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Mercoledì 14 Novembre 2018

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13 maggio

Un atto d’egoismo non d’amore

Un atto d’egoismo non d’amore

La firma sul testamento biologico

Da che mondo è mondo sono un uomo e una donna a procreare, non la coppia che mette al mondo i figli «a prescindere da come sono stati concepiti». Il concepimento avviene quando lo spermatozoo feconda l’ovulo. Non è un concetto adattabile alle mode e all’ideologia. Tenta invano di forzare la legge naturale Gabriele Piazzoni, segretario nazionale dell’Arcigay nel commentare la vicenda dei gemellini venuti alla luce in America e registrati all’anagrafe di Crema. Quei bambini sono nati da uno dei due uomini, non si sa quale, che hanno chiesto e ottenuto la registrazione dell’atto e dalla donna che ha affittato il suo utero e che li ha partoriti. La legge potrà anche arrivare a riconoscere il diritto degli omosessuali ad avere dei figli, ma non potrà mai stabilire ciò che la natura non consente, cioè che da due uomini e da due donne possa nascere un bambino. La famiglia naturale non è un’entità astratta che si adatta alle mode culturali. Attraverso il concepimento si stabilisce chi sono i genitori biologici, che restano tali anche in caso di adozione del bambino. Non basta fingere che due uomini o due donne possano concepire perché ciò avvenga realmente. Al di là degli aspetti giuridici legati a questa vicenda e a quelle analoghe di Torino, Gabicce, Roma e Napoli, ripugna il fatto che la gestazione avvenga previo pagamento di una somma di denaro che la donna riceve mettendo a disposizione un organo del suo corpo. Si fa mercimonio della gravidanza, che si vende e si acquista come qualsiasi altro bene o prestazione.
La sinistra ubriaca dell’ideologia Lgbt (lesbica, gay, bisessuale e transgender) ma che dimentica gli ultimi, ignora volutamente l’aspetto economico della maternità surrogata che crea discriminazione sulla base del censo. I ricchi, etero e omo, se la possono permettere, non i poveracci. E’ un malinteso senso della libertà che spinge a infrangere le norme giuridiche e a superare i limiti biologici. Il figlio di una coppia omogenitoriale è oggettivamente svantaggiato rispetto a chi ha un padre e una madre. Non sappiamo come cambierà la società, ma oggi per un bambino non è lo stesso avere un papà e una mamma o una coppia formata da persone dello stesso sesso, cioè dal genitore 1 e dal genitore 2. Bisogna garantire ai bimbi le migliori condizioni di avvio della loro esistenza e in questa prospettiva un potenziale handicap è un rischio da evitare. Solo un uomo e una donna possono definirsi genitori, biologici o adottivi. Ciò non toglie che la stessa cura e forse anche più protezione e amore un bambino li possano trovare in un singolo individuo o in una coppia non genitoriale.
Confondere le unioni civili, il biotestamento, il divorzio breve e tutti i diritti della persona conquistati di recente, mettendoli sullo stesso piano della maternità surrogata e delle cosiddette nuove genitorialità è un arbitrio. Stefania Bonaldi sventola la bandiera dei diritti civili, aggiungendo quest’ultima ad altre forzature che l’hanno vista protagonista. La procura della Repubblica di Cremona e la Prefettura potrebbero non riconoscere l’atto e metterlo in discussione sul piano giuridico e amministrativo. Ma è probabile che gli esposti annunciati da Fratelli d’Italia e dal Popolo della famiglia si rivelino inutili, considerato ciò che è accaduto nelle altre località dove i sindaci hanno firmato atti analoghi di trascrizione sui registri dell’anagrafe. Bonaldi spiega la sua decisione con motivazioni discutibili, che hanno sollevato critiche alle quali ha replicato stizzita sul web. Siamo alle solite: chi non la pensa come lei sbaglia. Visto che anche chi scrive è stato bersaglio della sue irose reazioni, regaliamo altre frecce al suo arco giudicando melense, retoriche e ideologiche le spiegazioni che ha fornito al suo gesto. Il sindaco di Crema scrive che in un momento in cui le categorie del passato non riescono più a contenere le forme in cui l’amore, i legami e i loro frutti si manifestano, anche a Crema si è deciso di aprire le porte, riconoscendo il primato assoluto della vita e le intenzioni di chi chiede ai legami che la sostengono una legittimazione anche giuridica. Non la sfiora il dubbio che non sia amore pagare una donna perché affitti il suo utero? Non pensa che sia un atto d’egoismo? Caro sindaco, poteva almeno risparmiarci la sua foto mentre firma l’atto.

14 Maggio 2018