il network

Martedì 26 Settembre 2017

Altre notizie da questa sezione

Tempolibero

Blog


19 marzo

Il Po, la nave incagliata e l’ascensore per i pesci

Il Po, la nave incagliata e l’ascensore per i pesci

La motonave da crociera americana bloccata nel porto di Cremona dal fondale troppo basso è un emblema, non l’u nico, d e l l’inefficienza pubblica e una manifestazione tangibile di miopia politica. Quella della River Countess intrappolata nel mandracchio è una delle tante vicende assurde che ogni giorno balzano all’evidenza generale. E’ la regola, non l’eccezione per un Paese che non fa tesoro degli errori, che non mette in sicurezza le sue strutture e che non investe quanto e come dovrebbe nelle infrastrutture. Si ha l’impressione, ma forse è una certezza, che gli interventi siano affidati a l l’improvvisazione o al tornaconto personale, senza criteri di priorità. La navigazione fluviale oggi è una chimera più che un sogno. Dal secondo dopoguerra si sono avvicendati governanti che non hanno capito o che sospinti da altri interessi hanno voluto ignorare l’importanza strategica del trasporto su acqua. Accantonata l'idea di bacinizzare il Po per mancanza di soldi e per l’ostilità degli ambientalisti e tramontato il progetto di completamento del canale fino a Milano, ci si è ridotti alla manutenzione ordinaria dell’alveo che assicura la navigabilità solo 200 giorni all’anno. Ne è conseguenza l’asfissia del traffico commerciale. Sono quasi scomparse le bettoline che trasportavano rottami ferrosi, granaglie e altro, e le navi turistiche. Oggi transitano sul fiume solo 200mila tonnellate di merci che potrebbero salire a 16 milioni se si investisse nelle necessarie opere idrauliche.

Lo dice uno studio che considera superata la bacinizzazione e caldeggia la sistemazione a corrente libera. E’ uno dei tanti lavori prodotti in mezzo secolo di convegni e dibattiti sfociati nel nulla. Parole e soldi sprecati, su questo come su molti altri temi che favorirebbero lo sviluppo economico del Paese se solo si agisse. Qualcuno ricorderà la Navalcantieri, società che operava a Cremona nell’ambito della cantieristica fluviale, messa in liquidazione per la progressiva diminuzione del volume d'affari. C'erano anche l'Azienda dei porti e la Società di navigazione interna. Adesso c'è il deserto. Utopisti visionari come Camillo Genzini, tenace assertore del progetto idroviario, si sono dovuti arrendere di fronte al muro di indifferenza. Vent’anni fa si credeva che a rilanciare la navigazione sul Po sarebbero state le crociere: alla motonave Venezia furono affiancate la Casanova, la Michelangelo e la River Cloud sino a formare una vera e propria flotta. Diecimila crocieristi partirono complessivamente nel 2000 da Cremona per raggiungere in una settimana Venezia.

Si ipotizzavano incrementi esponenziali del traffico passeggeri quando una nave con turisti americani a bordo si incagliò. Ci coprimmo di ridicolo. La figuraccia non ebbe l’effetto di smuovere le acque: la navigabilità restò precaria. Abbiamo lasciato che gli armatori stranieri levassero le ancore e approdassero a lidi più sicuri, nel centro e nel nord Europa.

Parliamo di opportunità di sviluppo svanite, ma il lassismo e il disinteresse che ne sono la causa sono gli stessi che originano disastri. Pensiamo al ponte crollato il 9 marzo scorso sull’autostrada A14 ad Ancona, una sciagura che si poteva evitare, costata la vita a due persone. Una sfida quotidiana alla malasorte è quella che vede impegnati i responsabili emiliani della manutenzione del ponte Verdi che collega San Daniele Po con Roccabianca, nel Parmense. Si spera che sortisca qualcosa il recente sopralluogo del prefetto di Parma a Little Canyon, la crepa presente sotto la navata del viadotto interdetta al traffico da oltre un anno, chiamata così dalla gente del posto. Si spera anche che i cumuli di ghiaia alla base dei piloni e il cemento che si sgretola siano argomenti sufficienti a convincere tutti che non c’è tempo da perdere. Visto che era in zona, il governatore lombardo, impegnato col suo stato maggiore nell’inaugurazione della ‘scala dei pesci’ a Isola Serafini, costata 7 milioni di euro, poteva fare un salto a San Daniele per sollecitare con la sua presenza lavori non più rinviabili. E' più importante mettere in sicurezza il ponte Verdi e garantire l'incolumità delle persone o consentire a 1.341 pesci, quanti se ne sono contati finora, di superare in ascensore lo sbarramento artificiale per nuotare fino all’Adriatico?

20 Marzo 2017