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STAGIONE CONCERTISTICA

Gatti dirige la Mahler Chamber Orchestra con vigore mai scomposto

Applaudita esibizione del maestro milanese

Gatti dirige la Mahler Chamber Orchestra con vigore mai scomposto

Il maestro Daniele Gatti e la Mahler Chamber Orchestra

CREMONA — Nella coscienza collettiva è uno dei tre o quattro temi più famosi della storia della musica, probabilmente il più popolare in assoluto. E' il ‘tema del destino’, con quelle quattro note (sol-sol-sol-mi) che sembrano i rintocchi inesorabili una mano che bussa alla porta. Ed erano le note che durante la guerra aprivano le trasmissioni in italiano di Radio Londra, molto probabilmente perché codificavano — scandite secondo l’alfabeto Morse — la lettera ‘V’, iniziale di ‘Victory’, sempre ripetuta da Churchill. E’ l’ncipit della Quinta Sinfonia di Beethoven, per tutti semplicemente la ‘Quinta’, tanto è familiare questo nome anche a chi non è patito di musica classica.

Giovedì 29 gennaio questo capolavoro ha suggellato il concerto al Ponchielli della Mahler Chamber Orchestra diretta da Daniele Gatti nell’ambito di un programma, interamente dedicato al Titano, che si è aperto con la Prima e la Seconda. Ed è il primo tassello di un progetto finalizzato all’esecuzione dell’integrale sinfonico beethoveniano da parte della stessa orchestra guidata dal maestro milanese, nel corso di un biennio. Integrale che in Italia verrà proposto nella sua interezza a Torino, non sappiamo se anche altrove.

Gatti era già stato ospite, con la Mahler, della stagione concertistica del Ponchielli il 26 novembre 2011 quando interpretò la Sesta di Beethoven, oltre all’Italiana di Mendelssohn. Il direttore meneghino ha da poco assunto il ruolo di ‘chief conductor’ dell’orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, una delle migliori d’Europa. In questo ultimo quarto di secolo, da Karajan in poi, siamo stati abituati a sentire il ciclo beethoveniano in tutti i modi, dalle anacronistiche orchestre ‘muscolari’ e rigonfie di raddoppi come fossero state nutrite a estrogeni, a quelle smagrite, filologiche e dotate di strumenti antichi. La visione interpretativa fornita da gatti con la Mahler sta nel mezzo, laddove il mezzo non è sinonimo di mediocrità bensì di virtù, come dicevano i latini. L’orchestra ha espresso un suono chiaro e trasparente nella Prima, ancora intrisa di classicismo, ma nell’Allegro della Seconda la tensione ritmica e sonora si è fatta tipicamente ‘beethoveniana’, per poi sfociare naturalmente nel bellissimo Larghetto in cui il maestro ha condotto per mano, e in un’unica arcata, tutti gli a solo dei legni. Dopo l’intervallo la Quinta, con un vigore mai scomposto, un suono penetrante e incisivo ma mai sopra le righe. Ricco di dignitosa compostezza l’Andante, prima dell’esplosione liberatoria del finale. Prolungati gli applausi e varie chiamate, niente bis.

30 Gennaio 2015

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