il network

Lunedì 24 Settembre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


18 Febbraio

Informatica lascia Crema ? Sconfitto il territorio

"Investiamo nelle nuove lauree"


Parma sarà la capitale della cultura 2020. Raccoglie l’eredità dei Borbone e di una donna illuminata come Maria Luigia, moglie di Napoleone, che ha lasciato segni permanenti della sua grandezza. E’ la città di Verdi e di Toscanini, delle cupole del Correggio e del Battistero in marmo rosa, del Teatro Regio e di una delle più antiche Università al mondo. Onore al merito per Parma che rinnova i fasti del Gran Ducato dei Farnese del quale fu capitale nel ’500. Se il confronto con Cremona è impari, non lo è per noi con nessuna delle altre finaliste. Senza nulla togliere a Bitonto, Nuoro, Macerata e Casale Monferrato, la città del Torrazzo è la più blasonata di ognuno di quei centri e si misura alla pari con Agrigento, Merano, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso che completano la rosa delle finaliste. Nella scelta della vincitrice pesano la nomina di Città creativa Unesco per la gastronomia, decretata nel 2015 e altre benemerenze. Grazie a un dossier intitolato ‘La Cultura batte il tempo’, primo tra 32 progetti presentati, Parma ha sbaragliato le concorrenti. Succederà a Mantova e Pistoia che capitali della cultura lo sono state rispettivamente nel 2016 e nel 2017 e a Palermo che lo è quest’anno. Matera lo diventerà nel 2019. Già comparire nel ristretto novero dei finalisti equivale a ricevere una nomination all’Oscar. La decisione della Commissione presieduta da Stefano Baia Curioni è stata unanime. Quello presentato, si legge nella motivazione, è un «esempio virtuoso e di elevata qualità nella progettazione territoriale a base culturale». Esulta Federico Pizzarotti, sindaco che si è guadagnato cinque stelle personali dopo essersi liberato da quelle grilline. La vittoria procura a Parma 5 milioni di euro per la maggior parte provenienti da privati e uno dal ministero dei Beni culturali. Grazie a un accordo con l’Enel, ogni anno la capitale sarà centro di un progetto per bici e auto elettriche, per un turismo sostenibile ed ecocompatibile. Perché non Cremona? Oggi siamo fuori e lo saremo per i prossimi due anni, ma non dobbiamo rassegnarci a un ruolo da comprimari sul palco nazionale degli attori della cultura. Ne abbiamo titolo. Ma per diventare protagonisti è necessario uscire dal circolo vizioso di una compiaciuta autoreferenzialità. Dobbiamo confrontarci con le altre città e smetterla di guardarci allo specchio. Non basta la convinzione di essere tra i primi della classe. Bisogna dimostrarlo. Devono essere gli altri a riconoscere il nostro valore e le nostre peculiarità. Saremmo più forti se iniziassimo a riconoscere le nostre debolezze e a lavorare per superarle. Vinceremo la concorrenza di realtà territoriali alle quali non abbiamo nulla da invidiare a cominciare da quelle sopra elencate, quando avremo superato le divisioni e le rivalità interne, anche territoriali.
E’ una sconfitta per tutta la provincia di Cremona, in testa il capoluogo, il paventato trasferimento a Milano del Polo didattico e di ricerca di Crema. E’ un impoverimento per l’intero territorio, non solo quello oltre il Serio, la chiusura del distaccamento del dipartimento di Informatica dell’Università degli studi milanesi, approvata all’unanimità nella consultazione online dal corpo docente e anticipata più di un anno fa a ‘La Provincia’ dal responsabile Nello Scarabottolo. Significa vanificare 22 anni di investimenti, perdere l’indotto economico generato dalla presenza di 800 studenti e le ricadute positive per le aziende del settore. E’ un depauperamento generale. Oggi i politici, i sindaci, la Camera di commercio e le istituzioni fanno quadrato a difesa di una presenza accademica fondamentale, forse già perduta. Se la facoltà di Informatica lascia Crema, sfuma anche il progetto del primo corso di laurea o post diploma in Italia legato all’industria della cosmetica, diventata un’eccellenza del territorio e fiore all’occhiello per la provincia di Cremona. Le aziende investono nel polo della cosmesi, ma la formazione è prioritaria. I contatti avviati con l’ateneo milanese per creare figure specifiche da inserire nel settore non avranno seguito se scompare il distaccamento universitario. L’incontro tra gli amministratori pubblici, le forze economiche e il rettore Gianluca Vago si terrà, dicono, dopo le elezioni per evitare strumentalizzazioni politiche. Ma questa vicenda, squisitamente politica, dovrebbe essere discussa e decisa prima del 4 marzo, non a giochi fatti. Lo diciamo ora per allora: la chiusura del distaccamento segnerà una sconfitta del territorio e della politica cremonese.

19 Febbraio 2018