il network

Domenica 23 Settembre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


CREMONA. LA STORIA

Il nipote mai riconosciuto da Mina "pronto a far causa"

Gianfranco Faisi, che sostiene di essere figlio di Alfredo Mazzini, fratello della cantante morto in un incidente, citerà gli eredi e chiederà la riesumazione del cadavere per il test del Dna. La vita da film del 52enne tra rotocalchi e carcere

Il nipote mai riconosciuto da Mina pronto a farcausa

Gianfranco Faisi con l'avvocato Simona Bracchi

CREMONA - La prima volta che finì sui giornali, era un bambino. I rotocalchi con lui ci andavano a nozze, perché Gianfranco Faisi era «il nipote non riconosciuto di Mina», presunto figlio dell’amatissimo fratello Alfredo Mazzini. Adesso che di anni ne ha 52, Faisi farà una causa per il riconoscimento. «Citeremo gli eredi e chiederò la riesumazione per il test del Dna», spiega Simona Bracchi, l’avvocato che assiste Faisi, una testa calda, un passato di droga e nella mala.
Da ragazzo Faisi si fece le ossa con furtarelli e spaccio. E quando lo sbattevano in galera, faceva notizia. ‘Mina, rischia 15 anni di galera il nipote che tu hai rifiutato’, titolava a caratteri cubitali Eva Express, trent’anni fa. «Per un po’ di anni, fino ai miei 22, mi chiamavano perché rilasciassi interviste . Mi avrebbero pagato, ma io ho sempre rifiutato». Poi su di lui i rotocalchi spensero i riflettori. Li hanno sempre tenuti accesi poliziotti e carabinieri.
Gli ultimi trent’anni, fino al gennaio scorso, Faisi li ha passati dentro e fuori le carceri, quasi tutte di ‘massima sicurezza’. Condanne pesanti per reati gravi: «Tentato omicidio di un delinquente, spaccio, traffico, associazione». Poi sono arrivate le rapine. «Rapine con sparatorie. Per colpa della droga io sono entrato in quel mondo. La droga costava cara, allora, non come adesso. E facevo cazzate. Le ho fatte fino a qualche anno fa, adesso non faccio più niente». Nemmeno quella rapina alla farmacia comunale numero 10, invia Ghinaglia, quando un bandito, cappuccio in testa e pistola in pugno, rubò 389 euro, l’incasso della giornata. Era il 18 novembre del 2013. Quel colpo glielo appiopparono i carabinieri, perché lui non era uno stinco di santo. «Quando c’è una rapina vanno sempre a prendere lui. Gli dico sempre di girare con una persona accanto», la butta lì l’avvocato Bracchi che per Faisi ieri ha incassato l’assoluzione dall’assalto in farmacia. «Quel giorno ero a pranzo da mia madre». Già, la madre Manola. Aveva quindici anni quando lo partorì. «Mia madre andò via da Cremona, a Salsomaggiore, perché sa com’era a quei tempi». Mamma Manola non gli ha mai nascosto di essere il figlio di Mazzini. «Non mi ha però mai detto come si incontrarono». All’età di sette, otto anni il bambino Gianfranco si trovava i giornalisti e i fotografi appostati persino davanti alla scuola elementare. «Da piccolino mia madre mi ha sempre insegnato a non dare confidenza a voi giornalisti». Gianfranco torna alla sua infanzia. «Sono cresciuto senza padre. Mia madre lavorava in un’azienda, poi ha fatto l’indossatrice, oggi si chiamano modelle. Andava spesso via ed io ero un po’ sballottato. Si è poi sposata con Vasco Faisi, che mi ha riconosciuto. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

29 Novembre 2017

Commenti all'articolo

  • mario

    2017/11/29 - 09:09

    Dare rilievo mediatico in questi termini ad un "personaggio" come questo, che a Cremona ben conosciamo, non mi sembra proprio una buona idea....

    Rispondi