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Venerdì 21 Settembre 2018

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7 Gennaio

Sacchetti biologici un pasticcio italiano

Sacchetti biologici un pasticcio italiano

La polemica sui sacchetti biodegradabili a pagamento nei supermercati, partita dallo scontro tra consumatori e grande distribuzione organizzata e tra governo e opposizione, ha superato i confini nazionali. Bruxelles restituisce il cerino al ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti che aveva spiegato il decreto con l’obbligo di applicare una direttiva europea. Ma quel provvedimento escludeva il pagamento delle borsine bio per frutta e verdura. Farle pagare è stata una decisione autonoma dell’Italia. Nel 2015 l’Unione Europea aveva imposto il pagamento dei sacchetti di plastica per disincentivarne l’uso, ma aveva dato agli Stati membri la possibilità di escludere dal campo di applicazione le bustine al di sotto dei 15 micron di spessore, cioè quelle sulle quali adesso si litiga. E’ invece una questione sanitaria e come tale di competenza nazionale quella del riuso, concesso dal ministero per l’Ambiente ma giudicato inapplicabile dai commercianti. Peraltro non risulta che in Germania, in Svizzera e negli altri Paesi europei siano mai scoppiate epidemie causate dalla contaminazione da sacchetti o retine riutilizzabili nei supermercati. Anche sotto questo profilo non si sa come ci si potrà comportare. Intanto Legambiente chiede di autorizzare le borse a rete e Coop annuncia la fornitura di sacchetti ecologici e riutilizzabili. Una polemica che si rispetti esige un risvolto politico. Eccolo servito. Si adombra il conflitto di interessi per Matteo Renzi che avrebbe favorito l’amica leopoldina Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont che copre il 50 per cento del mercato continentale delle biobuste. Chi tira in ballo l’ex premier va a colpo sicuro: qualcuno lo segue. Ma non considera che per i produttori dei sacchetti è indifferente che siano i consumatori o i supermercati a pagare. Ciò che conta è che qualcuno saldi le fatture dell’industria. In questa cagnara c’è anche chi, fatti i conti, minimizza. La nuova uscita graverà sui bilanci familiari tutt’al più per una decina di euro all’anno. Bazzeccole se si valutano altre voci che incidono ben più pesantemente sui conti domestici come luce, gas e i pedaggi autostradali che rincarano del 2,7 per cento. Quelle sono stangate, non l’irrisoria gabella sulla sportina bio. Con tutti i problemi che ci affliggono, obiettano in molti, dobbiamo sprecare tempo ed energie su una questione tutto sommato marginale?
Per non essere accusati di ‘benaltrismo’, figlio del qualunquismo e tra i difetti più comuni degli italiani che trovano sempre qualche magagna più grande sulla quale dirottare l’attenzione, cerchiamo di capire da dove origina la tempesta perfetta in un bicchiere d’acqua. Capovolgiamo l’obiezione. A un Paese che ogni tre per due posticipa l’età pensionabile, schiacciato da 2.290 miliardi di euro di debito pubblico e sull’orlo del baratro dell’ingovernabilità è consentito creare per insipienza o dabbenaggine nuovi fastidi a ogni piè sospinto? Camminiamo su un piano scosceso e lastricato di macigni. Che senso ha complicare un percorso di per sé accidentato? A indispettire gli italiani non è il nuovo, imprevisto esborso ma sono la confusione che ne ha accompagnato l’applicazione, le posizioni contraddittorie, le dichiarazioni del ministro e le smentite dell’Europa, l’ipocrisia delle catene dei supermercati che espongono cartelli nei quali si vantano del prezzo minimo applicato. E’ per tutti noi la classica furbata: col pretesto di tutelare un bene comune (l’ambiente), si favorisce qualcuno. Diventa certezza il sospetto che vogliano farci fessi. E per la classica questione di principio il cittadino si impunta.
E’ intollerabile la mancanza di chiarezza, un’opacità che diventa buio pesto su questioni di tutt’altro spessore quali il salvataggio delle banche o la trattativa Stato-mafia. Ci si smarrisce addentrandosi nei misteri della Repubblica.
Se in Italia, in Europa e nel mondo si vuole fermare il degrado provocato dalla plastica dispersa nell’ambiente, si vieti l’imbottigliamento dell’acqua e delle bibite nei contenitori che invadono il pianeta, dalle terre emerse ai mari, compresa l’Antartide. Su questo fronte la provincia di Cremona è in prima linea, con Padania Acque capofila di progetti di sensibilizzazione a livello nazionale. Per una volta chiediamo a tutti gli altri di seguirci.

VITTORIANO ZANOLLI

15 Gennaio 2018