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Scuola, 'nessuna assistenza qualificata': protesta la famiglia di un bimbo autistico

Scuola, 'nessuna assistenza qualificata': protesta la famiglia di un bimbo autistico

Affetto da una forma grave di autismo fa la prima elementare, ma secondo la famiglia non è assistito adeguatamente dalle istituzioni.
Ha sette anni e, anche per lui, come per i suoi compagni di classe, è arrivato il primo giorno di scuola, il suono della prima campanella, in un ambiente nuovo, con nuove figure di riferimento. A differenza dei suoi amichetti però il piccolo non parla, non gioca, non ha la cosiddetta manualità fine e ha bisogno di una figura costante al suo fianco, che lo aiuti per l’intera giornata scolastica (vale a dire cinque giorni alla settimana, dalle 8.20 alle 15.20).
Un bambino solare, sorridente che però è affetto da una grave forma di autismo e di ritardo mentale che lo rende un bimbo ‘speciale’. «Proprio per questo — spiegano dalla famiglia — ha bisogno di figure di riferimento qualificate, che al momento mancano per la maggior parte della giornata scolastica. La nomina degli insegnanti di sostegno delle scuole è un problema che riguarda un po’ tutto il nostro Paese, e che va a discapito dei bambini affetti da disabilità. Il sistema non funziona». Una denuncia generalizzata che ha colpito non solo le scuole delle nostra provincia ma in generale quelle di tutta Italia. «Il primo giorno di lezione — proseguono nel racconto — non c’era nessuno accanto al nostro piccolo se non la mamma, che è rimasta al suo fianco per tutto il tempo. Tutto questo però non è giusto e non dovrebbe accadere».
Nel percorso scolastico alla materna il bambino era seguito da un’assistente alla persona e dalla maestra di sostegno. «Con il passare degli anni, le ore di questa figura qualificata messe a disposizione da parte del Comune sono progressivamente diminuite, sino ad arrivare a solo dieci ore alla settimana. Ma per il nostro bimbo sono troppo poche. Da oggi (ieri, ndr) è stata nominata un’insegnate di sostegno da parte della scuola che nonostante la grande disponibilità non conosce il nostro piccolo. E siamo ancora in attesa di capire se questa figura dovrà suddividere l’orario di servizio con un altro bambino con problemi di disabilità. Il nostro piccolo ha bisogno di personale qualificato, che conosca le sue abitudini e che si coordini con il centro di Spinadesco che frequenta. Pena il regresso di quanto appreso sino ad ora. Abbiamo trovato collaborazione con le insegnanti, ma è il sistema che non funziona. Ha diritto a frequentare la scuola come gli altri bambini. Non è possibile che il primo giorno di scuola non ci sia nessuno che possa rimanere con lui e che in questi giorni la mamma debba fermarsi a scuola in attesa dell’arrivo dell’assistente alla persona».
In effetti martedì c’è stato un disguido con la cooperativa a cui è affidato il servizio. «Dal secondo giorno — spiega il primo cittadino del paese — so che la figura di riferimento per il servizio di assistenza scolastica (Sap) era presente. La giunta tempo fa ha approvato le dieci ore di assistente alla persona così come richiesta che viene inoltrata da un’equipe formata da persone competenti che valutano i bisogni del bambino. Non siamo noi, la scuola o la famiglia a decidere quante ore dedicargli. Il Comune deve attuare questa procedura per tutti i sostegni per non cadere nel danno erariale. Da un protocollo provinciale sottoscritto da alcuni Comuni inoltre il massimo di ore previste alla settimana per utente sono dieci, dopo di che si chiede la compartecipazione della famiglia. In un anno ci siamo trovati di fronte al raddoppio delle richieste».

15 Settembre 2017