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Venerdì 21 Settembre 2018

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31 dicembre

Maroni e Gori mandateci un segnale

Maroni e Gori mandateci un segnale

Quasi cinque anni fa Pierluigi Bersani fu ridicolizzato in diretta internet dai pentastellati coi quali cercava un accordo per la formazione del nuovo governo. Per il presidente del Consiglio incaricato quell’umiliazione segnò la fine della carriera come segretario del Pd e l’inizio di un percorso che l’ha portato a rompere col centrosinistra e a diventare uno degli artefici della prossima, prevedibile sconfitta dei dem. Bersani si intestardì e non colse l’evidenza: i grillini non volevano trattare. Grillo lo definì un morto che parla. Non aveva nessuna intenzione di entrare coi suoi a Palazzo Chigi in quel momento e soprattutto col Pd. Il Movimento 5 stelle, vincitore accreditato delle prossime politiche, sarà davvero disposto ad aprire con potenziali alleati la trattativa che nel 2013 non avviò con l’allora partito di maggioranza relativa? Le condizioni poste dal candidato premier Luigi Di Maio sono proibitive: «Governeremo con chi condivide il nostro programma». Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà impossibile che a urne aperte sussistano le condizioni per dare al Paese un esecutivo. Si aprirà un periodo di incertezza politica. L’Italia non l’affronterà con la disciplina dei tedeschi che da mesi vivono una situazione analoga. Ci attende un salto nel buio. Uno dei pochi appigli che abbiamo è la Regione, un’istituzione che al netto di inchieste, scandali, ruberie e arresti ha sempre garantito stabilità e continuità amministrativa. Il 4 marzo voteremo anche per il rinnovo del consiglio regionale e per la prima volta il centrodestra si misurerà non con candidati sconosciuti ai più, ma con Giorgio Gori, ottimo sindaco di Bergamo e volto televisivo, il che non guasta. Roberto Maroni cerca una conferma facile sulla carta ma con incognite dovute alla popolarità dell’avversario. Cremona e il suo territorio hanno poche, importanti, richieste che esigono impegni precisi non promesse generiche.
I trasporti sono la priorità. Dal Casalasco si leva ogni giorno il grido di dolore delle imprese e dei pendolari penalizzati dalla chiusura del ponte sul Po. Le procedure per ottenere i finanziamenti e per l’avvio dei lavori di ripristino sono lente. Le attività produttive pagano costi insostenibili e i disagi aumentano. Gli unici passi concreti sinora li ha fatti il sottosegretario Luciano Pizzetti. Ha ottenuto che il ponte chiuso rientrasse tra le emergenze nazionali e che l’erogazione dei fondi statali fosse garantita. Dalla Regione solo parole. Maroni e Gori dicano adesso che cosa faranno dal 5 marzo in poi per tornare alla normalità e si facciano carico anche del ponte di San Daniele che a giorni alterni finisce in terapia intensiva. E dicano anche che argomenti useranno per costringere Rfi e Trenord, che fanno orecchi da mercante, a togliere dallo stato comatoso le linee Mantova-Cremona-Milano, Crema-Treviglio e la Brescia-Parma, classificata nell’annuale rapporto di Legambiente tra le 10 tratte ferroviarie più disastrate d’Italia. Quando gli consegnarono le firme raccolte per il mantenimento del treno diretto Cremona-Roma, l’allora governatore Roberto Formigoni trattò con sufficienza gli interlocutori cremonesi. Infastidito li liquidò con arroganza. Vogliamo che la storia non si ripeta e che la Regione faccia la sua parte anche nel completamento del raddoppio della Paullese. Il tratto cremasco è ultimato da tre anni. Attendiamo al più presto l’avvio dei lavori nel Milanese, che dovevano essere completati prima dell’Expo 2016. L’attuale atteggiamento dilatorio è irrispettoso. Altrettanto inaccettabile è la risposta data dalla Regione al Comune di Crema che offriva gratuitamente l’ex tribunale per ricavarne un distaccamento dell’ospedale. In mancanza di tempestivi interventi di recupero, l’immobile sarà condannato al degrado, diventerà un ecomostro e i soldi risparmiati accorpando gli uffici giudiziari con quelli di Cremona risulteranno sprecati.
Maroni, Gori o entrambi, considerata la comunione d’intenti sul referendum per l’autonomia, tolgano le Province dal limbo nel quale le ha cacciate la riforma Delrio. A chi compete la manutenzione delle strade? Nella trattativa col Governo per la cessione alla Lombardia di maggiori competenze, si faccia chiarezza una volta per tutte anche sui compiti affidati alle Amministrazioni provinciali. Tra le urgenze che ci affliggono, una delle più gravi e frequenti è l’inquinamento atmosferico. Per buona parte dell’anno la pianura padana è prigioniera dello smog. E’ un problema sinora affrontato con risibili blocchi del traffico ed estemporanei quanto inefficaci provvedimenti tampone. Un’emergenza di questa portata è da affrontare con tutt’altra determinazione. La Regione è in grado di farlo. Ma per favore eviti di buttare soldi ingaggiando un inutile manager energetico, profumatamente pagato, come ha fatto la giunta comunale di Crema.
Vittoriano Zanolli 

15 Gennaio 2018