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Lunedì 24 Settembre 2018

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AGRICOLTURA

Associazione allevatori nel caos, Confagri: 'Necessario liberalizzare il sistema dei libri genealogici'

In Regione l'audizione dei commissari delle Apa lombarde, Boselli: 'Il sistema va completamente rivisto attraverso una riforma della Legge n.30 del 1991'

Associazione allevatori bel caos, Confagri: 'Necessario liberalizzare il sistema dei libri genealogici'

MILANO - Si è svolta in Regione Lombardia l’audizione dei commissari delle Associazioni provinciali allevatori lombarde, davanti alla VIII Commissione Agricoltura, presieduta da Alberto Cavalli. All’incontro hanno partecipato i commissari Davide Bottini, Laura Bua, Claudio Destro, Enrico Leccisi e il presidente dell’Aral (Associazione regionale allevatori lombardi), Fortunato Trezzi.

Dal confronto in Commissione è emersa una situazione caotica. Dopo oltre tre mesi di commissariamento delle Associazioni provinciali, non c’è alcuna chiarezza sul presente e sul futuro di queste strutture che dovrebbero essere a servizio degli allevatori. Nell’incontro, inoltre, è stato messa ancora in evidenza la grave situazione di dissesto economico in cui versano le Apa e l’Aia, a causa delle gestione dissennata degli ultimi 10  anni, ormai non è più in grado di garantire i servizi minimi per le aziende. In generale, secondo quanto si legge nel verbale dell’audizione, le risposte dei commissari alle domande poste dai consiglieri regionali non hanno fatto luce sulle tante questioni ancora aperte.

In questo contesto, Confagricoltura Lombardia ribadisce è che è necessaria una completa revisione del sistema allevatoriale, con una riforma della Legge numero 30 del 1991. “Secondo i dettami europei e nel rispetto delle indicazioni formulate dall’Antitrust – afferma Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia – è necessario liberalizzare l’attività di raccolta e gestione dei dati degli allevamenti; la raccolta dei dati aziendali dovrebbe essere affidata a più soggetti, diversi dagli enti selezionatori. È evidente – conclude Boselli – che il sistema delle Apa è ormai al collasso e il commissariamento non risolverà la situazione, come stiamo vedendo in questi mesi: serve un cambiamento strutturale nell’interesse delle imprese agricole”.

In questi termini si espresso il consigliere regionale del Pd, Agostino Alloni. “Per molti anni ci sono state 9 Apa in Lombardia, praticamente quasi una per provincia. Dopo di che, recentemente, è stata decisa una prima razionalizzazione che ha portato le associazioni allevatoriali a 5, scelta ancora comprensibile. Si era ipotizzato anche di ridurle ulteriormente a 3: una per la montagna, una per la pedemontana e una per la pianura padana. Anche questa strada poteva trovarci d’accordo in quanto, comunque, pur razionalizzando, manteneva una omogeneità territoriale”. Ma a trovare la contrarietà del consigliere Pd è quanto si va delineando: “Ora si intende arrivare a una sola Apa per tutta la Regione che, oltre tutto, in qualche modo andrà a sovrapporsi all’Aral, l’associazione regionale, che però ha compiti e servizi diversi. Anzi, nell’audizione il presidente di Aral ha annunciato che, dopo aver già inglobato 55 dipendenti dell’Aalo, l’Associazione allevatori Lombardia Ovest, passando da 41 a 96, sono pronti ad assorbire tutti i dipendenti delle vecchie Apa. E questa operazione viene definita alternativamente razionalizzazione o regionalizzazione. Ma un unico soggetto a livello lombardo a occuparsi di servizi diversi per un territorio difforme e complicato come quello che va da Sermide a Sondrio, mi sembra un errore macroscopico”. Alloni contesta il metodo: “È stata l’Aia, l’Associazione italiana allevatori, da Roma, a decidere come dovevano essere razionalizzate le associazioni territoriali lombarde. Una sorta di imposizione dall’alto che se in regioni come la Calabria, portataci a esempio in audizione, può ancora funzionare, in Lombardia, dove deteniamo il 40% del prodotto agricolo nazionale, è una ‘riforma’ completamente inadatta e fuori luogo. Quindi, anziché commissariare era meglio aprire un confronto con tutti i soggetti interessati. E non solo quelli istituzionali: non si può arrivare a un processo di questo tipo senza aver ascoltato gli allevatori”.

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09 Novembre 2017