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Martedì 06 Dicembre 2016

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CREMONA

Agroalimentare, il 'Modello Italia' a tutto export

Sfide e opportunità per il settore: le associazioni a confronto col ministro Martina Canali (Ismea): "Per ogni euro prodotto dal nostro export, l’Italian Sounding ne incassa 8"

Agroalimentare, il 'Modello Italia' a tutto export

Il ministro Maurizio Martina a CremonaFiere

CREMONA - Ottenere il massimo possibile nella trattativa Ue-Stati Uniti sull’export, considerare l’Italian Sounding un’opportunità di espansione, intervenire radicalmente sui modelli organizzativi del settore primario, tematizzare efficacemente le questioni relative al reddito: questi i capisaldi della strategia comune da mettere a punto per la creazione di un vero e proprio ‘modello Italia’ in grado di promuovere l’agroalimentare di casa nostra in tutto il mondo.

Il confronto (a cura di Assalzoo e CremonaFiere) fra i rappresentanti delle principali associazioni di categoria e il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina è andato in scena questa mattina a Cremona nella cornice delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona. “Il mercato che oggi ci troviamo davanti agli occhi è il mondo intero: è in una prospettiva globale che siamo chiamati ad agire per far fruttare al meglio le nostre eccellenze – ha dichiarato il ministro Martina –; basti dire che si prevede che da qui a quindici anni la classe media conterà 800 nuovi milioni di persone”. Se le sfide che attendono l’agroalimentare italiano richiedono strutture innovative ed efficienti modalità di internazionalizzazione, Martina ha rassicurato la platea: “Nella legge di stabilità sono compresi i fondi promessi: ora si tratta di distribuirli in maniera sensata”. Chiaro e netto il giudizio sul negoziato per il TTIP - Transatlantic Trade and Investment Partnership: “Ritengo fondamentale il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti: la contrattazione non sarà semplice, ma il patto offrirebbe all’Italia potenzialità di sviluppo elevatissime”. 

Tutti gli ospiti intervenuti hanno toccato la questione Italian Sounding, fenomeno di portata mondiale che produce un giro d’affari annuo ormai vicino ai 70 miliardi a fronte dei 33 miliardi e mezzo complessivamente movimentati dall’export agroalimentare italiano. Sono inequivocabili i dati presentati dal direttore del Crefis Gabriele Canali: “Nel Nord-America l’indice di imitazione è pari a 8, il che significa che per ogni euro prodotto dal nostro export, l’Italian Sounding ne incassa, appunto, 8”.

Eppure la diffusa abitudine a cucire un’immagina italiana addosso a prodotti che con il Belpaese non hanno nulla a che vedere viene considerata, oggi, in una prospettiva per lo più ottimistica: “Diciamo che l’Italian Sounding ha concimato il terreno per i nostri prodotti” è la metafora scelta dal presidente di Confagricoltura Mario Guidi. Il pensiero è chiaro: se tutti ci imitano, abbiamo margini amplissimi per poter far conoscere i prodotti dell’autentico Made in Italy in tutto il mondo e conquistare nuove, importantissime fette di mercato. 

“Questo è il ‘giorno zero’ per il nostro settore – ha commentato il presidente di Assalzoo Alberto Allodi –. Fino ad oggi non siamo stati in grado di fare squadra e non possiamo certo dire che il ‘modello Italia’ sia un progetto compiuto. Allora partiamo da qui, da questo tavolo per costruire il futuro dell’agroalimentare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda le parole del presidente del Consorzio per la Tutela del Grana Padano Cesare Baldrighi: “Quello che ci attende è un percorso lento e tutt’altro che semplice, ma la missione che dobbiamo portare a compimento è una sola: fare un’intensa promozione e divulgare correttamente il valore e le caratteristiche di quei prodotti unici che chiunque ci invidia”

. I punti di forza del nascente ‘modello Italia’ sono noti a tutti: l’alta professionalità degli operatori zootecnici, l’elevato livello tecnologico degli impianti e, soprattutto, l’imbattibile qualità dei prodotti (DOP e IGP per primi, ovviamente) che solo l’Italia sa e può realizzare. Non mancano le difficoltà (specialmente sul versante dell’organizzazione, fin qui deficitaria più o meno a tutti i livelli) e, soprattutto, incombono minacce da non trascurare come la volatilità dei prezzi e le incognite legate al post-quote latte. Ma la filiera agroalimentare italiana sa di poter proporre al mondo qualcosa di straordinario e inimitabile: quelle eccellenze che possono e devono finire sulle tavole di tutto il globo.

 

25 Ottobre 2014

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