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Salvataggio dell'Ilva, Cremona e Arvedi in prima linea

In Sala Rodi confronto sul futuro della siderurgia tra l'imprenditore e il senatore del Pd Massimo Mucchetti

Salvataggio dell'Ilva, Cremona e Arvedi in prima  linea

Massimo Mucchetti e Giovanni Arvedi

CREMONA - Un grande imprenditore e un grande giornalista economico prestato (si spera temporaneamente) ai partiti, il cavaliere e il senatore, Giovanni Arvedi e Massimo Mucchetti. Non c’è da stupirsi se un confronto come quello organizzato dal Pd, intitolato ‘Industria, ambiente, globalizzazione: quali lezioni per la politica?’, moderato e pungolato dal direttore de La Provincia Vittoriano Zanolli, da appuntamento, come poteva sembrare, per addetti ai lavori si sia trasformato in un ping pong che spaziando da Bruxelles alla Cina, dalla Fiat al governo, da Cremona all’Ilva, per quasi due ore «ha tenuto incollato alle sedie», parole del sindaco Gianluca Galimberti, il folto pubblico di sala Rodi.

Ecco alcuni dei principali temi dibattuti.

L’EUROPA Mucchetti. «Mi accontenterei che l’Europa non si mettesse di mezzo arrendendosi alle pressioni dei concorrenti della siderurgia italiana. Potremmo proporre innovazioni tecnologiche tali per cui da una difficoltà si genera un’opportunità. L’impatto ambientale, per quanto possa essere ridotto e anche di molto, è tuttavia un impatto. Una parte del profilo tradizionale della produzione di Taranto può essere rivisitata. L’ibrido carbone-gas può avere un impatto ambientale assai più contenuto. E’ ciò che potremmo proporre in Europa, diventando un punto di riferimento. Certe innovazioni incontrano le resistenze di chi produce in modo tradizionale. Non ci sono i buoni e i cattivi, ma interessi corposi». Arvedi. «L’Europa è in difficoltà Mucchetti e Arvedi al confronto ‘Industria ambiente, globalizzazione: quali lezioni per la politica?’ Mario e Marcello Caldonazzo tra il pubblico di sala Rodi perché ha a che fare con due colossi: Cina e Usa. Non c’è un’unione economica perché non c’è un’unione politica e non c’è un’unione politica perché non c’è un’unione culturale».

GLI AIUTI DI STATO. Mucchetti. «Se ci sono diversi pesi e diverse misure? Sicuramente sì. La Francia ha dato un contributo ma non a fondo perduto alla Peugeot, che si è risollevata. Il governo Usa ha sostenuto con 80 miliardi di dollari l’industria dell’auto, che è rifiorita. In Europa si fatica a fare queste cose che per me, in certi momenti, sono iniziative che vanno prese». Arvedi. «Sono 50 anni che mi occupo di siderurgia e non ho mai avuto aiuti di Stato. La siderurgia pubblica li ha avuti, quella privata no». Mucchetti. «Aiuti alla siderurgia? Ce ne sono stati, di enormi: Dalmine, Falck, Lucchini. E’ giusto che nel salvataggio dell’Ilva possano essere utilizzate risorse pubbliche e private in modo tale da raggiungere un risultato positivo per il Paese. Penso anche agli sconti che ci sono sull’energia» . Arvedi. «Il costo in Italia è fuori da ogni buon senso, è discriminante per la competitività del nostro Paese. Mi auguro che diventi un prezzo europeo».

LA CONCORRENZA. Arvedi. « L’Italia, l’anno scorso, ha importato due volte la produzione dell’Ilva. Si rischia che la siderurgia pubblica vada a rotoli perché c’è un’invasione di prodotti a prezzi sottocosto. Siamo in un mercato libero, ma questo non vuol dire che dobbiamo essere penetrati dai produttori sostenuti dai loro governi. E, difatti, si stanno alzando barriere contro le importazioni» .

TARANTO. Arvedi. «Per affrontare il tema Ilva, bisogna prima affrontare il tema ambientale, che va portato davanti a tutto. Qual è il processo più conveniente per produrre acciaio? Quello a ciclo integrale. Ma c’è un nuovo processo in cui si usa il gas al posto del carbone. Un processo ibrido che può risolvere i problemi di carattere ambientale a Taranto». Mucchetti. «L’alternativa è un impianto che tratta il minerale di ferro con il gas e non con il carbone. Questa soluzione permette di risolvere il problema ambientale. Lo stesso Arvedi prevede l’uso di questa tecnologia di preriduzione. La sfida che mi piacerebbe è che l’Italia si collocasse su nuove frontiere, sarei contento se guardasse avanti». Arvedi. «Si può fare questo discorso se l’Italia ha la forza di farlo. L’Italia non sta facendo una politica industriale. Se l’Italia reagisce e dice ‘questa infrastruttura (l’Ilva, ndr) è strategica, la cosa si può fare. Se arriva un partner internazionale, fa il suo interesse, fa i suoi affari. L’abbiamo visto a Terni con la Thyssen. Cremona, noi, oggi, da soli non abbiamo la forza di andare finanziariamente a Taranto. Cremona ha la forza tecnica? Sì. Ha quella culturale? Sì. C’è bisogno di un intervento internazionale».

LE DUE CORDATE Mucchetti. «C’è l’offerta ArcelorMittal, con il gruppo Marcegaglia: vuole ridurre la produzione di Taranto, che significa 5mila persone a casa, ed esclude radicalmente la possibilità di una nuova tecnologia. E c’è la cordata Cassa depositi e prestiti-Del Vecchio-Arvedi. Nel tempo, si era anche parlato di un socio estero. Adesso siamo in una fase negoziale, il tema è la governance di quella che dovrebbe essere una cordata italo-straniera, un tema - quello di chi comanda - assolutamente dirimente. Registro la posizione del gruppo Arvedi. Una posizione che, quando prendesse piede, porta al fatto che, sostanzialmente, l’Ilva per un periodo dovrebbe essere semi-nazionalizzata, in mani pubbliche e private. A quel punto torna d’attualità il tema degli aiuti di Stato. I commissari hanno un dovere: vendere. Se il ‘bambino ’ ci mette 3 mesi a nascere, per l’Italia sarebbe un’ottima cosa».

LA PRUDENZA Mucchetti. «Per Cassa depositi e prestiti è finita la stagione delle vacche grasse e, quindi, è abbastanza comprensibile che vogliano limitare i rischi. La Cassa può far parte di questa cordata ma, dice: ‘Mi dovete garantire che l’operazione si fa nei termini per cui quei denari tornano indietro ’».

LA TERZA VIA. Mucchetti. «La terza via dev’essere difesa dal governo con tutto il peso che può avere in Europa. Ma per farlo ci vuole la reputazione. Perché i tedeschi ci riescono? Perché hanno una reputazione statuale che si sono costruiti nel tempo. O l’Italia trova il modo di sostenere la terza via o i giochi si fanno con quello che c’è sul tavolo. Bisogna difendere l’occupazione»

23 Ottobre 2016

Commenti all'articolo

  • violetta

    2016/10/25 - 11:11

    sceglierei senza dubbio la cordata Arvedi.

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