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Venerdì 09 Dicembre 2016

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FESTIVAL ACQUE DOTTE

Con Elio il melodramma si fa ironico

Il leader delle Storie tese in versione lirica ne 'La Laguna di Venezia' con la complicità intensa del pianista Prosseda

Con Elio il melodramma si fa ironico

Elio a Palazzo Trecchi per il Festival Acque Dotte

CREMONA — Gioca, gioca Elio, gioca con la musica, con gli autori: i colleghi Mozart e Rossini — così li chiama —, l’anonimo giapponese e il suo Kurt Weill, fino al contemporaneo Luca Lombardi. E per capirlo è bastato vederlo entrare in scena venerdì sera 24 luglio sul ‘palco’ del Trecchi, per il Festival AcqueDotte: aspetto vintage, fare di quelli che ti prendono per il s... eppure serissimo nel suo ruolo di cantante che presenta ripetutamente il bravissimo Roberto Prosseda e Perseo, addetto a girare i fogli dello spartito. Il titolo del concerto era La Laguna di Venezia, ma originariamente lo spettacolo era intitolato ‘Largo al factotum’, dalla celebre aria del Barbiere di Rossini, il programma è stato rimodellato per inserirsi a buon titolo nella rassegna giocata a ‘filo d’acqua’ sull’asse Cremona-Salò, in pratica da fiume a lago. La Lagune de Vénise à l’expiration de l’année 1861, è questo il titolo originale del pezzo rossiniano eseguito dal duo, estratto dall’Album pour les enfants adolescentes, una delle deliziose raccolte che il Pesarese compose nel periodo parigino dopo aver detto addio al teatro musicale e come ha esplicitato Elio: «per dedicarsi a comporre puttanate che facessero sorridere gli amici, un po’ quello che da sempre faccio con le Storie tese». Un alzar di sopracciglio, il pettine per mettersi a posto i capelli, lo sguardo un po’ allampanato, l’esilarante Chanson du Bebé, appositamente reinterpretata e attualizzata con tanto di Nutella, danno il polso di un concerto sui generis in cui comicità e buona musica vanno di pari passo col sorriso beffardo del leader delle Storie tese. Elio ha proposto recital di pagine liriche, filtrate attraverso la sua personalissima lente interpretativa, per diffondere il repertorio classico e ‘colto’ anche presso coloro che solitamente si tengono ben lontani da questo, «sperando che poi se ne innamorino come è accaduto a me», ha dichiarato. E a giudicare dal divertimento suscitato ieri sera, sembra che lo scopo sia stato centrato in pieno. Giocando con la consueta, graffiante ironia, Stefano Belisari — questo il nome all’anagrafe dell’istrionico artista milanese — ha spaziato da Mozart del Don Giovanni («Madamina, il catalogo è questo») e Le nozze di Figaro («Non più andrai farfallone amoroso») al Rossini del Barbiere di Siviglia («La calunnia è un venticello», «Largo al factotum») e dei già citati Péchés de vieillesse. Nella seconda parte le liriche del ventesimo secolo, quelle che Kurt Weill e Bertolt Brecht avrebbero potuto scrivere per Elio, se l’avesse conosciuto, e parliamo ovviamente dell’Opera da Tre Soldi, dense di accesa ironia. Infine, un’antologia di pezzi di Luca Lombardi; a chiuder la serata La Laguna di Venezia come bis. Un vero e proprio recital da concerto, che ha avuto il merito di portare anche al pubblico non avvezzo ai velluti e ai palcoscenici teatrali le bellezze di tre secoli di melodramma.

25 Luglio 2015

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