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Sabato 03 Dicembre 2016

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FESTIVAL ACQUEDOTTE

Dee Dee illumina il buio

Memorabile 'New Orleans' cantata da Bridgewater alla luce di sole torce nel cortile di palazzo Trecchi

Dee Dee illumina il buio

Dee Dee Bridgewater a palazzo Trecchi

CREMONA — Voce di velluto, sguardo magnetico, per una notte sospesa lungo le pieghe della tradizione jazz, soul e blues. Dee Dee Bridgewater in una notte di inizio estate strega il cortile di palazzo Trecchi (senza fermarsi nemmeno quando un blackout azzera l’impianto). È il festival Acquedotte che venerdì 8 luglio ha preso il via con uno degli appuntamenti più attesi dell’ampio cartellone che si dispiega fra la città del Torrazzo e Salò. La discendente più diretta del canto alla Billie Holiday (ma che imparò i trucchi del mestiere da Betty Carter, per sua stessa ammissione) è arrivata in città del tardo pomeriggio, dopo essere atterrata all’aeroporto di Verona. Il tempo di un check coi fidi musicisti, uno sguardo agli Stradivari della collezione, quindi eccola a presentare le sue canzoni sul palco montato al centro del tanto suggestivo quanto bollente cortile del Trecchi. La voce di Dee Dee è ammaliante, stringe e può far male quando alle note languide sostituisce roche impennate più in odore di blues che di jazz. La gran signora di Memphis sa come prendere alla gola il suo pubblico, sia quando si tratta di suonare di fronte a una platea di jazzofili e amanti della musica nera, sia quando il pubblico è composto da una trasversale miscellanea di amanti della buona musica. New Orleans è nell’aria e nelle vene di Dee Dee, il concerto di ieri viene apertamente dedicato alla città in cui tutto nacque, musicalmente parlando. Dee Dee’s Feathers è l’album di tributo alla musica e alla cultura della città della Louisiana da cui Bridgewater ha attinto per tutta la serata, inserendosi sulla scia di una più ampia schiera di grandi e grandissimi della canzone che, dall’ormai classico moderno The River in Reverse di Costello-Toussaint, hanno voluto tornare alle origini del suono di New Orleans. Oltre a ciò, composizioni registrate con il trombettista Theo Croker. Un concerto che suona come un’epopea popolata da figure classiche dell’universo di Nola — come i locali chiamano la città —, luoghi consacrati a mito (per esempio sulle note di Treme), vecchi traditional di cui è facile perdere le tracce (House of The Rising Sun, Saint James Infirmary), e classici senza tempo (What a wonderful world e la Them There Eyes resa celebre proprio da Holiday). Alle sue spalle una formazione di prim’ordine, capitanata da Croker, e più volte protagonista principale della scena, anche scendendo tra il pubblico imitando uno second line in puro stile carnevalesco di New Orleans. Memorabile l’esecuzione di New Orleans, per buona parte suonata nel buio completo del palco a causa di un blackout, con i musicisti rischiarati solo dalla luce di una torcia.

19 Luglio 2016

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