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Domenica 04 Dicembre 2016

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AUMENTI TARIFFARI

Comune e sindacati distanti sulla manovra

Incontro fiume tra le parti: poche tensione durante la discussione, ma alla fine ognuno rimane sulla propria posizione

Comune e sindacati distanti sulla manovra

L'incontro tra Comune e sindacati sulla Manovra 2013

CREMONA - Confronto fiume sul bilancio fra giunta e sindacati. E alla fine delle cinque ore di riunione, seppure in un clima dove le tensioni sono affiorate solo di tanto in tanto, ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Per l’amministrazione, la manovra varata fra le contestazioni è «un’azione inevitabile e indispensabile in un momento in cui la ristrettezza economica non consente fantasie e impedisce di fornire servizi senza copertura». Per Cgil, Cisl e Uil, un complesso di interventi «che colpisce le famiglie e che, ponendo fine alla solidarietà così come l’abbiamo sempre conosciuta, non possiamo condividere». La distanza resta ampia.

IL COMUNE - Oltre al sindaco e agli assessori sono intervenuti il direttore generale Massimo Placchi, il dirigente del Settore Affari Economici e Finanziari Paolo Viani, il direttore del Settore Personale Sviluppo Organizzativo Maurilio Segalini e la dirigente del Settore Politiche Educative Silvia Toninelli. Sono state affrontate ed esaminate tutte le linee di indirizzo che i sindacati hanno proposto in merito alla manovra di finanza locale 2013: progressività e proporzionalità nell’applicazione dell’IRPEF; modulazione dell’IMU; programmazione dei servizi per l’infanzia, partendo da una adeguata lettura dei bisogni delle famiglie; interventi per recuperare maggiori risorse provenienti dall’evasione e dall’elusione contributiva e fiscale; realizzazione di risparmi energetici ed implementazione dell’utilizzo delle fonti di energia alternativa; ricerca di nuove fonti di finanziamento a partire dai Fondi europei; riformulazione delle misure a sostegno delle persone colpite dalla crisi; riorganizzazione interna dell’Amministrazione per ottimizzare tutte le risorse. La Giunta ha rimarcato che, per buona parte delle linee di indirizzo presentate da parte sindacale, sono già state da tempo intraprese precise azioni di intervento. Gli enti locali, come è stato più volte rimarcato anche dall’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), si trovano in una situazione di grande incertezza, dovendo inoltre misurarsi con un quadro normativo che, negli ultimi mesi, ha subito modifiche ed ancora oggi non è pienamente definito. Il momento è particolarmente difficile, aggravato da tutta una serie di situazioni non ancora delineate, come quelle relative alla Tares e all'Imu. Tale confusione i Comuni la stanno vivendo da tempo, ma quest'anno ancora di più. E questo vale naturalmente anche per il Comune di Cremona. Si ritiene pertanto che i rappresentanti sindacali, in linea di massima, abbiano preso atto degli sforzi attuati, compatibilmente con la situazione economica attuale caratterizzata da una disponibilità di risorse sempre più limitata. Al termine della discussione, indubbiamente proficua ed avvenuta in un clima di confronto aperto, sono rimaste distanti le vedute per quanto riguarda le politiche educative e, in particolare, le scuole per l’infanzia. La Giunta, considerata la complessa situazione in cui si trova ad operare, ha rivendicato come dovuta la scelta attuata: infatti, contrariamente a quanto avviene in altre realtà, viene mantenuto ed assicurato il servizio offerto chiedendo una compartecipazione, peraltro limitata, alla spesa sostenuta. L’alternativa sarebbe stata la soppressione del servizio, con il conseguente licenziamento di una trentina di maestre. Si è invece preferito mantenere l’esistente, considerata la qualità raggiunta ed ampiamente riconosciuta, evitando di fare ricadere sull’intera collettività i costi di un servizio di cui usufruisce poco più del 2,5% dell’intera popolazione di Cremona. Al termine del lungo confronto, la Giunta si è impegnata, compatibilmente con le risorse che si rendessero disponibili e qualora si dovessero verificare cambiamenti nella situazione generale, a riprendere il confronto con i sindacati così da potere trovare, nel rispetto delle rispettive posizioni, a trovare punti di coesione.

SINDACATI - Le parti si sono confrontate a lungo, l’incontro si è infatti protratto dalle 11 e 30 alle 16 e 15, sui diversi temi e soprattutto sulla scelta di aumentare le tariffe relative ai servizi educativi e dell’infanzia. Il sindacato ha ribadito la piena disponibilità ad affrontare in modo costruttivo il problema di “chiudere un bilancio” che sa essere particolarmente difficile stante l’aleatorietà delle norme e i continui e ripetuti tagli dei trasferimenti da parte dello stato centrale. Nello stendere un bilancio si deve comunque sempre tenere in considerazione quale è lo scopo istituzionale sancito dalla Costituzione per l’ente locale. Le scelte di un Comune devono infatti favorire lo sviluppo integrale della persona , di ogni persona, fornendo supporto e servizi soprattutto a chi è in maggiore difficoltà: una comunità è tale se vive veramente, con piena responsabilità, il valore della solidarietà. Il sindacato ha inoltre sottolineato come colpire con aumenti tariffari solo quei cittadini che hanno deciso di scommettere sul futuro generando figli non può essere considerata una scelta saggia neppure dal punto di vista economico: i figli sono sempre e comunque un investimento soprattutto nella realtà cremonese dove grave è il problema dell’invecchiamento e della scarsa propensione a generare figli. E’ per questo motivo che le parti sociali, pur ribadendo ancora una volta la propria non ostilità alla compartecipazione da parte dei cittadini ai costi dei servizi, hanno richiesto di rivedere e rimodulare gli aumenti previsti. Infatti è stato evidente ai presenti alla discussione che le scelte intraprese dall’amministrazione sono a carattere esclusivamente politico e non economico. Risulta impensabile che su un bilancio di 98 milioni non si riescano a trovare 340.000 euro per meglio calibrare e redistribuire l’intera manovra. Infatti anche eventuali nuove risorse che venissero a liberarsi non sarebbero destinate alla scuola per la prima infanzia. Appare evidente che la scelta politica che tali servizi debbano essere pagati esclusivamente da coloro che li utilizzano pone fine al principio di sussidiarietà che ha contraddistinto l’orientamento costituzionale del nostro Paese. L’affermazione che non è più pensabile che 75.000 cittadini cremonesi paghino servizi usurfruiti dal 2,5 % della popolazione, lascia presagire che siamo solo all’inizio di provvedimenti che in futuro possano essere presi da questa amministrazione. CGIL-CISLe UIL non possono condividere tale principio che pone fine alla solidarietà cosi come la conosciamo. Le OOSS valuteranno iniziative opportune per ribadire il loro no a questa ennesima “Stangata”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

20 Giugno 2013

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