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Venerdì 21 Settembre 2018

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14 Gennaio

PROMESSE ELETTORALI E PROPOSTE IRRESPONSABILI

Una seduta della Camera dei Deputati a Montecitorio

Se è vero che circa l’80 per cento degli italiani non crede alle promesse elettorali, otto su dieci non dovrebbero votare. E delle due l’una: o i politici non leggono i sondaggi o impegnati come sono nella rincorsa a chi la spara più grossa non vedono oltre il loro naso. Non parlano più ai cittadini, ma a se stessi e ai loro avversari. Si muovono come automi nel cerchio dell’autoreferenzialità. Sono comparse di una commedia surreale, a tratti comica se non si ridesse del nostro destino. Crozza & C. con loro vanno a nozze, ma rendersi ridicoli non li turba né disturba. Salvo imprevisti, da qui al 4 marzo continueranno a lusingare quote d’elettorato con impegni che sanno di non potere mantenere. Non è con l’insostenibile reddito di cittadinanza lanciato dal candidato premier del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio che si tolgono dalla condizione di povertà 10 milioni di italiani. Bisogna creare lavoro, non elargire sussidi. La flat tax farebbe saltare i conti dello Stato. Non è nemmeno cancellando la legge Fornero che si rende giustizia ai pensionati. Azzerarla sarebbe una follia. Non si comprende come possano essere alleati Matteo Salvini che si impegna a cancellare quella riforma e Silvio Berlusconi che la vuole solo correggere. Forse assistiamo a un gioco delle parti studiato per accontentare tutti, dai moderati alla destra radicale. Ma la politica non è un gioco. Come possono coabitare il Pd, Liberi e uguali e i cespugli della sinistra estrema, divisi su tutto, anche sui temi che tradizionalmente uniscono i progressisti?
Gli impegni strampalati, buttati lì per stupire, fanno il paio con le promesse irrealizzabili. Tra i primi merita il podio l’azzardo del presidente del Senato Pietro Grasso che vuole abolire le tasse universitarie per agevolare le famiglie bisognose, sbugiardato da Matteo Renzi perché questo provvedimento avvantaggerebbe i più abbienti. Anche il Jobs Act, i rapporti con l’Europa e la politica estera dividono i due schieramenti. Dal canto suo Di Maio prende il roboante impegno di cancellare con un colpo di spugna quattrocento leggi, non si sa quali, appena arriverà a Palazzo Chigi. Non si parla di tagli dei costi né di investimenti e tanto meno di riforme. E intanto incombe il rischio di vanificare ciò che di buono ha fatto il governo Gentiloni.
Accanto alle promesse sgangherate e a quelle impraticabili spuntano quelle scellerate. La peggiore, perché pericolosa, l’ha fatta Matteo Salvini: abolire la vaccinazione obbligatoria. Una posizione ‘no-vax’ dalla quale ha subito preso le distanze Forza Italia oltre al Pd e dintorni. Dichiararsi a favore dei vaccini, come ha fatto il segretario del Carroccio, ma pronunciarsi contro il vincolo è una furbata inaccettabile quando a farla è un leader politico che dovrebbe sapere com’è delicata la questione dei vaccini e quante persone sono già morte per il ritorno del morbillo, una malattia infettiva che si credeva debellata. Durante il dibattito parlamentare sull’obbligo legislativo, i leghisti hanno rilanciato e sostenuto le peggiori tesi antiscientifiche propagandate lo scorso anno anche dai grillini che poi hanno fatto retromarcia. I leghisti sono quelli che appoggiarono Stamina e che in Senato proponevano emendamenti per utilizzare il metodo in Veneto quando era già emerso che Vannoni era un truffatore. Chi si candida a governare l’Italia non può assumere posizioni dannose per la salute pubblica. E’ dimostrato che quando cala il numero delle persone vaccinate aumenta il rischio di contagio. Sono esposti soprattutto i soggetti deboli, gli anziani, i bambini e i disabili, che sono i più bisognosi di tutela. Negarla è da irresponsabili.
Vittoriano Zanolli

15 Gennaio 2018