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Domenica 18 Novembre 2018

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28 Gennaio

La Lombardia non merita questa ferrovia

Treno deragliato a Pioltello, tre morti

di Vittoriano zanolli


Una o più cause tecniche hanno determinato il disastro ferroviario di Pioltello. Ma anche su altri aspetti, prettamente gestionali, è necessario focalizzare l’attenzione sin da adesso, prima che le polemiche si stemperino e che si torni a una normalità che tale non è. E’ la normalità dei ritardi e dei disservizi che i pendolari vivono quotidianamente sulla propria pelle, oggi resa insopportabile dalla consapevolezza che si possono verificare accadimenti straordinari e mortali generati da manutenzione scarsa o inappropriata, cioè da una cattiva amministrazione. Cominciamo col distinguere l’errore umano dai fattori di rischio prevedibili. Fu causato principalmente da un errore degli operatori lo scoppio nella centrale di Chernobyl il 26 aprile 1986 che ad oggi resta l’evento più catastrofico della storia moderna. Altri incidenti ferroviari sono stati l’effetto di distrazione o di valutazioni sbagliate. Quello che giovedì ha provocato tre vittime e 46 feriti non rientra in questa categoria. La soletta in legno collocata sotto la rotaia potrebbe essere una concausa o la causa principale del deragliamento. Forse è stata posizionata come rinforzo, in previsione della sostituzione della parte superiore, quella che si è staccata per una porzione di 23 centimetri. Sembra un rattoppo grossolano. Mancano quattro perni che fissano la piastra di giunzione delle due rotaie, una traversina è usurata ed è da verificare lo stato del carrello del terzo vagone, sul quale viaggiavano le tre donne morte, che è stato il primo a deragliare.
Il fumo e le scintille sprigionati al passaggio del regionale dalla stazione di Pioltello e ripresi dalle telecamere interne sono ulteriori elementi al vaglio della procura della Repubblica di Milano che dovrà anche valutare il comportamento dei quattro operai con pettorine di Rete Ferroviaria Italiana sorpresi ieri mattina dalla polizia all’interno dell’area posta sotto sequestro.
Il treno 10452 era composto da una cabina pilota, dai vagoni passeggeri e da una locomotrice in coda che spingeva. Se il locomotore fosse stato in testa e avesse trainato il convoglio, la corsa si sarebbe arrestata non in due chilometri dal punto in cui è avvenuto il deragliamento, ma molto prima, con conseguenze che forse non sarebbero state così disastrose. Dotare i treni di due motrici garantirebbe maggiore sicurezza ma è un lusso che Trenord non si può permettere e tra una corsa e l’altra manca il tempo per spostare la locomotiva in testa.
Manutenzione insufficiente, forse negligenza, sottovalutazione dei rischi e carenza di fondi sono aspetti di questa vicenda che conducono a una riflessione più ampia su Trenord, la società che gestisce il trasporto ferroviario in Lombardia, partecipata per metà dalle Ferrovie dello Stato e per la restante metà da Ferrovie Nord Milano, controllata dalla Regione e presieduta dal leghista Andrea Gibelli. In una recente intervista al Giornale di Brescia, Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Fs, ha detto che la nascita di Trenord è stata accompagnata da un errore genetico. Una joint venture con due soci al 50% è paralizzata. Nessuno comanda, nessuno investe, nessuno consolida. «Ferrovie dello Stato non investe - ha ammesso candidamente - perché non avrebbe visibilità di quell’investimento, non potendolo consolidare. L’unico servizio regionale non gestito da Trenitalia è quello lombardo che in questo momento è oggettivamente uno dei peggiori d’Italia». La Lombardia, locomotiva economica del Paese, è il fanalino di coda nel trasporto ferroviario nazionale per espressa ammissione dell’amministratore delegato di Trenitalia. C’è una chiara responsabilità politica in questo stato di degrado che fino a ieri ha provocato disservizi e malumori, oggi anche sangue e morti. Secondo Mazzoncini, oggi servirebbero 1 miliardo e 600 milioni di euro per comprare 150 treni, ma Trenord ha un patrimonio di 70 milioni e un fatturato di 800. Bastano questi tre numeri per capire che la situazione è bloccata. Mazzoncini ha proposto a Maroni di passare a Trenitalia il controllo di Trenord. Basterebbe il 51% per sbloccare gli investimenti. Non ha avuto risposta. Si aspetta l’esito delle elezioni. Se la Lombardia non si dà una mossa, tra due o tre anni si troverà con una flotta imbarazzante rispetto al Veneto e all’Emilia Romagna. Mazzoncini ricorda ciò che noi abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: sulla Brescia-Parma e sulla Cremona-Brescia viaggiano convogli che hanno tra i 35 e i 40 anni. Ma i binari appartengono a Rete Ferroviaria Italiana, che è di Trenitalia. Anche lì molte cose non vanno, a cominciare dalla mancata elettrificazione delle linee secondarie. Ma qui l’ad abbozza. Meglio guardare la trave nell’occhio altrui che la pagliuzza nel proprio.


29 Gennaio 2018

Commenti all'articolo

  • graziano

    2018/02/06 - 01:01

    L'importante è fare il Ponte sullo Stretto di Messina,niente altro conta.

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