il network

Lunedì 19 Novembre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


20 maggio

Quello che un sindaco non deve fare

Quello che un sindaco non deve fare

Cremona vista dall'alto

Il piglio è quello dell’economista che non drammatizza se lo spread vola e non esulta quando il toro carica in Borsa. Ma pesano come macigni le parole di Lorenzo Tavazzi, dello Studio Ambrosetti, quando spiega il ritardo dell’economia cremonese rispetto alla media lombarda. Dal 2004 il prodotto interno lordo pro capite provinciale è pressoché fermo mentre quello lombardo è in ripresa e ha già recuperato il disavanzo del 2009, l’anno peggiore della crisi. I dati mostrano l’impoverimento del nostro territorio. La ripresa è forte in regione, non nella provincia di Cremona dove l’economia ristagna. C’è un differenziale del 27 per cento da colmare e lo si può fare solo con interventi straordinari. E’ questo il senso del progetto che l’Associazione industriali ha affidato al gruppo di professionisti incaricati di indicare le azioni necessarie per innescare la crescita. Si parte dalla valorizzazione delle nostre eccellenze - musica, agroalimentare e cosmesi - per navigare in mare aperto alla ricerca di nuovi approdi. Ma occorre remare assieme nella stessa direzione per raggiungere la meta. Condivisione, concertazione e lavoro sinergico sono i requisiti perché il masterplan, cioè il documento di indirizzo strategico che sarà pronto tra un anno, diventi uno strumento di programmazione e sviluppo. Le categorie economiche presenti all’incontro con lo Studio Ambrosetti aderiscono e così pure le istituzioni. Ma non è un caso che sia stato un imprenditore, Gianni Mainardi, e non un politico a mettere il dito nella piaga, che è la mancanza di un sentimento collettivo e di una volontà diffusa a fermare il declino e ad agganciare la ripresa.
Manca il senso d’appartenenza al territorio perché non c’è un solo territorio ma ci sono più territori disaggregati e in competizione tra loro. E’ una situazione che trae origine da un atteggiamento culturale alimentato da antichi conflitti che si traducono in rivalità anacronistiche: quella tra Cremona e Crema è solo la più evidente. Il sindaco Gianluca Galimberti ha tentato di creare con Stefania Bonaldi una collaborazione che non fosse di facciata ma si è dovuto arrendere di fronte alla rincorsa dei sogni d’autonomia della sua collega cremasca, passata da un vagheggiamento all’altro. E’ stata ondivaga sulla questione della soppressione del tribunale di Crema e i suoi ripensamenti non hanno fatto che creare sconcerto tra i favorevoli e i contrari all’accorpamento con Cremona. Confidava nella Crexit e nell’unione con Lodi o con Treviglio e anche qui ha fallito. Ha fatto cilecca anche con la riforma delle Camere di commercio, utilizzata per cercare di sganciarsi da Cremona. Non ha fatto di meglio in casa propria, nel Cremasco, la zona di cui dovrebbe essere il punto di riferimento. Ha definito pecoroni i suoi colleghi sindaci che non la pensano come lei con il risultato che l’area omogenea che pretende di guidare non è mai stata così disomogenea. Pochi le riconoscono ormai il ruolo di leadership che poteva conquistarsi costruendo solidi rapporti di collaborazione con Cremona e con Casalmaggiore anziché inseguire assurde spinte autonomistiche. Le sue scelte politiche sbagliate sono il riflesso di un atteggiamento che non favorisce la realizzazione di progetti di sviluppo dell’intera provincia. Considerato che il sindaco di Crema sarà uno degli attori che lo Studio Ambrosetti chiama in scena per recitare nel masterplan un ruolo da protagonista, dubitiamo che il progetto abbia successo. Il sindaco di Crema si muove a favore di piccole lobby e trascura battaglie importanti per il territorio, per le imprese, per le famiglie. Sarà eventualmente la magistratura a stabilire se ha commesso un illecito nel registrare all’anagrafe i gemellini nati all’estero con maternità surrogata, riconoscendo con quell’atto la genitorialità a una coppia di uomini. Ci limitiamo a constatare che Stefania Bonaldi sfrutta situazioni marginali sulle quali cerca visibilità. «Quando la legge imporrà che cosa fare ci adegueremo, come sempre - ha scritto il sindaco di Crema - a meno che essa stessa non violi dei diritti. In tal caso prevarrà sempre la coscienza …». Ci sono molte cose che un sindaco può fare e poche che deve evitare. Una tra queste è porsi al di fuori e al di sopra della legge. Ognuno decide quale normativa rispettare e quale no? Questa discrezionalità non è consentita a nessuno in uno stato di diritto, tanto meno a un pubblico ufficiale.

21 Maggio 2018