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Martedì 13 Novembre 2018

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4 Febbraio

Paracadutati. L'arroganza della politica.

Parlamento: i redditidei politici cremonesi

di Vittoriano Zanolli


Ci sono i paracadutati e gli impresentabili. C’è di tutto tra i candidati al parlamento in lizza il prossimo 4 marzo. Cremona, che non si fa mancare nulla, subisce gli uni e gli altri pur facendone volentieri a meno. Non si capisce perché il Pd abbia catapultato Maria Elena Boschi a Cremona, capolista alla Camera nel collegio plurinominale davanti al sottosegretario Luciano Pizzetti. Se c’è un politico che ha fatto qualcosa per il territorio è Pizzetti il cui impegno a Palazzo Chigi è stato determinante in diversi frangenti. Matteo Renzi lo sa e per ringraziarlo lo toglie dal Senato e lo mette in lista dietro l’ex ministro. Pizzetti è entrato al governo pur non essendo un renziano e c’è rimasto senza avere fatto professione di fede. Alla resa dei conti, nella notte dei lunghi coltelli, quando il segretario e il suo gruppo si sono confrontati e scontrati con le minoranze interne, la denominazione d’origine controllata ha prevalso su altri criteri di scelta quali il lavoro svolto, i risultati conseguiti e la rappresentanza territoriale. Non sei un renziano? Accontentati della curva, per te non c’è posto in tribuna numerata. Fatti e misfatti compiuti da Renzi in più di un lustro ci hanno permesso di conoscerne le intemperanze caratteriali e ci inducono a sospettare che la Boschi capolista sia una perfidia dell’ex premier verso un politico, Pizzetti, estraneo al suo gruppo. E’ meglio per il sottosegretario uscente che la Boschi non faccia tappa a Cremona in campagna elettorale: la sua presenza oggi non porta voti, ma potrebbe farli perdere.
Per questo non è candidata nella sua Arezzo dove la conoscono bene, ma nel collegio blindato di Bolzano che sta frequentando e dove prende lezioni di tedesco con la vana speranza di accaparrarsi la simpatia degli altoatesini.
Anche peggio di così si sta nel centrodestra. Mino Jotta ha giustamente rifiutato una candidatura di rappresentanza con Forza Italia senza possibilità di elezione. Gli era stata offerta la seconda posizione dietro Annalisa Baroni nel listino proporzionale alla Camera. Questo non è il premio per la lunga militanza nel partito e per la responsabilità del coordinamento provinciale, ma il modo migliore per umiliare un’intera classe dirigente. Anche qui, come nel Pd, hanno prevalso criteri diversi dalla valorizzazione del territorio. Nei listini bloccati in posizione eleggibile non c’è nessun candidato locale. Si premia Mantova e si penalizzano Cremona e il partito. Ogni cinque anni si ripresenta invece da queste parti Daniela Santanché, candidata dai Fratelli d’Italia al plurinominale e all’uninominale del Senato. Per la serie, prendi i voti e scappa. Ve l’immaginate un cittadino del Michigan che venga candidato in Texas alla Camera o al Senato? La politica italiana rende possibile ciò che altrove è improponibile.
Troviamo poi gli impresentabili che non vorremmo vedere in lista finché non abbiano risolto le loro pendenze con la giustizia. Uno di questi è Paolo Alli, ex braccio destro di Roberto Formigoni in Regione, rinviato a giudizio dal gup di Milano per tentato abuso d’ufficio per le presunte tangenti pagate per l’acquisto dell’acceleratore lineare Vero in dotazione all’ospedale di Cremona per la terapia anti tumorale. Lo candida il Centro Popolare nel collegio uninominale del Senato Cremona-Mantova. Abbiamo anche un candidato inquisito per tentato omicidio e per rissa aggravata. E’ Gianluca Galli che CasaPound presenta alla Camera. Non siamo la discarica di paracadutati e impresentabili ma poco ci manca.
Il Movimento 5 stelle che vagheggia una vittoria col 40 per cento e l’incarico di formare il governo deve intanto accettare i risultati deludenti delle parlamentarie. Alla consultazione online hanno partecipato 39.991 per la Camera e 38.878 per il Senato: meno di un iscritto su tre alla piattaforma Rousseau. Il candidato premier Luigi Di Maio ha preso 490 voti, meno di Danilo Toninelli (502). Che dire degli altri due leader? Silvio Berlusconi è ineleggibile e Matteo Renzi non è più credibile dopo che si è rimangiato la promessa di ritirarsi dalla politica se avesse perso il referendum.
C’è ancora chi si stupisce che nei sondaggi l’astensionismo sia accreditato del 30 per cento e che a tutt’oggi risulti il partito di maggioranza relativa.
Qualche benpensante si consola guardando alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti dove poco più della metà degli aventi diritto va alle urne. La bassa affluenza ai seggi americani può essere considerata un attestato di fiducia dei cittadini verso le istituzioni e la democrazia. Cambiano gli uomini e i partiti al potere, ma il Paese non corre rischi. Invece l’astensione in Italia è un atto di sfiducia nella politica, che è destinata ad aumentare, complici una legge elettorale pessima, partiti arroganti che promettono l’impossibile e candidati paracadutati e impresentabili.

05 Febbraio 2018