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Martedì 20 Novembre 2018

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6 Maggio

Nutrie problema grave non serio

Il grave problema delle nutrie

Un esemplare di nutria

Il sindaco di Gerre de’ Caprioli propone di inserire la nutria nella nostra dieta quotidiana. La sua trovata scatena stampa, tv, radio e i ‘social’. Sul web i commenti impazzano. Dicono la loro anche gli animalisti che si inventano alternative fantasiose all’abbattimento, tipo la castrazione chimica. Intanto Michel Marchi si gode il suo quarto d’ora di notorietà. Per risultare ancora più convincente agli occhi degli scettici e dei detrattori, organizza in paese un pranzo, seguito ieri dalle telecamere Rai, che vuole essere una prova generale di un’ipotetica sagra padana, sulla falsa riga di quelle della lumaca, del pesce fritto e del culatello (scusate il paragone). Si è fatto riprendere mentre sorridente gusta una poco invitante nutria cucinata in umido da una coppia di amici. Marchi ha lanciato l’idea di mangiare il roditore per limitarne la diffusione. E’ una provocazione. Considerato quanto questa specie è prolifica, difficilmente il numero degli esemplari che infestano il territorio diminuirebbe anche se consumassimo la loro carne a pranzo e a cena tutto l’anno. L’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi prende sul serio la proposta del primo cittadino di Gerre e la boccia sostenendo che in una regione che vanta 34 tra dop e igp inserire le nutrie nella ristorazione danneggerebbe tutto il comparto agroalimentare. La più fervida immaginazione non ci avrebbe mai spinto a dubitare che quell’orrendo roditore arrosto possa fare concorrenza sulle nostre tavole a uno stinco di maiale. Evidentemente Rolfi la pensa in modo diverso.

Forse non ha capito che quella era una provocazione. O forse l’ha capito benissimo e svia l’attenzione dal nocciolo della questione che sono le scarse risorse destinate alla lotta alla nutria, non i vincoli normativi.
Dopo una lunga battaglia in parlamento, quella specie non figura più tra quelle protette e se ne consente l’abbattimento in base alle norme che disciplinano la caccia. Nessuna ordinanza firmata dai sindaci è stata più impugnata dopo l’approvazione del decreto legge sulla competitività nel quale venne inserita una norma specifica dall’allora senatore Luciano Pizzetti. Ma senza risorse anche la legge migliore non ha gambe per camminare. Resta lettera morta. Nel 2005 la Lombardia stanziava in bilancio 500mila euro, che erano già insufficienti, per contrastare la diffusione di questo roditore importato dall’America, che qui non ha antagonisti naturali. Devasta le colture, scava gallerie danneggiando gli argini e i canali irrigui ed è una delle cause del dissesto idrogeologico. Quest’anno la Regione ha messo a disposizione solo 200mila euro per attività di controllo veterinario e coordinamento dei piani provinciali. Duecentomila euro a fronte di una popolazione aumentata a dismisura e ormai fuori controllo. Le Province hanno perso la competenza diretta, ma prorogano i propri piani e i Comuni fanno quel che possono. L’inefficacia della norma dipende dalla Regione che non destina fondi adeguati a contenere e possibilmente debellare un’autentica piaga. Il problema è grave, ma come spesso accade nel nostro Paese anche per questioni più importanti non lo si tratta seriamente e in modo pertinente. Lo si butta in politica, cioè in vacca, quando basterebbe trovare la soluzione tecnica migliore, condividerla e applicarla.
E’ quel che hanno fatto in Gran Bretagna dove la nutria è stata sterminata. Altra latitudine, altra cultura, altra gente. Rassegniamoci: il confronto non regge. Ha capito tutto Marchi. Buon appetito, signor sindaco.

VITTORIANO ZANOLLI

07 Maggio 2018