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Spending review, Cottarelli si taglia lo stipendio

Il cremonese neo-commissario dà il buon esempio e rinuncia anche all'auto di servizio

Spending review, Cottarelli si taglia lo stipendio
ROMA — Carlo Cottarelli dà il buon esempio: il cremonese neocommissario alla spendig review, insediato da appena una manciata di giorni ha deciso di decurtarsi lo stipendio e di rinunciare alla macchina di servizio: 260mila euro circa (-13,5%), pagandosi da solo gli oneri. Meno di quanto prendeva a Washington al Fmi: 330mila dollari, meno i contributi pensionistici (il 7%) e quelli sanitari (un altro 12%). 
Intanto Cottarelli studia i dossier e punta in alto: superare i 3,6-3,7 miliardi assegnati come target dalla Legge di stabilità per il 2015. E arrivare al famoso taglio delle tasse sul quale il governo si è impegnato. In realtà per Cottarelli il primo obiettivo è trovare 600-700 milioni nel 2015. Ma come ricordato dallo stesso ministro dellEconomia, Fabrizio Saccomanni 3 miliardi servono a tenere sotto controllo il deficit e a non far scattare la clausola di salvaguardia (laumento delle accise e il taglio agli sconti fiscali). Resta però da mantenere limpegno di far calare le tasse. Così lasticella si alza e tra tagli e rimodulazioni della spesa si punta a recuperare altre risorse per far calare la pressione fiscale, sperando anche in una ripresa più rapida delleconomia
Cottarelli entro il prossimo 13 novembre dovrà presentare le linee di intervento al Comitato interministeriale per la Spending. E conta di indicare le prime proposte concrete al più tardi entro aprile-maggio prossimi. Prima quindi del 31 luglio fissato dalla manovra. Poi la scelta su come procedere sarà comunque politica: cioè lui farà proposte e governo e Parlamento decideranno come procedere. Si aggredirà la spesa primaria, ad esempio non la spesa per interessi, e si ripartirà dai dossier già avviati. Cottarelli ha infatti già incontrato Piero Giarda ed Enrico Bondi. E il suo lavoro dovrebbe iniziare proprio dove è finito il loro e superarlo. Quindi una particolare attenzione sarà posta, ad esempio, al dossier Giavazzi’, sugli incentivi alle imprese, oppure al grande tema del personale pubblico (se sia effettivamente troppo oppure mal distribuito e quindi da spostare). Anche la Rai, come società interamente partecipata e che non emette titoli sarà probabilmente sotto esame insieme alla miriade di microsocietà partecipate dalle autonomie locali (su questo si sarebbe già avviata unistruttoria). Insomma lobiettivo, oltre al target economico, è che i soldi dei contribuenti vengano spesi bene, sia per quanto riguarda i processi di spesa sia per quanto riguarda gli obiettivi. Si dovrebbe così sviscerare in profondità anche il modo di far spesa’ dello Stato verificando se funzioni o meno il meccanismo introdotto della spesa per missione’. Ma senza tagli indiscriminati (i tristemente noti tagli lineari’). A farlo sono chiamati due diversi gruppi: uno che farà unanalisi orizzontale (tipo spese per beni e servizi) e uno verticale (tipo le spese della Difesa). Gruppi di lavoro che comunque non costeranno niente (sono già nella pubblica amministrazione) e che saranno integrati da rappresentanti di Istat, Bankitalia, Corte dei Conti e consulenti (ma sempre a titolo gratuito). Il tutto senza distruggere lo stato sociale e discutendo con i sindacati.

31 Ottobre 2013

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