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Sabato 10 Dicembre 2016

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CONCERTISTICA

Esecuzione limpida del pianista De Maria e dell'Orchestra di Mantova

Chopin moderno e romantico che commuove senza esagerare

Esecuzione limpida del pianista De Maria e dell'Orchestra di Mantova

Il pianista De Maria e l'Orchestra di Mantova

CREMONA — Forse non ci sono nomi popolari come quello di Pollini, per non dire di quello di Michelangeli, e tuttavia mai come in questo momento l’Italia ha una nutrita leva di pianisti così bravi, davvero tanti e capaci di farsi valere (se non addirittura di vincere) nei principali concorsi internazionali. Di questo novero fa parte senza alcun dubbio Pietro De Maria, vincitore del premio della critica al Ciaikovskij di Mosca nel 1990 e trionfatore ai concorsi Ciani di Milano (1990) e Géza Anda di Zurigo (1994). Nel 1997 gli è stato assegnato il premio Mendelssohn ad Amburgo.

Venerdì 13 marzo il pianista veneziano, classe 1967, si è esibito al Ponchielli con l’Orchestra da Camera di Mantova in un programma interamente chopiniano che ha distillato i due popolari Concerti per pianoforte e orchestra del ‘Grande Polacco’, autore a cui De Maria è molto legato avendone eseguito e inciso l’opera omnia. La compagine mantovana, da oltre dieci anni apprezzata ospite della stagione concertistica cremonese, si è esibita senza direttore, ovvero con il primo violino Carlo Fabiano in veste di konzertmeister. Lodato per le forme brevi e per i pezzi di carattere, Fryderyk Chopin è stato sovente bersagliato dalla musicologia per la sua scarsa attitudine alla ‘grande forma’ e per una capacità nel trattamento orchestrale che non è certo pari a quella di un Berlioz. Nonostante ciò, i due Concerti — composti tra i 19 e i 20 anni — hanno sempre goduto del favore incondizionato del pubblico, oltre che degli esecutori, per l’immediatezza dei temi, per l’acceso lirismo e la capacità di ‘presa’ sull’ascoltatore. Tutte queste emozioni si sono rinnovate puntualmente anche ieri sera grazie alla bravura del solista e a un’orchestra che suona a menadito tutto il repertorio che va da Haydn a Chopin, appunto, senza bisogno di avere una ‘bacchetta’ sul podio. De Maria non è un virtuoso nel senso letterale della parola, non attanaglia l’ascoltatore sulla sedia con un pianismo travolgente, tuttavia ha espresso un suono pulitissimo e sgranato, ha saputo emozionare e commuovere facendo leva su eleganza e plastica purezza di fraseggio, senza esagerare in ‘rubati’, rallentati e inutili orpelli. Il suo è uno Chopin moderno ma che non prescinde dalla lezione romantica. Il Concerto n. 1 in mi minore è scivolato via tra la maestosità del primo movimento, l’ardente lirismo della Romanza centrale e la vivacità del danzante finale.

Ma è nel Concerto n. 2 che De Maria ha dato il meglio di sé, specie nel Larghetto di mezzo e nel meraviglioso episodio centrale in cui sul tremolo degli archi il pianoforte intona un recitativo in tonalità minore che è davvero un unicum nella produzione del suo autore, e non solo. Liberatoria e spensierata la Mazurka conclusiva, tra gli applausi del pubblico. Come fuori programma De Maria ha prima eseguito l’ultima Mazurka di Chopin, per poi chiamare di nuovo accanto a sé l’orchestra per dar vita all’ultimo movimento del Terzo Concerto di Beethoven, altra perla del repertorio ottocentesco.

14 Marzo 2015

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