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Domenica 11 Dicembre 2016

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Arvedi e Marcegaglia in campo per salvare Terni

L'acciaieria Arvedi
CREMONA - Cordata italo-lussemburghese in campo per rilevare le acciaierie di Terni ex Thyssenkrupp, ora in mano a Outokumpu. Le italiane Ilta Inox (Arvedi) e Marcegaglia Spa, con la lussemburghese Aperam, hanno siglato un memorandum d'intesa per una joint venture (controllata da Aperam) che parteciperà alla vendita della Acciai Speciali Terni (Ast).
Nessun commento dai vertici dell'Ast di Terni, mentre i sindacati chiedono di conoscere i dettagli dell'offerta. Le tre società, che operano tutte nel settore dell'acciaio, hanno annunciato oggi di aver posto le basi per creare una joint venture che lancerà un'offerta per la Ast. In base al memorandum il produttore lussemburghese Aperam sarà l'azionista di maggioranza, mentre Arvedi e Marcegaglia avranno quote paritetiche di minoranza. «L'esperienza e le risorse combinate del consorzio - spiega un comunicato congiunto - saranno mirate a migliorare la competitività e la redditività della fabbrica italiana nel mercato europeo dell'acciaio». Il gruppo finlandese Outokumpu, che ha rilevato la Inox da Tyssenkrupp nel dicembre scorso e che ora deve vendere lo stabilimento ternano come condizione dell'Antitrust Ue per il via libero alla fusione, ha comunque spiegato che il consorzio è solo uno dei «molti candidati» che hanno manifestato interesse in questa fase del processo di vendita. «Accogliamo con favore questo interesse», ha commentato la portavoce di Outokumpu, Saara Tahvanainen, precisando che la cessione sta andando avanti come previsto e si prevede di chiudere nel secondo trimestre (probabilmente entro i primi di maggio). Il ministero dello Sviluppo economico sta seguendo e monitorando l'intero processo di vendita: le prossime tappe prevedono che, entro il primo marzo vadano presentate le offerte non vincolanti e che entro il 15 l'azienda selezioni una short list. Dopodichè sarà la volta delle offerte vincolanti. L'interesse della cordata italo-lussemburghese è accolta con scetticismo dai sindacati. «Di concreto non c'è niente, al di là del piano operativo del management ternano che prevede 250 esuberi», commenta la Fiom, che chiede «un gruppo industriale, che sia in grado di garantire l'integrità del sito ternano ed un piano industriale serio per altri cinque o sei anni». Anche la Fim Cisl osserva che «per ora sono parole: aspettiamo i fatti». E così pure la Uilm, prima di commentare, attende di vedere le carte e conoscere i dettagli dell'offerta.

21 Febbraio 2013

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