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Martedì 13 Novembre 2018

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CREMONA

Fracci, una vita in punta di piedi

L’étoile ospite della scuola di danza 'Specchio riflesso' ha presentato il suo libro

 Fracci, una vita in punta di piedi

Beppe Menegatti, Carla Fracci, Marina Di Guardo

CREMONA — Inizia con un applauso scrosciante e si chiude con il pubblico in piedi, nel cortile gremito del Fodri, il lungo pomeriggio cremonese di Carla Fracci, invitata dall’amico fiorista Aureliano Gritti e da Giulia Toresani della scuola Specchio Riflesso Danza. Il pretesto è la presentazione del libro Passo dopo passo. La mia vita (Mondadori), ma l’incontro — condotto da Marina Di Guardo — si trasforma presto in una chiacchierata che dà l’impressione di durare troppo poco, perché molto altro si vorrebbe ascoltare da un’étoile che ha attraversato in punta di piedi la seconda metà del Novecento, osannata nei teatri del mondo, partner di danzatori e danzatrici leggendari. Un sogno? «Ero una bambina, quando ho visto il grandissimo coreografo e ballerino Frederick Ashton correggere la posizione di un dito di Margot Fonteyn, che per me era perfetta. Ho capito allora che la danza è impegno, è lavoro, è studio incessante», dice l’étoile. «Non si smette mai di imparare, ascoltate sempre i vostri maestri», è il consiglio che rivolge a un gruppo di ragazzine della scuola di Toresani, affacciate alla balconata del palazzo. Fracci alla danza ci arriva quasi per caso, iscritta alla scuola della Scala su suggerimento di un’amica di famiglia che ne coglie la grazia e la musicalità. E’ gracile, fragilina, ma ha un «bel faccin» e la prendono lo stesso. Più avanti, l’incontro con Fonteyn le farà scoprire che la danza è fiaba e sacrificio insieme. «You’re my daughter», sei mia figlia, le dirà la grande ballerina inglese molti anni dopo, quando — entrambe étoile di caratura internazionale — divideranno il palcoscenico, con Margot Fonteyn nei panni di Lady Capuleti e Fracci in quelli di Giulietta. Ma il ricordo va anche all’infanzia trascorsa a Volongo, in campagna da nonna Argelide, immersa in una vita povera e umile che si porta ancora dentro, baluardo etico sotto i riflettori come dietro le quinte. E al padre, sergente in Russia, che riuscì a riportare a casa quasi tutti i suoi uomini e che a guerra finita ricordava lo sguardo di chi non ce l’aveva fatta a mantenere il passo. «La forza e la grandezza di Carla — sottolinea Beppe Menegatti, suo marito da cinquant’anni — si devono all’eccezionale normalità di molte delle persone con cui ha vissuto e all’eccezionalità di molti suoi incontri». Tra i tanti, Erik Bruhn, «un maestro di stile, era perfetto», e Rudolf Nureyev, dal carattere impossibile. Menegatti ne ricorda una sfuriata per una scenografia di Ezio Frigerio, Fracci rievoca la sua paura in palcoscenico, ogni volta che doveva averlo a fianco e che lo scorgeva invece a fondo palco: «Arriverà?, mi chiedevo, e poi sì, arrivava sempre in tempo». «L’anno dopo la nascita di mio figlio — aggiunge — mi volle a tutti i costi nel suo Schiaccianoci. Non ero pronta, ero reduce da una stagione faticosa all’Arena di Verona, volevo rinunciare a un ruolo tecnicamente molto difficile. Ha insistito, in tre giorni mi ha insegnato la parte. Fu un trionfo, mentre il pubblico ci applaudiva mi disse: visto che ci vuole coraggio». Pubblico plaudente, ammiratori in tutto il mondo, «ma le cose più belle le ho fatte in Italia», dice l’étoile. Ha fatto conoscere e amare il balletto nei teatri, nelle piazze, ma anche in carcere e addirittura sul ring. Gentilissima, affabile, curiosa («La mia amica Rita Levi Montalcini mi diceva che non bisogna andare in pensione, aveva cent’anni»), Fracci e il marito sono legatissimi a Cremona. «Il Ponchielli è bellissimo, tenetevelo da conto», dice Menegatti, annunciando la nascita di una compagnia di ballo regionale. Poi, i saluti: alla cugina Grazia, a Luisa Graziadei che, dice Fracci, «mi ha consentito di tenere insieme la famiglia e il lavoro», a Massimo, l’amico del figlio Francesco. Carla Fracci è ancora oggi una star, ma le piace il ruolo di nonna: «Anche Giovanni e Ariele ci sono maestri».

20 Ottobre 2014