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Domenica 04 Dicembre 2016

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SERGNANO

Compagno, il coltivatore di zucche brasiliane: dal Cremasco passa il futuro della Capoeira

Da questo ortaggio (che in Brasile non si riesce più a coltivare a causa di una malattia) si ricavano le casse di risonanza per il berimbau (strumento d'accompagnamento per la Capoeira)

Compagno, il coltivatore di zucche brasiliane: dal Cremasco passa il futuro della Capoeira

Mestre Anu e Giampaolo Compagno

SERGNANO - Il futuro della Capoeira - lotta e arte brasiliana conosciuta in tutto il mondo - riparte da Sergnano. E più precisamente dal laboratorio di Giampaolo Compagno, 68 anni, che dal 2011 coltiva — in piena (e fredda) Pianura Padana — una specialità brasiliana di zucca utilizzata per realizzare la cabaça (cassa di risonanza) dello strumento originale d’accompagnamento della Capoeira (il berimbau).

 

LE STORIE

 

«L’incontro con la cultura brasiliana è stato casuale. Il fidanzato di mia figlia Ramona è di Rio de Janeiro ed è un maestro di Capoeira. Quattro anni fa mi ha raccontato di come in Brasile non sia più possibile realizzare i berimbau, a causa di una malattia che ha colpito le zucche. Sono artigiano, amo i lavori manuali e anche lavorare la terra. E mi piacciono le sfide. Così ho provato ad avviare una coltivazione di zucche brasiliane in un campo qui a Sergnano».

 

I primi semi costano a Compagno ben 15 euro: «Tutti mi sconsigliavano d’intraprendere questa avventura. Nessuno credeva nella possibilità che le zucche crescessero nel nostro clima». Invece, l’artigiano sergnanese è arrivato a raccogliere quasi 1500 zucche (a parte nell’ultima annata, segnata dai danni del maltempo dove si sono salvate solo 150 zucche, ndr) e a lavorare le cabaça per realizzare i berimbau. «Incredibile come possano crescere qui in Italia - racconta sorpreso Nilson Custodio, istruttore di Capoeira -: mi sono confrontato con altri esperti del settore e le zucche sono davvero di buona qualità. Una volta svuotate dei semi, lasciate seccare e levigate diventano davvero ottimi strumenti. Non conosciamo altri che lo facciano. Ora, dal laboratorio di Sergnano stanno raggiungendo la Svizzera e altri paesi europei ed extraeuropei dove esistono gruppi di Capoeira molto nutriti. Grazie al lavoro di Compagno riusciamo a portare avanti il nostro sport».

 

Mestre Anu, questo il soprannome di Nilson nell’ambito della disciplina spiega che la Capoeira non è una danza, come in tanti credono, ma un’arte nata dagli schiavi africani deportati in Brasile durante il periodo del colonialismo portoghese: la musica e i movimenti della lotta sono una rivendicazione di libertà. Mentre in Africa è rimasta una forma di danza rituale con la quale si sceglie la donna più bella del villaggio, in Brasile è diventata una disciplina sportiva. Come altri sport, anche la Capoeira consente di raggiungere diversi livelli di preparazione, che sono stabiliti all’interno di ogni singolo gruppo e contrassegnati dai colori di una corda legata alla vita. «Con altri maestri stiamo lavorando per uniformare i colori delle corde e i livelli di apprendimento, così da poter proporre la Capoeira anche come disciplina olimpica».

 

Intanto, Compagno continua con passione il suo lavoro di ‘artigiano delle cabaça’, portando un po’ di tradizione cremasca nel cuore del Brasile e il calore dei ritmi brasiliani a Sergnano. «Mi sono appassionato a questa cultura e mi piacerebbe che mia figlia pensasse a una scuola di Capoeira qui in paese per insegnare ai bambini che le distanze si possono annullare a suon di musica. Io ne sono testimone».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

13 Gennaio 2015

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