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Sabato 17 Novembre 2018

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4 Marzo

Fiducia a chi ha lavorato per il nostro territorio

Comunali 2016: si vota domenica 5 giugno dalle 7 alle 23


Si svolgono all’insegna della massima incertezza le elezioni della diciottesima legislatura. Diversi fattori concorrono a disorientare gli elettori e a fare di questa consultazione un rebus senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana. E’ inadeguato qualsiasi paragone con le tornate precedenti, da quella del 1948 che vide il Paese al bivio tra la scelta atlantica sostenuta dalla Democrazia Cristiana e l’abbraccio mortale del Partito Comunista col Patto di Varsavia, a quella del 1976, marcata dal timore del sorpasso del Pci sulla Dc. Quella odierna sarà ricordata per l’ondata grillina. Nella notte sapremo se sarà stato uno tsunami. A urne ancora chiuse è da considerare un errore tattico il tiro concentrico sui pentastellati che potrebbero beneficiare della condizione di vittima degli attacchi giunti da destra e da sinistra. Non meno inopportuno ai fini elettorali è stato l’allarme lanciato da sinistra sui rigurgiti neofascisti, un allarme che rievoca lo spauracchio del comunismo agitato in passato da Berlusconi.
Il 21 gennaio, alla chiusura dei termini per la presentazione delle liste, erano stati depositati i simboli di 103 partiti e movimenti. Tranne Liberi e Uguali e la destra estrema che ambiscono a conquistare qualche seggio in parlamento, le forze minori risultano ininfluenti, ma la loro presenza alle varie tribune televisive ha contribuito ad aumentare la confusione. Chi più, chi meno, tutti hanno gareggiato a spararla più grossa, senza preoccuparsi del deficit di credibilità che tale rincorsa avrebbe prodotto. Dalla disaffezione al rigetto il passo è breve. Sarebbe una sorpresa se tra i partiti maggiori non figurasse quello dell’astensione, risultato tra i più gettonati alle regionali dello scorso anno, col picco in Sicilia dove più di un elettorale su due non ha votato. Se il voto è un diritto e non un dovere e i recenti richiami dei rappresentanti istituzionali a recarsi alle urne suonano più come una difesa corporativa che un sincero appello alla nostra coscienza civica, è altrettanto vero che si sbaglia a paragonare l’astensione italiana con la bassissima affluenza alle presidenziali americane. Sono diverse, se non opposte, le motivazioni che spingono gli italiani e i cittadini statunitensi a disertare le urne. In America la metà degli aventi diritto non va ai seggi perché considera il suo voto inutile. Qui non si vota per il crescente rifiuto della politica proposta secondo gli schemi tradizionali e incarnata dai partiti storici. La gente è incredula, delusa, diffidente. La campagna elettorale chiusa venerdì, vacua e cialtronesca, è stata per certi aspetti la peggiore dal secondo dopoguerra. Politicanti travestiti da imbonitori, paracadutati, candidati impresentabili hanno inferto picconate alla affidabilità del sistema. Le responsabilità non sono equamente distribuite ed è un errore estendere a tutti un giudizio che è complessivamente negativo. E’ difficile non fare di tutta l’erba un fascio e distinguere tra ciarlatani e galantuomini, tra populisti e gente seria che si pone al servizio del Paese con responsabilità e competenza. Nel Barnum della politica italiana è sempre più problematico orientarsi. Il crollo delle ideologie e la scomparsa della maggior parte dei partiti tradizionali hanno determinato la crisi di identità delle formazioni sopravvissute alla Prima Repubblica. L’offerta delle forze emergenti, spesso contraddittoria e incoerente, non convince quegli elettori che ancora considerano il voto un mattone per costruire una casa migliore e non un piccone per distruggere quella esistente. Ma la vecchia casa mostra crepe, è inospitale, non dà sicurezza. Tutto ciò concorre a gonfiare la quota di indecisi anche tra i ragazzi della generazione 2000, che votano per la prima volta. La legge elettorale, una delle peggiori approvate dal parlamento, tacciata di incostituzionalità, contribuisce ad aumentare il caos. Tra schede gialle e schede rosa, quote per il maggioritario e per il proporzionale, voto disgiunto ammesso alle regionali ma non alle politiche, solo i professionisti della politica si destreggiano senza incertezze. E’ un rompicapo, soprattutto per gli anziani, molti dei quali, visto il meteo, eviteranno per prudenza di avventurarsi ai seggi. Ai dubbi e alle incognite della vigilia si aggiungeranno quelli del dopo voto quando si cercherà la quadratura del cerchio con la formazione del governo. L’instabilità è una delle peggiori minacce per un Paese costantemente nel mirino della speculazione finanziaria internazionale.
Basta questa considerazione per superare ogni titubanza e recarsi alle urne per rinnovare la fiducia a chi ha lavorato per il territorio.  

06 Marzo 2018