il network

Domenica 04 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


CREMONA

Riordinato l'archivio di Elia Santoro

Depositato in Biblioteca il fondo che comprende quasi duemila volumi e una corposa sezione fotografica

Riordinato l'archivio di Elia Santoro

Elia Santoro lavorò alla Provincia per oltre 30 anni

CREMONA — E’ stato il cronista culturale e lo storico della città per buona parte della seconda metà del XX secolo, Elia Santoro, originario di Caserta fu ‘cremonese’ sanguigno, polemico, sferzante nella sua attività di cronista e indagatore, topo di biblioteca e d’archivio quando vestiva i panni dello storico. Queste due anime di Elia Santoro, la firma culturale del quotidiano «La Provincia» emergono prepotentemente nel corposo fondo Angelo ed Elia Santoro, conservato presso la Biblioteca Statale. «Si tratta di materiali che documentano l’attività di Elia Santoro — spiega il direttore Stefano Campagnolo —. La donazione risale all’ottobre 1999 come documentato sulle pagine del quotidiano ‘La Provincia’. Si tratta di un fondo importante con oltre 1.800 volumi a cui si aggiungono miscellanee e periodici, il fondo Santoro raccoglie anche fotografie, manoscritti e spartiti. Un materiale composito ma che ben racconta dell’attività di Santoro in cui materiali locali si affiancano a quelli di carattere nazionale». «In una prima fase vennero portati circa settecento volumi, che riguardavano principalmente il teatro, il cinema e parte della letteratura, cioè quei settori che ormai ricoprivano un ruolo marginale nel ventaglio degli interessi dello studioso — si legge su La Provincia del 31 ottobre 1999 —. Lo stesso Santoro, dopo aver portato questi primi volumi si fermò, perché gli altri conservati nella sua casa gli erano indispensabili per continuare gli studi. Il trasferimento dell’intera collezione nella Biblioteca statale avvenne solo dopo la morte. Lo studioso aveva espressamente richiesto che nel fondo donato alla biblioteca rientrassero anche i volumi che erano appartenuti ad Angelo, suo fratello, e a Dora Moncassoli». Particolarmente ricco è l’apparato fotografico che documenta l’attività di critico cinematografico, la presenza a Venezia quale inviato del quotidiano cremonese oltre che una marea di materiale legato alla storia della città. «In questi giorni si è terminata la schedatura delle fotografie del fondo Santoro — spiega Raffaella Barbierato —. Due stagiste dell’Università degli Studi di Parma hanno diviso le fotografie originali, spesso di scene di cinema, un materiale composito ma che racconta la memoria dell’età d’oro del grande schermo in Italia. Jonida Gouleschi si è in particolar modo occupata degli scatti legati al cinema e al mondo dello spettacolo, in tutto oltre 400 fotografie di cui abbiamo schedato formato e didascalie complete, oltre che la firma del fotografo. Vanessa Bori ha catalogato un’altra parte delle fotografie in cui gli scatti su set di film si affiancano fotografie legate alla vecchia Cremona, ai personaggi e scorci che documentano la memoria della città del Torrazzo. Si tratta di un materiale eterogeneo ma che racconta della personalità e degli interessi di Elia Santoro». Foto di agenzia e scatti di cronaca cittadina, fotografie storiche come quella che ritrae Alfonso Mandelli al lavoro in qualità di podestà della città nel 1927. Non poteva mancare l’amato Ugo Tognazzi nelle sue non numerose comparse in città, immortalato insieme agli amici della compagnia dei Filodrammatici dove militò agli inizi degli anni Quaranta. Nelle foto della città c’è pure uno scatto di monsignor Carlo Boccazzi, oppure la signora Dondeo alla cassa nella sua storica pasticceria, o ancora vecchie foto della Cremona fra XIX e XX secolo. «Non sarebbe male pensare a una mostra di questi materiali — spiega Stefano Campagnolo —. Le fotografie documentano un mondo, ma anche un tempo in cui le foto cartacee erano documenti unici e preziosi. Si tratta di materiale unico, tutto originale che documenta come Elia Santoro sapesse muoversi con la medesima passione e voglia di raccontare in un contesto come il Festival di Venezia, ma anche fra le antiche carte della sua Cremona di cui raccontò la storia e il quotidiano, facendosi memoria della città». Il lavoro sul fondo fotografico è solo una parte delle operazioni di catalogazione. «Attendono di essere riordinati e catalogati anche i numerosi dattiloscritti che Elia Santoro conservava gelosamente — spiega Raffaella Barbierato —. Si tratta in molti casi degli originali delle opere che poi pubblicò con la sua amata Turris, ma anche di minute di articoli. Insomma Elia Santoro non buttava via nulla e così nelle sue carte e nei suoi libri è possibile documentare e leggere l’attività del giornalista, del polemista e dello storico con la passione per la musica, il teatro, il cinema e la sua Cremona».

01 Settembre 2014

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000