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Lunedì 24 Settembre 2018

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30 maggio

Carlo, ma chi te lo fa fare?

Carlo, ma chi te lo fa fare?

Palazzo Chigi a Roma, sede del Governo italiano

Gli ex compagni del liceo classico dicono di Carlo Cottarelli che ama mettersi alla prova. Era così da ragazzo e non è cambiato. Cercava sempre nuove sfide che puntualmente vinceva. L’esperienza maturata in anni di lavoro, molti dei quali ai massimi livelli, e qualche sconfitta non ne hanno modificato il carattere, prudente ma ancora battagliero. E non gli hanno spento la voglia di superarsi. Non si spiega altrimenti l’accettazione dell’incarico di formare un governo balneare, come si diceva ai tempi della Prima Repubblica, che forse non avrà un solo voto di fiducia e tutt’al più astensioni. Sarebbe un esecutivo a tempo limitatissimo, con l’unico obiettivo di portare il Paese alle urne. I due mesi trascorsi a Palazzo Chigi precluderebbero al premier e ai suoi ministri la possibilità di candidarsi alle prossime elezioni. In quei sessanta giorni Cottarelli dovrebbe ballare sui tizzoni ardenti e schivare il fuoco incrociato di Lega e Movimento 5 stelle. Una domanda sorge spontanea: Carlo, chi te lo fa fare? Se non c’è contropartita, il gioco non vale la candela. I suoi ex compagni hanno la risposta: Cottarelli è rimasto il ragazzo generoso che li aiutava a studiare. Non ha esitato quando il presidente Mattarella l’ha chiamato per questa nuova missione impossibile, dopo quella di commissario alla revisione della spesa che gli aveva affidato l’allora presidente del Consiglio Enrico Letta. Si è messo al servizio del Paese. Come possono capirlo personaggi come Luigi Di Maio che dall’alto della sua esperienza professionale di steward allo stadio San Paolo di Napoli si permette di scimmiottare Matteo Renzi e di chiedere: «Cottarelli chi?».
Non sale al cielo e non merita commenti il raglio degli asini che dal piccolo palcoscenico cremonese irridono il loro concittadino. Diceva lo scrittore Karl Kraus che le persone vedono piccolo chi hanno conosciuto da piccolo. Da qualche acido commento raccolto anche in sede locale trapela un misto di invidia e di provincialismo, due mali che affliggono buona parte del ceto politico italiano ad ogni livello. Un economista del calibro di Cottarelli meriterebbe ben altro pubblico e un mandato pieno che gli consentisse di portare a termine il lavoro che Renzi ha interrotto. Anche per questo motivo sorge di nuovo spontanea la domanda: Carlo, chi te lo fa fare? In due mesi di lavoro, imbrigliato da un mandato circoscritto, non avrà modo di dimostrare ciò che sa e che può fare per il Paese. Un governo tecnico è ciò di cui l’Italia ha bisogno in un momento delicato come questo, ma non alle condizioni alle quali dovrà (dovrebbe?) sottostare Cottarelli. Non sarà facile per lui trovare persone che accettino tutte le incompatibilità che prevede la carica di ministro per un periodo così breve.
La giornata di ieri si è conclusa con due scenari opposti: scioglimento immediato delle camere ed elezioni a fine luglio o un accordo con le forze politiche per una fiducia tecnica allo scopo di varare una legge di bilancio snella e consentire il voto a fine ottobre. Un Di Maio in stato confusionale prima insulta Mattarella, poi gli tende la mano. Spiazzato da Salvini che non l’ha seguito sulla strada della messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, ieri sera ha rilanciato a sorpresa l’ipotesi di governo con la Lega, dicendosi pronto a rivedere la posizione del Movimento e a correggere gli errori fin qui commessi. Non è il massimo per i grillini avere un Cottarelli a Palazzo Chigi che spieghi agli italiani che flat tax, reddito di inclusione e cancellazione della legge Fornero appartengono al libro dei sogni.
La campagna elettorale e le trattative per la formazione di un esecutivo hanno messo in luce contraddizioni disarmanti e una pochezza politica allarmante. Salvini, che ha sempre tuonato contro la presenza dei tecnici al governo, ha accettato che Giuseppe Conte, un avvocato senza alcun trascorso politico, ricevesse l’incarico di primo ministro. L’attacco a Mattarella parte dall’ignoranza del dettato costituzionale, stravolto e piegato alle esigenze del momento. Non c’è stato nessun golpe: Mattarella ha semplicemente esercitato le prerogative che la Carta gli assegna. Ha agito nell’interesse del Paese, esposto all’attacco della speculazione finanziaria.
Se a dirsi preoccupati del futuro dell’Italia sono il reggente del Pd Maurizio Martina o il padrone di Forza Italia Silvio Berlusconi, lo scetticismo è giustificato. Ma se a manifestare gli stessi timori è il governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco, è il caso di aprire gli occhi e prendere atto dei rischi che stiamo correndo.

31 Maggio 2018