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Giovedì 20 Settembre 2018

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18 Marzo

Film horror per chi pagherà

'Matrimonio' Lgh-A2A

Si è protratta fino al tardo pomeriggio di ieri l’attesa dell’annunciato commento del Comune di Cremona e degli altri quattro soci di Lgh sulla definitiva bocciatura della fusione tra la medesima società e A2a da parte dall’Autorità nazionale per l’anti corruzione. Alla fine bocche cucite. E’ evidente l’imbarazzo di Aem Cremona, Scs Crema, Cogeme Rovato, Astem Lodi e Asm Pavia, soci di Lgh, di fronte all’esito del ricorso presentato dal Movimento 5 stelle contro la fusione con A2a. Venerdì l’Anac ha confermato la posizione assunta un anno fa: è stata una compravendita a portare Lgh in A2a, perciò doveva essere bandita una gara d’appalto, che non c’è stata. L’accordo stipulato tra le due società pubbliche ha escluso la partecipazione di altri, potenziali partner. La vendita di Lgh ad A2a è frutto di convergenze societarie, di un comune interesse economico e di sintonie politiche. L’intesa è maturata innanzi tutto per la volontà di A2a di allargare la propria area di influenza e per la necessità di Lgh di entrare in un gruppo in espansione, che desse opportunità di sviluppo. Il Comune di Cremona era anche spinto dall’urgenza di trovare le risorse necessarie per risanare Aem, che aveva accumulato un centinaio di milioni di euro di debiti a causa di scelte discutibili prese dalle passate amministrazioni municipali. Il dialogo tra il potenziale acquirente e i cinque Comuni intenzionati a vendere è stato agevolato dal fatto che l’operazione avveniva sotto l’egida del Pd e aveva ricevuto l’imprimatur dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’interferenza di soggetti terzi, magari stranieri, avrebbe scompigliato le carte e scardinato il progetto. Era troppo forte il timore che si verificasse un caso Gavio, cioè che la multiservizi lombarda finisse fuori controllo com’è accaduto con la società Autostrade Centro Padane. Un bando di gara europeo avrebbe spalancato le porte a multinazionali straniere in concorrenza diretta con A2a. Da un lato la gara avrebbe forse consentito la vendita del 51 per cento del capitale sociale di Lgh a un miglior offerente, con introiti per i cinque Comuni soci superiori ai 113 milioni di euro pattuiti, tra denaro liquido e azioni. Ma il matrimonio con un partner solido, che opera in territori confinanti, offriva garanzie di stabilità che nelle valutazioni complessive hanno prevalso sulle considerazioni puramente monetarie. Non si voleva correre rischi con una gara d’appalto pubblica e si è deciso di prenderne uno calcolato, cioè il parere negativo dell’Anac. Si è decisa la trattativa diretta anche sulla base del nulla deliberato dall’Antitrust, cioè dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che è quella competente a esprimersi su operazioni del genere.
Non è stata una svendita come affermano Forza Italia e il Movimento 5 stelle, ma di certo si è trattato di una vendita di un gruppo a un gruppo più forte. Senza negare che nei propositi dei contraenti l’intesa si inseriva nel quadro di un’alleanza strategica di grande rilievo industriale, finalizzata a migliorare la qualità dei servizi.
L’Autorità anti corruzione non contesta la legittimità dell’operazione ma la procedura adottata. Il suo pronunciamento non interferisce nell’operatività di Lgh. Insomma, nell’immediato non cambia nulla. Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, trasferirà per competenza gli atti alla Corte dei conti che dovrà stabilire se è stato causato un danno erariale. In tal caso potrebbero essere gli amministratori a pagare in solido eventuali sanzioni.
Questa vicenda, che per il sindaco di Crema è stata ricostruita dai grillini con pagine di letteratura fantasy, potrebbe trasformarsi in un film horror per tutti quelli che potrebbero metter mano al portafogli. Compresi i contribuenti

19 Marzo 2018