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Sabato 10 Dicembre 2016

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DOPO IL REFERENDUM IN GB

"La Brexit alla fine non si farà'', parla Tira cremonese alla City

«Nel Parlamento inglese nessuno vuole avviare il processo di uscita. A ottobre le elezioni e poi si deciderà se indire una nuova consultazione»

"La Brexit  alla fine non si farà', parla Tira cremonese alla City

La manifestazione pro Europa e nel riquadro Giovanni Tira

CREMONA - La Brexit vista da Giovanni Tira, giovane broker cremonese che dopo aver lavorato due anni da Moody’s ha iniziato, da un anno e mezzo, a operare per Kildare Partners. «Kildare — spiega Tira — è un fondo di private equity americano che investe principalmente in situazioni ‘distressed’ (impoverite, ndr) nel mercato immobiliare. Praticamente operiamo in situazioni in cui è necessaria iniezione di capitale. Ho lavorato a stretto contatto con le principali banche».

Come è stata accolta la decisione di uscire dall’Ue da chi lavora nella City? «Direi non bene. Molte banche stanno pensando se spostare il loro ‘quartier generale’ in altri Paesi Europei, in primis Irlanda, ma anche Francia e Francoforte. Tra queste ci sono Morgan Stanley e Deutsche Bank. I mercati poi si stanno comportando in maniera molto strana: dopo un iniziale crollo dei primi due giorni dove si sono bruciati 108 miliardi di sterline nella sola giornata di venerdì sul Ftse (l’indice della Borsa di Milano, ndr), stiamo assistendo a un riassestamento, ma comunque regna la volatilità e l’incertezza. Poi se invece parliamo dei lavoratori l’impressione è che gli inglesi si comportino come se nulla fosse successo. Se li incalzi, la maggior parte concorda con te su quanto sia stata assurda questa decisione. Ma a Londra, dove vivo, la stragrande maggioranza ha votato per ‘Remain’ (a favore, cioè della permanenza nell’Unione europea, ndr). La loro vita di tutti i giorni non sembra per nulla scossa. Poi, lavorativamente parlando, le crisi sono occasioni per alcune parti della finanza. Senza contare che molto del capitale che viene gestito qui a Londra non è in sterline».

Quali possono essere le conseguenze? Per ora regna l’incertezza e le opzioni sono molte, ma si racchiudono in due grandi categorie: la Brexit avverrà o non avverrà. Molti pensano che tutta la questione del referendum sia in realtà uno scontro politico all’interno dei Tories soprattutto tra Boris Johnson e David Cameron. Un ulteriore indizio del fatto che la Brexit non avverrà è dato dal fatto che nessuno nel Parlamento inglese ha intenzione di far scattare il famoso articolo 50 della Costituzione europea. Verosimilmente a ottobre ci sarà un nuovo primo ministro, Boris Johnson, e si andrà alle elezioni e poi si deciderà se uscire o indire un altro referendum. Dall’altra parte però l’Europa vorrebbe un uscita veloce e spinge per una Brexit prima di ottobre e potrebbe obbligare il governo inglese a prendere una posizione prematuramente».

Se invece sarà Brexit? «Le conseguenze possono essere molteplici. I temi principali sono la svalutazione della sterlina, la riduzione degli investimenti in Inghilterra e la delocalizzazione di aziende in altri Paesi europei. E’ notizia di un paio di giorni fa che Brendan Rodgers, patron della Virgin, abbia cancellato l’acquisto di una compagnia inglese per l’incertezza conseguente al risultato del referendum. Infine il fattore più preoccupante è il mercato immobiliare, sia a livello commerciale, ma soprattutto a livello residenziale dove si potrebbe assistere ad una inversione di crescita del valore della casa. Questo è un cambiamento epocale perché la casa negli ultimi 25 anni ha assistito ad una crescita costante di valore ed è stato l’investimento privilegiato per gli inglesi ed è alla base dell’economia inglese. Non ultimo la delocalizzazione delle aziende: molte aziende pensano di spostare personale da un Paese all’altro. Un esempio è Vodafone che sta pensando di spostare il proprio quartier generale in Europa».

Come vivi questa situazione? «Sicuramente sono molto preoccupato. Rispetto al mio lavoro non ci sono grossi problemi visto che lavoro per un fondo americano e che investiamo in situazioni molto distressed, e anzi la Brexit potrebbe aprire più business per noi. Dall’altra parte mi spaventa questo sentimento diffuso, in Inghilterra come in altri Paesi, che l’altro fa paura. Come se non fossimo più capaci di guardarci in faccia e guardare a noi stessi».

Corrisponde a realtà quanto si legge che i più anziani hanno voluto l’uscita dall’Ue e i giovani hanno votato per il ‘Remain’? «Chi dovrà vivere per meno tempo con questa decisione è chi l’ha determinata. E ancora peggio, chi riceve più benefici dall’Europa: le comunità agricole del Nord sono quelle che sono risultate più antagoniste del progetto Europa».

Quanto reale è un crollo dell’economia? «Nel breve periodo assisteremo ad uno shock che potrebbe poi capovolgersi nel medio lungo con una sterlina meno forte e una flessibilità a livello legislativo che non c’è da nessun altra parte in Europa. Da non sottovalutare è però l’effetto che potrebbe avere sull’Europa che è (che lo si voglia ammettere o no) legata all’Inghilterra. Un fattore altrettanto importante è la Cina che sta cercando di spostare il capitale da altre parti del mondo per diversificare la sua economia che sta rallentando parecchio negli ultimi anni. In Italia assistiamo ai cinesi che si comprano le squadre di calcio, qua potremmo vedere che si comprano aziende manifatturiere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

04 Luglio 2016

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