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Domenica 18 Novembre 2018

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11 Marzo

Il potere logora chi ce l'ha

Parlamento: i redditidei politici cremonesi

Angela Merkel ha lavorato cinque mesi con Martin Schultz per costruire un esecutivo di larghe intese che solo nei giorni scorsi ha ottenuto l’approvazione degli iscritti al partito socialdemocratico. Cdu e Spd continueranno a governare insieme sulla base di un programma corposo e minuzioso che nulla lascia al caso e tanto meno alla discrezionalità individuale. Parliamo della Germania, un Paese che non solo politicamente è su un altro pianeta rispetto a noi. Tutto o quasi ci divide, soprattutto la disciplina. Alla luce di questa riflessione è incredibile che a una sola settimana dal voto ci sia già chi scalpita perché poco o nulla è stato fatto per dare un governo all’Italia. Non si sta perdendo tempo, come sostiene qualcuno, e si ripongono eccessive aspettative nelle soluzioni che escogiterà il presidente della Repubblica al quale si attribuiscono poteri taumaturgici e margini di manovra che la Costituzione non gli riconosce. Le sequenze post elettorali hanno contorni surreali, ma prevedibili per chi conosce il Belpaese. Nel Meridione afflitto dalla piaga della disoccupazione, il reddito di cittadinanza annunciato dai grillini è un impegno ineludibile che costerà caro, se disatteso, ai cinquestelle. Lo dimostrano le prime richieste in Puglia di ricevere quanto promesso da chi ritiene di averne diritto.
Esaurito il fuoco pirotecnico delle promesse pre elettorali, centrodestra e pentastellati sono chiamati a fare i conti con la realtà. Matteo Salvini e Luigi Di Maio aprono al Pd di Matteo Renzi, azzoppato e dimissionario, che hanno sbeffeggiato e insultato per anni.
Non è una puntata di ‘Scherzi a parte’ ma la commedia che va in scena in questi giorni. Adesso che hanno bisogno della stampella dem si appellano alla responsabilità di coloro che hanno sempre trattato non da avversari ma da nemici. E’ naturale che il segretario rispedisca l’invito al mittente, seguito da Piero Fassino, Ettore Rosato, Andrea Orlando e dagli altri referenti delle correnti interne. Ma le sirene del potere ammaliano e le pressioni del Capo dello Stato col tempo potrebbero vincere resistenze che oggi appaiono granitiche. Dal canto suo, Pietro Grasso con il suo misero bottino elettorale è poco più che ininfluente nel gioco delle alleanze. Se il Pd post renziano vuole sopravvivere alla gogna della diciottesima legislatura deve ritrovare uno straccio di identità e attrezzarsi a fare in parlamento un’opposizione costruttiva, diversa da quella che leghisti e pentastellati hanno fatto per cinque anni in aula e nelle piazze. Ne va della sua sopravvivenza. Solo una vocazione suicida può spingerlo a trasformarsi nel Psi ante Tangentopoli, ago della bilancia nel governo del Paese e nelle amministrazioni locali.
E’ nell’interesse dello stesso Berlusconi restare a bordo campo a osservare la partita tra Salvini e Di Maio, i due vincitori di queste elezioni. Forza Italia esce sconfitta dalle urne. Ha l’urgenza di rilanciarsi e di riconquistare la centralità persa nella coalizione a causa dell’incandidabilità del suo leader che non ha fatto crescere una classe dirigente, dell’appoggio esterno prestato a Renzi fino alla rottura del patto del Nazareno e del rifiuto di assecondare la deriva demagogica e populista che oggi è premiante in Europa e nell’America di Trump. Se Berlusconi vuole sottrarsi all’abbraccio mortale di Salvini deve continuare ad affermare la sua identità e a marcare la distanza dal Carroccio.
Le intese si creano sulle convergenze programmatiche, su ciò che si vuole costruire insieme. Senza questi presupposti si fanno ammucchiate. Centrodestra e M5s hanno vinto: trovino un accordo e governino. L’alternativa è un esecutivo di unità nazionale a scadenza ravvicinata che veda tutti impegnati nell’approvare una nuova legge elettorale che assicuri la governabilità, con pochi impegni inderogabili.
Inebriata dal successo, la Lega guarda oltre i tatticismi post elettorali e a Cremona già punta alle amministrative del prossimo anno. Pregusta la rivincita dopo la sconfitta del 2014 e accarezza l’idea di un sindaco leghista che qui non ha mai avuto, a differenza di Crema e Casalmaggiore. Il centrodestra ha il vento in poppa, ma gli umori dell’elettorato cambiano rapidamente e un anno equivale a un’era geologica nell’assetto degli scenari politici. Tanto più che oggi il potere logora chi ce l’ha.


12 Marzo 2018