementi.

Gli arrivi si sono iniziati al piccolo ippodromo di Follonica, alle 15,30: il primo concorrente partito da Grosseto alle 14", e cioè Casola della Levrieri, entrava sulla pista in terra battuta dello ippodromo, sulla cui tribunetta una folta folla seguiva attraverso gli altoparlanti lo sviluppo delle varie fasi della gara. Casola impiegava un tempo modesto, e dopo aver percorso tre quarti dell'intero anello di pista (una pista a largo raggio) tagliava il traguardo. Il temoo di Casola era battuto da parecchi corridori, ma era Pezzi a far segnare il miglior tempo, in 1.19'21". Buona anche la « performance » dello svizzero Pianezzi. Deludeva un po' Wagtmans, che accusava il caldo, mentre Maggini arrivava molto lentamente per un forte dolore alla gamba.

Parecchi tempi che si aggirano sull'ora e 23', e poi Zuliani, il protagonista della seconda tappa, faceva segnare un buon 1.18'27". Anche Pettinati scendeva sotto l'ora e venti. Ma poi Zampieri segnava 1.18'43"", e Schaer batteva anche Piazza con un magnifico 1.16'15". Nemmeno il tempo per gli applausi che Fiorenzo Magni, con 1.14'50", si aggiudicava il miglior tempo sino a quel momento. Buoni anche i tempi di Defilippis e di Rossello Vincenzo. Ma l'attesa più grande era per gli ultimi partiti, cioè per gli assi.

Il vento nel tardo pomeriggio scemava di potenza permettendo così agli atleti uno sforzo più composto, una marcia più agevole. Si potevano così registrare i tempi migliori. L'attesa per l'arrivo degli assi intanto si faceva sempre più intensa. All'arrivo di Coppi era il delirio ma ecco che spunta Koblet. Il suo tempo non ha bisogno di commenti. Lo svizzero è davvero fortissimo. Coppi è ormai avvisato. Da notare che Koblet era giunto a soli 400 metri da Coppi nel corso della gara. Il campionissimo reagiva, conquistava un po' di terreno ma non riusciva ad annullare il distacco che Koblet gli aveva inflitto. La giornata si chiudeva con la sorpresa di Fornara che ha fatto segnare un tempo migliore di quello di Coppi!

Conoscevamo Fornara scalatore, ora conosciamo Fornara passista. Abbiamo trovato un nuovo campione!

Nino Fiorini

17 Maggio 2018