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Lunedì 05 Dicembre 2016

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CREMONA SUMMER FESTIVAL

Note di Buona speranza per 'La via dei concerti'

Duecento giovani tra coristi e musicisti hanno incantato il pubblico accorso in piazza del Comune

Note di Buona speranza per 'La via dei concerti'

Una fase del concerto inaugurale in piazza del Comune

CREMONA — Nel nome si ispira all’antica via della seta e alla fondamentale funzione che questa ebbe nel mettere in contatto popolazioni lontanissime attraverso il rapporto fra le persone. Per il quarto anno di fila ha fatto tappa sotto il Torrazzo La via dei concerti, l’originale «festival musicale, giovanile, itinerante, interculturale» — così recita il sottotitolo — che quest’anno in particolare si propone di «nutrire il pianeta di suono», in linea con il tema di Expo. Da un’idea del musicista sudamericano Julián Lombana, e sull’onda di esperienze già storiche come come quella conosciuta come El Sistema fondata in Venezuela da Antonio Abreu e alimentata da Claudio Abbado, anche questa si presenta come un piccolo modello di società integrata in cui ogni membro forma parte di un tutto attraverso il linguaggio universale della musica. Sotto la direzione dello stesso Lombana, docente di esercitazioni orchestrali al conservatorio di Trento, nella serata di martedì 14 luglio sul palco di piazza del Comune si sono esibiti quasi duecento giovani musicisti, tra orchestrali e coristi (gli orchestrali per la verità erano giù, perché sul palco non ci stavano) in rappresentanza di 16 nazioni. Il concerto ha inaugurato il Cremona Summer Festival, la rassegna della Camera di Commercio che fino al 13 agosto promuove in città e provincia concerti, masterclass, concorsi. Il grande ensemble condotto da Lombana ha eseguito un variegato programma intitolato Buona Speranza. Viaggio musicale dallo Stretto di Magellano al Bosforo, dalle steppe al Caribe ai grandi fiumi, pensato come un vero e proprio viaggio sonoro, intercalato da brevi letture (da Jalal al-Din Rumi, Odysseus Elytis, Claude Lévi Strauss), per i luoghi del mondo e del tempo: dall’antica finis Terrae, con la monodia d’amore del trovatore gallego-portoghese Martin Codax, alla foresta amazzonica evocata nel linguaggio sinfonico di Villa Lobos; dalle inflessioni orientali del compositore turco Can Atilla, con la sonorità del ney, o del greco Teodoràkis, col bouzuki (integrati all’orchestra sinfonica della tradizione colta europea), all’acceso colore spagnolo di de Falla o a quello slavo di Kodàly; dai ritmi caraibici a piena orchestra di Màrquez a quelli sudafricani di Hofmeyr per percussioni sole; dall’omaggio al Verdi di Nabucco, sempre emozionante ‘padrone di casa’, fino allo sbrigliato coro misto, anche onomatopeico, di Withacre nell’evocare di un altro grande italiano, Leonardo da Vinci, il sogno di volo.

11 Agosto 2015

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