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Martedì 13 Novembre 2018

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15 Aprile

La protesta è lo sport nazionale

'Matrimonio' Lgh-A2A

La sede di A2A

L’ intervento critico di Maria Vittoria Ceraso, consigliere comunale d’opposizione a Cremona, riaccende il dibattito sulla fusione tra Lgh e A2a. Com’è noto, il matrimonio tra il gruppo bresciano-milanese e la società che eroga luce e gas e che gestisce altri servizi essenziali su larga parte del nostro territorio è finito nel mirino dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. A Lgh fa capo, tra le altre società, l’Azienda energetica municipalizzata, la gloriosa Aem, nobile decaduta che rischiava di naufragare sotto il peso di un centinaio di milioni di euro di debiti accumulati non per cattiva gestione ma per decisioni politiche discutibili. La vendita di Lgh ha permesso il salvataggio dell’Aem. La delibera del 21 febbraio scorso dell’Anac giudica negativamente la cessione perché è avvenuta in forma diretta, cioè senza gara, col passaggio ad A2a del 51 per cento delle azioni di Lgh, detenute dai Comuni di Cremona, Crema, Lodi, Rovato e Pavia. Non è stata bandita una gara perché si cercava un partner solido, affidabile, presente in province confinanti, col quale pianificare insieme progetti di sviluppo. A2a possiede questi requisiti. Era importante il prezzo d’acquisto, ma lo era altrettanto la sintonia dei due partner sulle politiche aziendali e la condivisione degli obiettivi. Consapevoli dei rischi che avrebbe comportato la collocazione di Lgh sul mercato dove sarebbero intervenuti potenziali acquirenti stranieri, i cinque soci hanno deciso di percorrere la strada della trattativa diretta. Secondo l’Anac sarebbe stata violata la legge sulle società miste e una gara pubblica avrebbe consentito una maggiore valorizzazioni delle azioni.
Forse i cinque soci di Lgh avrebbero potuto strappare un prezzo più alto vendendo al miglior offerente. Ma il gioco non valeva la candela. Intanto i positivi risultati del bilancio 2017 dimostrano che la partnership funziona, almeno in questa prima fase. Quei dati sono la risposta più efficace alle eventuali obiezioni che la Corte dei conti potrebbe sollevare qualora desse seguito alla delibera dell’Anti corruzione.
La scelta non è stata quella di vendere sic et simpliciter, ma di concorrere a costruire la multiutility lombarda per fornire maggiori e migliori servizi ai cittadini e dar vita a un operatore lombardo capace di competere sul mercato. La gara avrebbe messo in pericolo il raggiungimento dell’obbiettivo, dovendosi aprire a offerte su scala nazionale ed europea che avrebbero impedito la nascita della multiutility lombarda. Avremmo potuto fare la fine di Parmalat, gioiello dell’industria agroalimentare italiana, acquisita da Lactalis e divenuta francese. Guardiamo quel che è successo Oltralpe lo scorso anno a Fincantieri che aveva legittimamente conquistato i cantieri francesi Stx. Non risulta che i partiti d’opposizione siano insorti per fermare il presidente Macron che aveva sbarrato la strada agli italiani. Al contrario, hanno fatto fronte comune. La delibera dell’Anti corruzione è stata criticata da una parte e assunta dall’altra come Vangelo, ma non si è valutato se quell’Autorithy fosse legittimata a pronunciarsi. L’Anac ha come compito d’istituto la prevenzione della corruzione nell’ambito delle istituzioni pubbliche. Per quale ragione, non essendoci materia d’istituto, cioè corruzione, quell’Autorithy è intervenuta nel matrimonio tra A2a e Lgh? La compravendita tra i due gruppi compete a un’altra Autorithy, l’Agcm, Garante della concorrenza e del mercato, che è stata coinvolta e ha dato il proprio assenso all’operazione con alcune prescrizioni che sono state rispettate. Anche un altro ente ha dato il proprio assenso, l’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
L’Anac ha esondato dal proprio ruolo intervenendo impropriamente in scelte politico-amministrative che competono all’ente locale nella sua autonomia. Finora nessuno ha rilevato questo abuso di competenza non perché non sia evidente ma per ragioni opposte. I Comuni contraenti non hanno interesse a innescare una polemica con Raffaele Cantone, presidente dell’Anac. I detrattori dell’operazione hanno invece l’interesse a prendere quella delibera come oro colato e a utilizzarla come argomento di lotta politica. Non va sottaciuto che l’obiettivo della multiutility lombarda era condiviso anche da Forza Italia e Lega come evidenziano le posizioni in tal senso espresse dalla giunta regionale da Formigoni in poi. Perciò la polemica del centrodestra cremonese è puramente strumentale.
Un’ultima annotazione. Per gestire l’hospice dell’ospedale maggiore di Cremona è stata indetta una gara e si protesta. Per gestire i servizi non è stata indetta una gara e ancora si protesta. 

17 Aprile 2018