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Lunedì 24 Settembre 2018

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3 giugno

In bocca al lupo ministro Toninelli

Viminale, Camera e Senato:  M5S primo partito

Palazzo Montecitorio, sede della Camera

E’ facile unirsi al coro delle Cassandre che pronosticano sfracelli dall’esecutivo gialloverde. Diamo invece quell’apertura di credito che è giusto concedere a chi si cimenta in una nuova impresa. Il responso delle urne è stato chiaro: Lega e Movimento 5 stelle devono governare e così sarà. Se è vero che le tradizionali categorie della politica oggi non incasellano più tutti i partiti presenti in Parlamento, è altrettanto vero che le due anime dell’esecutivo, quella leghista e quella grillina, sono per certi versi antitetiche e che un contratto di natura privatistica difficilmente riuscirà a conciliarle. Rappresentano interessi che sino a ieri avremmo etichettato di destra e di sinistra. Alle divergenze esistenti tra il Carroccio e il Movimento 5 stelle, si aggiungono quelle presenti in casa pentastellata dove convivono non senza difficoltà il diplomatico Di Maio con l’estremista Fico e con il barricadero Di Battista. Se il guru Beppe Grillo un bel giorno decidesse di abbandonarli al loro destino, le contraddizioni interne deflagrerebbero e il Movimento si squaglierebbe, senza dimenticare che gli attuali dirigenti e i ministri che in doppiopetto hanno giurato nelle mani del presidente Mattarella sono ancora quelli dei ‘vaffa day’ e che Matteo Salvini solo l’altro ieri, prima della svolta nazionale, predicava l’indipendenza della Padania. Con tutti i voltafaccia e i salti della quaglia che abbiamo visto nel corso della Seconda Repubblica e durante la travagliata gestazione della Terza, chi ancora crede che la coerenza sia una virtù e non la virtù degli imbecilli si trova in minoranza e abbaia alla luna.
Prendiamo atto dei cambiamenti e delle metamorfosi. Ci rassegniamo ai trasformismi. Facciamo in modo di superare diffidenze e pregiudizi e di guardare con cauto ottimismo all’esecutivo dimesso venerdì dalla sala parto del Quirinale, anche se è un proposito tutt’altro che facile. Alcuni punti del programma, reddito di cittadinanza su tutti, sono irrealizzabili per mancanza di copertura economica e altri temi vedono i due partner di governo schierati su posizioni contrapposte. La perplessità più grande deriva dall’evoluzione necessaria per governare. Il Movimento 5 stelle ha progressivamente allargato la sua base elettorale arrivando a superare abbondantemente il 30 per cento. E’ riuscito in questa impresa dicendo ‘no’ a tutto e a tutti. Ora che è al governo deve passare alla politica del ‘sì’. Si invertono i ruoli in Parlamento. Come non sarà facile per il Pd la traversata nel deserto dai banchi dell’opposizione, altrettanto problematica sarà l’inevitabile, nuova metamorfosi grillina, una sorta di palingenesi suscettibile di alienare parte dei consensi della base movimentista. E i malumori, amplificati dal web, avrebbero effetti destabilizzanti sulla classe dirigente e sulla compagine di governo.
Anche il neo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il cremonese Danilo Toninelli, sin da adesso deve cambiare pelle. Chiusa la fase del dissenso a prescindere, della demagogia e della propaganda populista, si apre quella del consenso costruttivo. Dalle parole, pronunciate talvolta a vanvera, si passa ai fatti. A Casalmaggiore tutti lo ricordano nelle visite del dicembre 2017 con Di Maio e del 22 febbraio scorso in barca sotto il ponte chiuso, accompagnato dalle note di ‘Fin che la barca va’, cavallo di battaglia di Orietta Berti. Allora tuonava contro le vecchie facce, che hanno creato i problemi e che non possono risolverli. Adesso che le facce sono cambiate, lui e i suoi compagni d’avventura sono attesi al varco. Infrastrutture e trasporti sono i talloni d’Achille della nostra provincia. I treni sono la croce dei pendolari cremonesi, cremaschi e casalaschi. Le linee Mantova-Cremona-Milano, Crema-Treviglio-Milano, Brescia-Parma, Cremona-Fidenza sono tra le peggiori d’Italia. La tragedia di Pioltello ha posto con drammatica evidenza il problema della sicurezza accanto a quello, endemico, dell’inefficienza. Quello ferroviario è il banco di prova sul quale Toninelli dimostrerà quel che vale. La Tav, la Tibre, l’autostrada Cremona-Mantova, il terzo ponte sul Po e quello sullo stretto di Messina sono solo alcune delle sfide che attendono il neo ministro. Toninelli dovrà decidere anche se il Grande Fiume può rappresentare un’alternativa al trasporto delle merci su strada. In un Paese come l’Italia che soffre di una storica carenza infrastrutturale, gli investimenti sulla rete dei servizi sono essenziali per incentivare lo sviluppo economico. Buon lavoro e in bocca al lupo, signor ministro.

04 Giugno 2018