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Martedì 06 Dicembre 2016

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Il flamenco e la resistenza dei gitani. Con Falcones la forza della Spagna

Il flamenco e la resistenza dei gitani. Con Falcones la forza della Spagna

Sfida fra culture e resistenza all’omologazione, passione e dolore, pubblico e privato, grande e piccola storia s’intrecciano sul palco del Ponchielli per l’incontro con Ildefonso Falcones che intervistato da Ranieri Polese ha presentato il suo ultimo romanzo, La regina scalza. Ma come nello stile del festival Le Corde dell’Anima musica e parole sono un tutt’uno e così a dare il la e calore alla serata spagnola è stato il gruppo Duende Flamenco. Impossibile non ripensare agli spettacoli trascinanti, indimenticabili di Antonio Gades e Cristina Hoyos, visti proprio al Ponchielli oltre vent’anni fa. Suggestioni, ricordi, una storia che attraversa i secoli e i continenti: questo regala la conversazione con Falcones, romanziere attento agli ultimi e che ne La regina scalza narra dei gitani e della loro resistenza alle ripetute violenze e ai reiterati tentativi di epurazione. «I moriscos, i neri arrivati dalle Americhe come schiavi, e i gitani hanno caratterizzato la formazione stessa dell’identità spagnola, pur distinguendosi con forza dai tentativi di omologazione — ha spiegato —. Il flamenco è l’eredità di questi mondi separati che sono ormai parte della Spagna, è un genere musicale e di danza riconosciuto dall’Unesco come bene immateriale dell’umanità. In esso si riflette la storia della Spagna, le sue contraddizioni, le dominazioni che hanno caratterizzato il mio paese».

Le domande di Polese portano Ildefonso Falcones a non dire poi tanto del suo romanzo, ma a spiegarne in controluce il valore metaforico. La resistenza gitana, il flamenco quale colonna sonora del racconto fanno da quinte alla voglia di far emergere la grande storia degli ultimi, di chi si trova a resistere per mantenere la propria identità, la coscienza di sé e della propria cultura di appartenenza. «Il romanzo è ambientato nel XVIII secolo e per l’esattezza nel 1749 quando la Spagna tentò di annullare i gitani, rinchiudendo gli uomini negli arsenali e le donne e i bambini nelle carceri — racconta Falcones —. Così separando uomini e donne il potere costituito sperava e pensava di porre fine alla cultura gitana che invece ha resistito ed è divenuta parte stessa della civiltà spagnola, ma sempre con l’orgoglio di volersi distinguere, di ribadire la proria diversità». E se le parole in un festival come Le Corde dell’Anima sono centrali e sono il corpo del racconto, ieri sera le emozioni del sentire, la sfida all’essere e la passione trascinate del flamenco hanno avuto la loro concretezza melodica e tersicorea nell’esibizione del Duende Flamenco che ha fatto respirare la spontaneità di quella danza che arriva da lontano, che è danza mediterranea, intreccio di saperi e di culture, anche le più diverse e distanti. (n.arr.)

31 Maggio 2014

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