il network

Giovedì 15 Novembre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


27 maggio

Referendum: non sempre è la ‘strada’ giusta

Strada Sud

L’area che dovrebbe essere attraversata dalla Strada Sud

La prossima settimana proseguirà in città la raccolta di firme per il referendum sulla strada sud che è ormai diventato uno dei tormentoni attorno ai quali si avvita il dibattito sul futuro di Cremona. E’ il cavallo di battaglia dell’opposizione di centrodestra che fa leva sul disagio dei residenti in via Giordano per raccogliere consensi. Il problema del traffico in quella zona è reale.

Da sempre quella via è un’arteria urbana a scorrimento veloce sulla quale si scarica il traffico proveniente dal ponte sul Po e diretto verso Mantova e Casalmaggiore. Negli orari di punta è fortemente congestionata. Altre zone, non periferiche ma centrali come via Dante e viale Trento e Trieste sono in condizioni simili se non peggiori. La discussione si è incentrata di recente sulla possibilità o meno di realizzare la consultazione popolare. Secondo il regolamento comunale, il referendum doveva essere indetto dal sindaco entro febbraio perciò sono scaduti i termini. Il comitato sostiene che il regolamento non è la legge scolpita sulla pietra e basta che ci sia la volontà politica di modificare le norme esistenti perché i cittadini possano andare alle urne. Non si cambiano le regole in corso d’opera, replicano i capigruppo di maggioranza che ricordano ai referendari come i nuovi regolamenti di diversi Comuni escludano l’urbanistica dalle materie oggetto di referendum.

Quando è in gioco un interesse generale, in questo caso la tutela dell’ambiente, dovrebbe essere esclusa la possibilità di dare voce alla gente.
Viviamo in un Paese che solo adesso, in considerevole ritardo rispetto al nord Europa, è attento alla necessita di salvaguardare l’ecosistema. Ma quanti ecomostri sorgono ancora qua e là come funghi senza autorizzazioni o con l’appoggio compiacente di amministrazioni colluse? L’opinione pubblica oggi è più sensibile perché scottata dalle conseguenze delle calamità naturali. I terremoti anche di bassa intensità seminano morte e distruzione perché ancora si costruisce senza rispettare le norme anti sismiche. Spesso altrettanto devastanti sono le piene dei fiumi e le valanghe. Valga da esempio e funga da monito la tragedia dello scorso anno a Rigopiano, costata la vita a 29 persone. L’attenzione al territorio non dovrebbe svilupparsi solo per il timore degli effetti nefasti derivanti dall’incuria, ma soprattutto per la convinzione diffusa e radicata che l’ambiente è un bene da preservare e da consegnare intatto ai nostri figli.


E’ un malinteso senso della democrazia che spinge a chiamare i cittadini a pronunciarsi su questioni che non dovrebbero porsi perché organismi super partes ne decretano l’inammissibilità. Nel caso della strada sud, sono tutti da dimostrare i benefici che ne trarrebbe via Giordano in termini di diminuzione del traffico e dell’inquinamento. Sono invece certi i danni irreparabili che provocherebbe la cementificazione di una zona di grande pregio naturalistico e l’urbanizzazione dell’area prospiciente il Po. E’ auspicabile che la discussione sul rilancio della città e più in generale della provincia si articoli su temi che abbiano una potenziale ricaduta positiva generale. Urge un confronto politico di livello più alto rispetto a quello in corso sulla strada sud o di quello che vent’anni fa vide scontrarsi maggioranza di centrosinistra e opposizione sul salvataggio dei tigli e delle magnolie e poi sulla famigerata pensilina nel progetto di rifacimento di piazza Cavour, poi ribattezzata Stradivari. Ciò premesso, l’amministrazione comunale di Cremona, che si avvia a concludere il mandato, è chiamata a dare le risposte promesse a chi abita in via Giordano. Il problema esiste, la strada sud non è la soluzione. Se ne trovino altre.

28 Maggio 2018