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Domenica 11 Dicembre 2016

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STRADIVARIFESTIVAL

Fresu, viaggiatore di note tra jazz classica e Sardegna

Venerdì 2 ottobre all'auditorium Arvedi del Museo del Violino un concerto speciale da tutto esaurito

Fresu, viaggiatore di note tra jazz classica e Sardegna

Paolo Fresu durante il concerto

CREMONA — Un viaggiatore del suono, impigliato fra passato e presente lungo un filo che inizia e termina in Sardegna. Era uno dei concerti più attesi dello Stradivari Festival quello che nella serata di venerdì 2 ottobre ha fatto segnare il tutto esaurito all’Auditorium del Museo del Violino. Paolo Fresu affiancato dall’Alborada String Quartet di Anton Berovski al violino, Sonia Peana al violino, Nicola Ciricugno alla viola e Piero Salvatori al violoncello ha dato vita a un concerto dall’animo orchestrale, vicino alle atmosfere da film (non a caso lo spettacolo si intitola Scores! e gravita per buona parte attorno alla musica per il cinema composta dal jazzista sardo), a più riprese lirico e scostato dal lato più jazzistico. Merito anche di una scaletta solida, quasi una trama in musica per raccontare un viaggio che di Fresu rivela amori, suggestioni e divagazioni. L’inizio è a effetto, con i membri del quartetto disposti a croce attorno alla sala e il trombettista che chiude la formazione inserendosi prima di prendere posto al centro della scena. Le luci sono soffuse al limite del visibile, il pubblico in completo silenzio. È un Miserere tradizionale sardo, nel quale le quattro voci sono sostituite dai cordofoni. Viene poi il turno di una corale pop del pianista Massimo Colombo e delle Metamorfosi, composizione firmata dallo stesso Fresu e ispirata a Strauss. «Questo luogo suona bene come uno dei vostri splendidi violini — esordisce quasi intimorito dal pubblico che lo segue da ogni angolazione —. E noi siamo molto emozionati di essere qui, anche con questo problema della circolarità… il pubblico dappertutto. Non sappiamo dove guardare, ma la musica come gli strumenti ben fatti, sa fluire ovunque in questa sala». Altri omaggi, altre riletture: fanno capolino il minimalista Karl Jenkins e la classicità di Mozart con le sue dissonanze, sotto gli occhi — fra l’altro — del pianista cremonese Roberto Cipelli, in prima fila a osservare e ascoltare l’amico Fresu. Tanto cinema e tanta Sardegna, si diceva. E infatti le due dimensioni si incontrano ben presto, quando la formazione attacca con una selezione delle musiche composte dal trombettista a commento delle immagini della Sardegna immortalata dal secondo Dopoguerra agli anni Ottanta realizzate dal grande documentarista Fiorenzo Serra. E sempre all’isola si torna con una manciata di brani originali, tutti quanti ispirati dal romanzo Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, «forse il libro che meglio rappresenta l’isola nel nostro immaginario», per usare le parole dello stesso musicista. Un concerto applauditissimo, un evento vissuto come tale fin dalla prima nota, la conferma di uno dei musicisti più completi e che oggi definire anche solo con un’etichetta estensiva come ‘jazz’ pare riduttivo.

03 Ottobre 2015

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