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Mercoledì 21 Novembre 2018

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Aree protette, Alloni e Carra (Pd): 'No della Regione alla macroarea dell'asta del Po'

Una fiera del Po per il rilancio del fiume

Regione Lombardia non è interessata a istituire un’unica macroarea protetta dell’asta del Po, anche in accordo con le altre regioni del Grande fiume, cassando l’idea di farne invece una sorta di spezzatino. Lo ha detto a chiare lettere, questo pomeriggio, l’assessore regionale all’Ambiente Terzi rispondendo, in VIII Commissione Agricoltura e parchi, a un’interpellanza del Gruppo regionale del Pd sulla legge n. 28 del 2016 che riorganizza i parchi e le aree protette. 

“Abbiamo chiesto all’assessore se non intenda procedere, in questa fase, in cui è ancora possibile prevedere una revisione dei perimetri delle macroaree previste nella legge di riforma del 2016, a una valutazione in merito alla possibilità di istituire una nuova e unica macroarea lungo l’asta del fiume, in accordo con Piemonte ed Emilia Romagna che hanno già deliberato in questo senso – spiegano Agostino Alloni e Marco Carra, consiglieri regionali del Pd –. Attualmente, il Po rientra in un progetto di suddivisione di quattro macroaree completamente diverse tra loro. Difficile anche gestire unitariamente una situazione del genere, soprattutto nel modo in cui lo intendiamo noi: non un parco da tutelare tout court, ma un grande piano di sviluppo sostenibile del fiume e dei suoi territori, dal punto di vista ambientale, turistico, economico”. 

La risposta negativa ha stupito una volta di più i consiglieri Pd, considerato che “il territorio regionale denominato ‘alveo fluviale e golene del Po’ era già stato individuato tra le aree che richiedono misure specifiche di conservazione del patrimonio naturale e quale area prioritaria per l’istituzione di nuove aree protette dalle linee guida del Prap (il Piano regionale delle aree protette), oltre che area prioritaria per la biodiversità ed elemento di primo livello della Rete ecologica regionale”.

In sostanza, dicono Alloni e Carra, “la Giunta smentisce se stessa: da un lato, con precisi provvedimenti, viene riconosciuta e prevista l’unicità del fiume, in tutto il suo corso, dall’altro, si vuole spezzettare la sua gestione e tutela”. 

Tra l’altro, il tempo ormai ci sarebbe, ironizzano a denti stretti i consiglieri Pd: “Questa fase doveva essere terminata entro il 18 luglio scorso. Tant’è che noi abbiamo presentato la nostra interpellanza pochi giorni prima, credendo di essere proprio a ridosso delle decisioni. Invece, siamo ancora qui, in ritardo di 3 mesi e il sentore è che si andrà ancora per le lunghe, forse per non scontentare nessuno. Eppure noi lo avevamo chiesto, con un nostro atto, di allungare di più i tempi e i termini: non siamo stati ascoltati e questa complicata partita rimane ancora completamente aperta e in sospeso”.

28 Settembre 2017